Le startup alla prova d’autunno

SONO14MILA QUELLE ISCRITTE AL REGISTRO, OLTRE 1 MILIARDO DI INVESTIMENTI NEI PRIMI 9 MESI 2022
di Carlo Valentini
Vacanze negli archivi, si riprende nonostante i venti di crisi e le prospettive incerte. Anche le startup sono pronte all’appuntamento autunnale. Sono 14mila quelle iscritte al Registro delle imprese, nei primi nove mesi del 2022 hanno raccolto 1,2 miliardi di investimenti.

Un ex direttore finanziario, Andrea Francalancia, ha creato l’Amazon del noleggio, si chiama Johix, sede a Mantova, un fatturato di mezzo milione di euro nel primo semestre 2022. Spiega: «Abbiamo sviluppato una piattaforma tecnologica in grado di digitalizzare tutti i processi del noleggio per qualsiasi categoria merceologica. Il nostro intento è innovare un settore fortemente tradizionale. La startup è in grado di supportare qualsiasi azienda che voglia introdurre anche la formula del noleggio nella propria proposta commerciale».

Francalancia aggiunge: «L’obiettivo è consentire il noleggio di qualsiasi bene durevole, a qualsiasi cliente (privati e aziende) su qualsiasi canale commerciale (e-commerce, negozi fisici e trattative private). Abbiamo anche creato il noleggio istantaneo, un prodotto dapprima testato negli store di arredi e bikes e poi lanciato in decine di altri settori». Le ambizioni non mancano: arrivare a fine 2023 a 3,5 milioni di fatturato e, per sostenere la crescita, effettuare un aumento di capitale di 800mila euro.

Al noleggio, ma specializzato in imbarcazioni (catamarani, barche a vela, houseboat, yatch, caicchi) si sono dedicati Jana Escher e Pavel Pribis, ex manager di Booking.com. Hanno fondato Boataround e hanno già 120mila clienti. «Un itinerario semplice, per avvicinarsi al mondo delle case galleggianti (ne abbiamo 2.400 in 71 Paesi) e dal grande fascino è quello che costeggia il litorale adriatico da Lignano Sabbiadoro scendendo fino alla Serenissima», dicono. «Un percorso adatto a tutti, perfetto per i viaggi in famiglia, che farà scoprire paesaggi costieri e lagunari d’incanto. Il viaggio durerà circa una settimana, passando dalla Conca di Bevazzana e raggiungendo l’isola di Bibione, poi la laguna, ormeggiando l’houseboat a Burano e prendendo un vaporetto in direzione Venezia».

Lokky si occupa invece di assicurazioni e anche attraverso propri algoritmi promette di cucire addosso al cliente l’assicurazione su misura. Azimut ha avuto fiducia e sta partecipando a un crowdfunding per rafforzarne il patrimonio. Dice Paolo Tanfoglio, Ceo di Lokky: «La nostra clientela è composta da oltre 6 milioni di micro e piccole imprese e professionisti. Questi clienti sottoscrivono già prodotti assicurativi per circa 5 miliardi di premi, tutti venduti attraverso i canali tradizionali. C’è quindi un altissimo potenziale per soddisfare la parte di clientela che già oggi chiede prodotti assicurativi personalizzati. Infatti il mercato assicurativo ha registrato profondi cambiamenti: la trasformazione digitale e l’evoluzione dei modelli di consumo, a seguito anche del periodo pandemico, hanno determinato la nascita di nuovi rischi e di nuove esigenze di copertura richiedendo a compagnie assicurative ed intermediari un’evoluzione verso un’offerta sempre più personalizzata e portando a un’accelerazione di trend che erano già in atto in questo segmento di mercato. Noi offriamo dalla comprensione dei bisogni assicurativi al prodotto più adatto, passando per il pagamento sino ad arrivare all’emissione e alla sottoscrizione della polizza, eliminando coperture superflue e i relativi costi».

Luca Carlucci insieme a Flavio del Bianco si è specializzato nell’organizzazione di viaggi per i dipendenti delle aziende e in poco tempo BizAway dalla sede di Spilimbergo (Pordenone) si è allargato a Milano, Barcellona (Spagna) e Vigo (Albania). Racconta: «L’idea è nata perché in un mondo globalizzato, in cui si viaggia sempre di più per lavoro, non c’erano servizi completi per gestire l’organizzazione dei viaggi di lavoro in modo agile e flessibile oltre a gestire i report di spesa. Attraverso i nostri strumenti informatici siamo riusciti ad apportare un valore reale alle aziende che sempre più utilizzano il digitale per l’organizzazione delle trasferte dei propri dipendenti. Finora abbiamo lavorato con 600 aziende ed effettuato oltre 100mila prenotazioni».

Il settore del momento, l’energia, è il core business di Tate, che fornisce luce e gas completamente green e punta sulla trasparenza dei contratti. È stata premiata da Geeks, società benefit e incubatore di oltre 500 startup. Dice Alessandro Petrich, a capo di Tate: «Offriamo solo energia elettrica prodotta al 100% da fonti rinnovabili e la forniamo senza alcun sovrapprezzo. Quindi noi indichiamo il prezzo a cui la compriamo e non aggiungiamo un centesimo in più, ma un importo fisso che copre i costi operativi ed è anche la nostra fonte di guadagno, che resta uguale nel tempo. Tutto avviene online, si salta la burocrazia».

Un altro settore in primo piano è la cybersecurity. Ermes, startup sviluppata da Luca Moretto, nasce all’interno del Politecnico di Torino e fattura già un milione di euro. Dice Moretto: «I nostri algoritmi di intelligenza artificiale, brevettati, offrono una protezione dinamica contro le minacce del web, sono basati non sulla reputazione dei siti ma sul loro reale comportamento. Grazie a questo approccio comportamentale, la finestra di esposizione alle minacce viene ridotta da giorni a minuti, garantendo una protezione complessiva real-time del 99% sul web. Abbiamo già protetto 30mila utenti bloccando oltre 360 miliardi di connessioni pericolose. Oggi si ha a che fare con minacce e tecniche di attacco in costante evoluzione, che richiedono di conseguenza lo sviluppo e l’impiego di tecnologie sempre più evolute e all’avanguardia».

Carlo Alberto Danna ha invece realizzato l’alternativa delivery alle mense aziendali, cioè l’azienda sceglie il menù e Morsy arriva coi piatti pronti per tutti i dipendenti. Dice «Conosciamo l’importanza di avere dipendenti felici e motivati. Per questo consegniamo tutti i giorni pranzi perfetti. Non c’è alcun investimento per il cliente, nessuno spazio da dedicare, nessun ordine minimo qualsiasi sia la dimensione dell’azienda. E rispondiamo a tante altre esigenze: da un pranzo di lavoro con i clienti, a una riunione col proprio team, dal finger food alle lunghe tovaglie bianche». Ha sede a Torino ma sbarcherà presto a Milano. In due anni può già vantare 90 mila ordini consegnati e un tasso di riacquisto del 75%. Per le aziende c’è il vantaggio dell’Iva detraibile totalmente, a differenza dei buoni pasto. Dice Adriano Battegazzore, azionista di Morsy: «Il pasto aziendale è la forma principale di welfare e quindi è un momento chiave su cui le aziende devono lavorare per riuscire ad estrarre tutto il valore possibile anche dal punto di vista emotivo nel rapporto con i collaboratori».
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