La zavorra inflazione

Carlo Giuro
Le recenti proiezioni aggiornate sulla spesa pensionistica pubblicate dalla Ragioneria generale dello Stato contengono un approfondimento tematico degli effetti determinati dallo shock inflazionistico che ha avuto inizio dalla seconda metà del 2021 alla luce di quelle che sono le stime previste dalla Nota di Aggiornamento al Documento di Economia e Finanza (Def) 2021. Si considera poi il riflesso del trend demografico in un Paese come l’Italia caratterizzato da un progressivo invecchiamento della popolazione con un basso tasso di natalità e un innalzamento della vita media.

A seguito del meccanismo di indicizzazione ai prezzi dei trattamenti pensionistici la spesa per pensioni, erogate in massima parte dall’Inps, istituto di previdenza pubblico guidato dal presidente Pasquale Tridico, nel biennio 2023-24 aumenta di oltre lo 0,7% del pil rispetto alla precedente previsione. Gli effetti sulla spesa pensionistica dello shock vengono lentamente riassorbiti nell’arco di un ventennio, generando un incremento degli oneri che, nel 2022-2045, è pari in media allo 0,4% del pil. I pensionati vedranno presto gli effetti: il Decreto Aiuti Bis di questa estate ha anticipato di tre mesi (da ottobre prossimo) la rivalutazione delle pensioni (+2,2%) che sarebbe dovuta partire a inizio 2023.

Il permanere dell’incertezza sulla durata e sugli esiti del conflitto in Ucraina e sull’intensità ed effettiva propagazione dell’aumento del costo delle materie prime sulle componenti di fondo dell’inflazione e, in ultima istanza, sui salari, viene evidenziato dalla Ragioneria, che suggerisce di prendere in esame gli elementi di rischio dell’attuale quadro macroeconomico e di valutare come questi possano ripercuotersi sulla spesa per pensioni e per prestazioni socio-sanitarie.

Alla luce di tali considerazioni, valutazioni ulteriori sulle tendenze di medio e lungo periodo del sistema pensionistico sono state condotte mettendo a punto due scenari macroeconomici avversi, alternativi rispetto a quello di riferimento. Tali scenari avversi recepiscono le quantificazioni, presentate nel Def 2022, risultanti dalle ipotesi di una eventuale e più o meno prolungata interruzione nelle forniture di gas dalla Russia che si accompagna a un ulteriore incremento dei prezzi dei beni energetici. In questo quadro si ipotizza che nell’orizzonte temporale del Def 2022, l’attuale shock inflattivo si dispieghi con intensità e durata differenti.

Il primo scenario avverso, denominato Carenza di Gas, recepisce in pieno le ipotesi delineate nel Def 2022. Rispetto al quadro di riferimento si prospetta un blocco generalizzato delle importazioni di gas dalla Russia a partire dal mese di aprile 2022 fino a tutto il 2023. Nonostante gli sforzi nella diversificazione dell’approvvigionamento si ipotizza dunque un razionamento nelle forniture di gas, in termini di riduzione delle importazioni in volume del 18% e del 15%, rispettivamente, nel 2022 e 2023. Conseguentemente si assiste a un incremento dei prezzi dei beni energetici. Più nel dettaglio il prezzo del gas viene aumentato rispetto alle ipotesi dello scenario di riferimento del 47% nel 2022 e del 79% nel 2023, quello del petrolio, rispettivamente, del 19% e 14%, mentre quello dell’elettricità del 40% e del 68%. Il tasso di crescita del pil reale nello scenario di “Carenza di Gas” si contrae di 2,4 punti percentuali nel 2022 e di 2 punti nel 2023.

