Il ritorno dei fondi attivi

Paola Valentini
Di questi tempi è molto difficile evitare superlativi quando si parla di risparmio gestito, almeno sul fronte della crescita delle masse. A metà giugno il patrimonio dell’industria italiana dell’asset management, rileva Assogestioni, ha toccato il massimo storico arrivando a quota 2.519 miliardi di euro. Merito non soltanto dell’effetto di rialzo dei mercati finanziari, ma anche di una raccolta in netto recupero: nei primi sei mesi i flussi sono stati pari a 51,3 miliardi, il miglior risultato semestrale dal 2017, di cui 35,82 miliardi nei fondi aperti, 2,43 miliardi nei chiusi e 13,07 miliardi nelle gestioni di portafoglio. L’Italia non fa eccezione nel panorama europeo: gli ultimi dati Efama indicano che le masse nel continente hanno quasi raggiunto il picco dei 20 mila miliardi. Una corsa, quella alle soluzioni gestite, che premia anche gli Etf. Un’analisi di Morgan Stanley segnala che i flussi in entrata in queste soluzioni indicizzate hanno stabilito nuovi record in numerose aree nella prima metà del 2021: ad esempio i flussi statunitensi convogliati negli Etf azionari sono risultati pari a 338 miliardi di dollari, superiori di circa 111 miliardi di dollari rispetto a quelli osservati per l’intero 2020.

Anche a livello europeo la tendenza degli Etf azionari è in crescita con una nuova raccolta vicina ai 70 miliardi di dollari, un livello eccezionalmente alto rispetto al trend degli anni precedenti, osserva Morgan Stanley. A giocare a favore dei fondi passivi sono i costi di gestione ridotti al minimi che in un contesto di tassi bassi possono fare davvero la differenza. D’altra parte i timori per la crescita economica a causa delle nuove varianti del Covid-19 e le incertezze sulle prossime mosse delle banche centrali dopo un anno e mezzo di politiche super espansive fanno pendere l’ago della bilancia per la protezione dai rischi che può offrire la gestione attiva, tenendo conto che gli indicizzati espongono invece direttamente i portafogli a una nuova possibile fase più volatile.

«All’indomani dell’ultimo trimestre dello scorso anno, il messaggio era chiaro: la scoperta di vaccini di efficacia promettente e i piani di stimolo fiscale avrebbero riportato la crescita economica globale sulla strada giusta. Queste aspettative trovavano riscontro nell’aumento dei tassi e nel rialzo dei mercati azionari, alimentati dalla sovraperformance dei settori ciclici. A partire dal secondo trimestre di quest’anno, la situazione si è fatta leggermente più complessa», ha affermato Didier Saint-Georges, membro del comunicato strategico di investimento di Carmignac.

Proprio il lungo rally dei mercati giustifica una posizione di maggior prudenza, rileva Ann-Katrin Petersen, investment strategy di Allianz Global Investors: «dopo i significativi rialzi degli ultimi mesi, gli investitori dovrebbero prepararsi ad una maggiore volatilità: è probabile che su scala globale i fattori positivi congiunturali e legati alla politica economica vengano progressivamente meno, seppur con differenze a livello geografico e settoriale. In ottica tattica appare ragionevole assumere un posizionamento da neutrale a leggermente sovrappesato sulle azioni. Che ci attenda o meno un’estate di San Martino, il contesto appare favorevole alla gestione attiva».

Si fa quindi sempre più agguerrita la concorrenza tra fondi attivi e fondi passivi per conquistare un posto nei portafogli considerando anche che nell’ultimo anno e mezzo le famiglie hanno tenuto una quota elevata di capitali in liquidità, ma che con il miglioramento della situazione sul fronte pandemia, continua progressivamente a essere dirottata verso le soluzioni gestite che puntano a valorizzare questo risparmio con la diversificazione degli investimenti anche su asset class di nicchia o poco accessibili al fai-da-te. Un’attività che non si è fermata neanche in agosto come confermano gli ultimi dati record di raccolta nel mese delle reti di consulenti finanziari (si veda articolo in pagina).

Nell’anno del boom dell’asset management MF-Milano Finanza ha analizzato i rendimenti (dati Fida) dei fondi e degli Etf nelle dieci categorie più rappresentative per fare un primo bilancio nella gara dei rendimenti che da sempre si gioca tra gestione attiva e passiva. Nelle tabelle in pagina sono riportati i primi tre fondi e i primi tre Etf per performance da inizio di quest’anno per ciascuna specializzazione. Negli azionari Italia medie e grandi capitalizzazioni spicca il fondo AcomeA Pmi Italia Esg con il +39,2%, mentre il miglior Etf, il Lyxor Ftse Italia Pir 2020 ha reso il 23,8%. Vincono i fondi anche tra gli azionari Italia pmi: il primo è Atomo Made in Italy con il +59% e il primo Etf è Ishares Ftse Italia Mid Small Cap (36,5%). Stessa tendenza sul fronte degli azionari Europa sia grandi capitalizzazioni sia pmi (anche se la distanza tra fondi ed Etf è più ridotta): tra i primi il comparto attivo Dnca Invest Sri Europe Growth ha fatto il +33,2%, otto punti in più rispetto al Bnp EasyEtf Equity Quality Europe, tra i secondi il Pharus Eos ha un distacco di dieci punti dall’Etf WisdomTree Europe SmallCap Dividend. In aree più lontane dal raggio di azione dei money manager locali, come l’Asia e gli Usa, fanno invece meglio gli Etf: l’Amundi Is Msci China ha un rendimento di quasi il 9% da inizio anno contro il primo fondo della categoria, Fidelity China, con un risultato di poco più del 6%.

E ancora: tra gli azionari che investono a Wall Street l’Etf Amundi Is S&P 500 Buyback evidenzia da gennaio una performance del 35,2%, il fondo Edgewood Select Us Growth il 32,5%. Se nell’azionario i migliori gestori hanno saputo trarre beneficio dal rally dei mercati puntando sulle azioni che hanno corso di più, la caccia al rendimento li ha favoriti anche nell’obbligazionario, in una asset class come quella dei bond dove si fa sempre più fatica a trovare opportunità. Va comunque detto che la differenza tra i rendimenti dei migliori risulta più contenuta, almeno quella tra i migliori, anche perché in un contesto di tassi ai minimi, i più bassi degli Etf rispetto a quelli dei fondi pesano meno sulle performance. E così tra gli obbligazionari euro corporate, il +5% del Fidelity European High Yield si confronta con il +3,1% del Pimco Euro Hy Corporate Bond Index. Anche sul fronte dei titoli di Stato dell’area euro la gestione attiva ha prodotto risultati degni di nota: il fondo Az Bond Target 2024 sfiora l’asticella del 4% a fronte del primo Etf, il Lyxor EuroMts 1-3 anni Btp che cede lo 0,17%. Gli obbligazionari emergenti, un’area che oggi è in cima alle preferenze di portafoglio di molte case di gestione, vede spiccare il Global Evolution Frontier Markets con il 9,3% che si confronta con l’Etf Ubs Jpm Em Dividend Bond 1-5 che fa +5,7%. Nei bond Usa invece gli Etf hanno la meglio: Amundi Is Breakeven Inflation Usd 10 anni fa + 10% da inizio anno, battendo il Fidelity Us High Yield con l’8,7%. (riproduzione riservata)

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