AL VIA MISURE ANTI-VOLATILITÀ SUI BILANCI CIVILISTICI IN GRADO DI LIBERARE I DIVIDENDI
di Anna Messia
Mentre a Bruxelles è entrata nel vivo la discussione per la revisione di Solvency II, con l’Italia in pressing per rafforzare lo scudo delle assicurazioni contro la volatilità dello spread sui Btp, c’è un’altra partita che le compagnie hanno portato a casa per limitare gli effetti negativi sui loro bilanci dovuti alle fluttuazioni dei mercati. Il ministero dell’Economia ha accolto la richiesta che era arrivata dal settore di prevedere correttivi per i bilanci civilistici, sui quali vengono calcolati i dividendi staccati agli azionisti. Un nodo cruciale per le compagnie ma anche per le stesse casse dello Stato considerando che le assicurazioni pagando cedole ma anche le imposte al governo sugli utili. L’emergere di eventuali perdite avrebbe di fatto bloccato non solo i dividendi ma anche introiti importanti per i conti pubblici. Una questione che riguarda il particolare eventuali riserve di anni precedenti che le compagnie decidessero di distribuire quest’anno, visto che la componente dell’utile effetto della sterilizzazione delle minusvalenze non può comunque essere distribuita. Ma ovviamente c’è differenza tra la presentazione di un bilancio in utile e uno che evidenzia una perdita. Ecco perché in Via XX Settembre non sono stati insensibili alle richieste arrivate dall’Ania, l’associazione presieduta da Maria Bianca Farina. Il Ministero dell’Economia ha deciso quindi di replicare provvedimenti che erano già stati presi in passato per sterilizzare perdite dovute alla volatilità. Era successo in particolare nel 2018, in periodo di tensione dello spread sui Btp o ancora due anni fa, quando la pandemia aveva obbligato a chiudere uffici e attività, con ricadute sui mercati.La norma, recepita nel decreto Semplificazione, «considerata l’eccezionale situazione di turbolenza nei mercati finanziari, introduce la facoltà per i soggetti che non adottano i princìpi contabili internazionali, nell’esercizio in corso alla data di entrata in vigore del decreto, di valutare i titoli non destinati a permanere durevolmente nel loro patrimonio in base al loro valore di iscrizione come risultante dall’ultimo bilancio annuale regolarmente approvato anziché al valore di realizzazione desumibile dall’andamento del mercato, fatta eccezione per le perdite di carattere durevole», si legge nell’articolato. Il fenomeno, questa volta, riguarda la volatilità del mercato azionario ma soprattutto di quello obbligazionario che rischiava di provocare appunto perdite sui bilanci civilistici, redatti con le regole contabili nazionali. Mentre per quanto riguarda i bilanci consolidati valgono le regole di Solvency II che già prevedono meccanismi (come il volatility adjustment) che attenuano gli effetti delle fasi negative temporanee e che le compagnie italiane vorrebbero ulteriormente rafforzate con la revisione attualmente in discussione a Bruxelles.

L’ultimo passaggio c’è stato al Parlamento Europeo prima dell’estate. Il relatore alla norma, l’eurodeputato tedesco Markus Ferber, ha espresso un parere positivo alle richieste arrivate dal settore assicurativo in tema per esempio di trattamenti riservati agli investimenti di lungo periodo ed entro ottobre è attesa la proposta definitivo del Parlamento Europeo per poi passare il fascicolo al cosiddetto trilogo: oltre al Parlamento, quindi, anche il Consiglio e la Commissione Europea dovranno quindi pronunciarsi sulla riforma con un accordo. L’attenzione rimane alta considerando che le compagnie italiane restano molto esposte allo spread e continuano a detenere 310 miliardi di euro di Btp (erano 336 miliardi a fine 2020) mentre le revisioni proposte finora non sarebbero in particolare in grado di mitigare gli effetti in caso di spread particolarmente elevati, superiore ai 300 punti.

Intanto, tornando ai bilanci civilistici, l’Ivass, l’istituto di controllo del settore assicurativo ha già pubblicato il regolamento che dà attuazione alle nuove norme. Prima dell’estate il presidente Luigi Federico Signorini aveva ricordato che la decisione di intervenire sui bilanci civilistici spettava al ministero dell’Economia, aggiungendo che sarebbe ora di rimettere mano a norme scritte 25 anni fa anche per allinearle, per quanto possibile, ai bilancio consolidato redatto secondo i principi internazionali e ai bilanci Solvency. (riproduzione riservata)
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