Si spacca il vertice delle Generali

CDA DIVISO SULLA CONFERMA DEL CEO DONNET: OTTO A FAVORE, TRE CONTRARI E UN ASTENUTO
di Anna Messia
Ieri sera gli amministratori non esecutivi di Generali Assicurazioni hanno votato a favore di un nuovo mandato del group ceo Philippe Donnet. Ma è stata solo l’ennesima dimostrazione della spaccatura che si è aperta tra gli azionisti per il rinnovo del vertice della prima compagnia assicurativa italiana. Perché il via libera è arrivato solo da una parte del cda. «I consiglieri non esecutivi di Generali hanno preso atto della disponibilità di Donnet a ricoprire la carica di amministratore delegato per un terzo mandato. Alla luce di ciò, i consiglieri non esecutivi a maggioranza hanno espresso apprezzamento per il lavoro svolto e i risultati conseguiti da Donnet, accogliendo favorevolmente tale disponibilità in vista, nel caso in cui il consiglio uscente proceda alla presentazione di una lista per il rinnovo del consiglio, di una sua inclusione nella citata lista con il ruolo di amministratore delegato anche per il prossimo mandato», si legge nel comunicato diramato da Trieste. Un voto incassato quindi solo a maggioranza, che ha visto il sostegno di soli otto consiglieri su 12 (con Donnet unico assente in quando solo esecutivo). Mentre tre membri sono stati contrari (Francesco Gaetano Caltagirone, Romolo Bardin e Paolo di Benedetto), e una astenuta (Sabrina Pucci). La frattura è quindi palese e lo scenario resta decisamente fluido. Prima di tutto bisognerà vedere se il consiglio di amministrazione deciderà di andare avanti sulla strada della presentazione di una propria lista per il nuovo cda, come previsto dallo statuto, anche in assenza di un voto unanime, o se invece a questo punto preferirà rinunciare, con Mediobanca (azionista con il 13%) che presenterà una propria lista. Nodo che sarà presumibilmente sciolto con la riunione del prossimo consiglio di amministrazione già convocato per il 27 settembre.

Ma alla luce dei fatti di ieri è invece ormai quasi certo che i due principali soci privati, Francesco Gaetano Caltagirone, azionista con il 6% del Leone e Leonardo Del Vecchio, che delle Generali detiene poco meno del 5% decideranno di presentare un propria lista alternativa a Donnet che come visto ha invece il forte sostegno di Mediobanca . I due imprenditori, come noto, chiedono da tempo un cambio di passo per Trieste, con un’accelerazione verso le operazioni di fusione e acquisizione, per recuperare il terreno perso in questi anni rispetto agli altri grandi competitori internazionali, Allianz e Axa in prima linea. Una nuova fase più profittevole per Generali insomma che, sostengono, non può essere attuata da Donnet nonostante i buoni risultati raggiunti dal manager durante la sua gestione e nel fine settimana i due imprenditori sono usciti allo scoperto con la firma di un patto di sindacato proprio in vista del rinnovo del vertice. Un accordo aperto anche ad altri azionisti, che potrebbe presto ricevere l’adesione dei Benetton (che di Generali detengono il 4%) e di Crt (1,3%). Mentre dalla parte di Mediobanca c’è la famiglia Boroli-Drago (1,2%). Ma chi sceglieranno Caltagirone e Del Vecchio come alternativa a Donnet? Più volte nei giorni scorsi si è fatto il nome di Mario Greco (ceo di Zurich), che nel 2012 aveva già guidato Generali per poi lasciarla nel 2016 in rottura con gli azionisti, prima tra tutti proprio Mediobanca. Greco avrebbe di sicuro lo standing per ottenere il sostegno decisivo del mercato ma è altrettanto evidente che difficilmente accetterebbe l’incarico con la netta frattura che è in atto, confermata dai fatti di ieri. (riproduzione riservata)

Fonte: logo_mf