Il tasso di inflazione aumenta rispetto al quadro di riferimento di 1,7 punti nel 2022 e di 2,3 punti nel 2023, mentre il deflatore del pil si incrementa, negli stessi anni, rispettivamente, di 0,5 e di 0,9 punti. A partire dal 2024 si ipotizza il ritorno alla normalità con il completo riassorbimento dello shock inflazionistico nel 2025 e il pieno rientro ai precedenti livelli dello scenario di riferimento del Def 2022.Il secondo scenario, denominato Carenza di gas con shock prolungato, ipotizza che gli effetti del razionamento di gas abbiano intensità maggiore e si estendano oltre il 2023. Questo scenario recepisce come punto di partenza le ipotesi del precedente, inasprendole e prolungandone gli effetti oltre l’orizzonte temporale del Def 2022. Sulla scorta di un esercizio simile messo a punto dalla Commissione Europea nelle 2022 Spring Forecasts (Stime di primavera), si ipotizza che nel caso di uno shock più severo il tasso di crescita del pil reale si riduca ulteriormente, rispetto allo scenario precedente di 1,2 punti percentuali nel 2022 e 0,5 punti nel 2023. L’economia italiana sarebbe di nuovo in recessione, con tassi di crescita del pil negativi, pari a 0,7% nell’anno in corso e a 0,3% nel prossimo. A partire dal 2024 il pil converge verso il tasso di crescita dello scenario di riferimento, colmando il divario con quest’ultimo solo nel 2035. Per quanto riguarda il tasso di inflazione, si ipotizza un ulteriore aumento rispetto allo scenario Carenza di Gas di 1,7 punti percentuali nel 2022 e di 2,3 punti nel 2023, mentre il deflatore del pil si incrementa, negli stessi anni, rispettivamente di 1 e 0,5 punti. In questo secondo scenario avverso i salari sono visti recuperare almeno in parte la perdita di potere d’acquisto cumulata nel corso del 2023 e del 2024. Pertanto, il deflatore del pil inizia a crescere più rapidamente del tasso di inflazione e colma la sua distanza con quest’ultimo solo gradualmente e a partire dal 2035.

Rispetto ai livelli dello scenario nazionale, nell’ipotesi di Carenza di Gas, la spesa per pensioni in rapporto al pil aumenta velocemente, a causa dell’indicizzazione dei trattamenti all’inflazione, di 0,7 punti percentuali nel 2023 e di 1 punto di pil nel 2024, attestandosi al 17,1% del prodotto interno lordo. In questi anni, si assiste a un significativo incremento della pensione media in rapporto alla produttività per occupato. Nei due anni successivi, grazie all’ipotesi di riassorbimento dello shock inflazionistico e grazie al ritorno ai livelli del Def 2022, il profilo di spesa fa registrare una altrettanto rapida discesa. A partire dal 2027, la curva risulta essere sostanzialmente allineata a quella dello scenario base. In media, nel periodo 2023-25, la spesa per pensioni aumenta di oltre 0,7 punti percentuali di pil rispetto al dato del Def 2022.

Nello scenario che ipotizza uno shock più severo e prolungato, la spesa per pensioni in rapporto al pil si incrementa ancor più marcatamente nel 2023 e nel 2024. L’indicizzazione dei trattamenti pensionistici all’inflazione e il crollo del pil reale produce un incremento di spesa di 1 punto percentuale di pil nel 2023 e di 1,1 punti di pil nel 2024. In entrambi gli anni, la spesa si attesta su un livello massimo pari al 17,2% del prodotto interno lordo. Negli anni successivi, la spesa per pensioni si mantiene più elevata rispetto ai livelli previsti nello scenario nazionale almeno fino al 2032. Le due curve si riavvicinano grazie a due fattori.Da un lato, il riassorbimento dello shock inflazionistico produce nel corso degli anni la riduzione della pensione media rispetto alla produttività del lavoro. Per contro, quest’ultima aumenta a seguito dell’ipotesi di progressivo recupero del potere di acquisto dei salari la quale, per ipotesi, impone un’accelerazione anche sulla produttività per occupato. Nei 10 anni tra il 2022 e il 2032 la spesa per pensioni aumenta, in media, di 0,4 punti percentuali di pil.

Si sottolinea poi come, parità di scenario macro, il peggioramento del quadro demografico produce un evidente impatto sulle previsioni di spesa pensionistica. Difatti, il gap tra le simulazioni effettuate per la Nota di aggiornamento al Def nel settembre 2021 e quella dello scorso dicembre sulla base della popolazione Istat 2020 evidenzia maggiori oneri che ammontano a circa 0,4 punti percentuali di pil nel 2044, picco delle simulazioni, e a circa 0,3 punti medi nel 2021-2070. (riproduzione riservata)
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