La fuga dalle partite Iva

I DATI DEL DIPARTIMENTO DELLE FINANZE SEGNANO UN CALO GENERALIZZATO ANCHE PER I FORFETTARI
di Maria Sole Betti
Partite Iva, le aperture crollano a 125mila. I nuovi avviamenti sono circa il 15% in meno rispetto a quelli del secondo trimestre del 2021 e quasi per la metà forfettari. Così, nel quarto, quinto e sesto mese dell’anno si perde la coda del boom post pandemico, con contraccolpi soprattutto nel settore del commercio. Un quadro diverso da ciò a cui eravamo abituati quello descritto dai nuovi dati dell’Osservatorio sulle partite Iva per il secondo trimestre 2022, pubblicati ieri dal dipartimento delle finanze del Mef, ma che non deve preoccupare. Secondo quanto rilevato, tra aprile, maggio e giugno 2022 sarebbero state aperte 125.392 nuove partite Iva, con una flessione del 15,1% rispetto al corrispondente periodo del 2021. Un calo che, sottolinea l’osservatorio dell’Economia, “è da considerarsi normale” e anzi fisiologico rispetto al trend del 2021. Infatti, l’aumento di aperture registrate nel secondo trimestre dello scorso anno (+54 circa% rispetto allo stesso periodo del 2020) non era stato altro che frutto dell’allentamento delle restrizioni legate alla pandemia da Covid-19. Tuttavia, confrontando i numeri con quelli del primo trimestre 2022, appare evidente come in soli tre mesi la quota delle nuove partite Iva sia diminuita del 33,5% (125mila contro 188mila; si veda ItaliaOggi del 13 maggio 2022). A soffrire di una riduzione non sarebbe però stato solo il numero totale delle partite Iva, ma anche la percentuale delle nuove aperture forfettarie, a meno 5,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Nonostante questo, anche per il secondo trimestre sarebbe stato manifestato forte interesse per il regime forfettario, a cui hanno aderito 58.031 soggetti pari al 46,3% del totale delle nuove aperture. Il dato si ricollega al numero di persone fisiche ad aver aperto una partita Iva, pari a circa il 69,6% dei nuovi avviamenti contro il 22,5% da società di capitali e il 3,1% da società di persone. Sempre il relazione alla ripartizione giuridica, le nuove partite Iva di persone fisiche sarebbero state avviate prevalentemente dal genere maschile, pari al 61,1%, mentre il 47,8% da giovani under 35 anni. Ad ogni modo la diminuzione degli avviamenti sarebbe stata generalizzata, raggiungendo il -10% per le persone fisiche e il -61% per le società non residenti (dopo il forte aumento registrato nel 2021). Sempre in relazione alle società, ad essere trainante nel complesso delle attività aperte con partita Iva sarebbe stato il settore del commercio, registrando come di consueto, il maggior numero di avviamenti di partite Iva con il 18,5% del totale, seguito da attività professionali (18,2%) e edilizia (11%) Tuttavia, rispetto al secondo trimestre del 2021, è proprio il commercio a detenere il primato di settore principale in decremento, con una flessione del 36,8%. Al contrario in controtendenza si registrano gli aumenti nei trasporti (+16,9%), nelle attività artistiche e sportive (+8,5%) e nei servizi residuali (+1,9%). Infine, quanto alla ripartizione territoriale, mantenuto il fil rouge delle aperture a nord, con il 45% della localizzazione delle nuove partite Iva. Malgrado questo, i decrementi più alti nel secondo trimestre 2022 sarebbero stati registrati proprio in Veneto (-37,7%) e Friuli Venezia Giulia (-29,4%).
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