Quel carissimo credito

Paola Valentini
Con le riaperture e le campagne di vaccinazione si assiste a una ripresa del credito al consumo rispetto al 2020. D’altra parte la priorità del governo Draghi è la difesa della capacità di spesa e di investimento delle famiglie nella fase di uscita dalla crisi pandemica, anche se, va detto, i valori dei primi sette mesi del 2021 non hanno ancora recuperato i livelli pre-Covid, come emerge dai dati Assofin. ll credito al consumo infatti si divide in quattro grandi categorie: i prestiti personali, chiamati anche non finalizzati e richiesti non soltanto per generiche esigenze di liquidità ma anche a fronte di spese che il cliente dichiara all’atto della richiesta (ristrutturazioni, acquisto di arredamenti, di autovetture, ma anche matrimoni, vacanze, informatica, cure mediche, hobby), i finanziamenti finalizzati (perché vengono erogati direttamente nell’esercizio commerciale dove si effettua l’acquisto), le carte rateali e i prestiti con cessione del quinto dello stipendio o della pensione.

Nel periodo gennaio-luglio 2021 i prestiti personali hanno registrato un valore delle operazioni pari a 13,17 miliardi di euro, +28,3% sullo stesso periodo 2020, mentre la variazione sul 2019 è ancora del -20,8%. Sono invece in netta crescita i finanziamenti finalizzati per l’acquisto di auto o moto che segnano 4,61 miliardi, rispettivamente +32,7% e +4,8%, mentre restano sotto dell’1% sul 2019 gli altri prestiti finalizzati contratti sul punto vendita (3 miliardi, +23,6% nei sette mesi del 2021). Ha fatto un gran balzo quest’anno anche la formula della cessione del quinto con volumi pari a 3,74 miliardi, +20,3% (-5,7% sul 2019). «La cessione del quinto», osserva Alessio Santarelli, ad di Prestitionline.it e dg per il broking di MutuiOnline «è sempre di più un‘alternativa al prestito personale se non si ha bisogno di finanza nell’immediato». Come emerge dall’analisi delle offerte sulla piattaforma Prestitionline.it (tabella accanto), per una durata di tre anni su un importo di 6 mila euro tra i prestiti personali il miglior tasso è di Younited.it (5,85%), mezzo punto percentuale in meno rispetto a quello che presenta la proposta di cessione del quinto più economica, quella di Unicredit Banca (6,38%).

Tra l’altro, c’è molto interesse anche dagli operatori esteri per il credito al consumo italiano: proprio Younited.it ha venduto alla sgr M&G un portafoglio di 180 milioni di prestiti originati in Italia, secondo mercato per la fintech francese. Il mercato appare molto dinamico sul fronte della cessione del quinto per via di recenti interventi normativi che lo hanno trasformato «da finanziamento costoso per protestati a un prodotto di massa più trasparente, con tassi competitivi a volte inferiori ai prestiti personali e con un’erogazione più veloce anche tramite canali online», afferma Santarelli.

La cessione del quinto era storicamente un prodotto accessibile solo tramite i cessionisti. «Oggi si può ottenere tramite il cessionista, oppure in filiale, e in alcuni casi online. Certamente i cessionisti rimangono il canale prevalente in quanto la raccolta documentale può essere più complessa e l’agente può seguire il cliente in tutti i passi». Legato ad una legge del 1950, il prodotto è stato oggetto negli ultimi anni di attenzione da parte dei regulator: «con le dovute differenze, questi interventi hanno contribuito a dare una dignità creditizia al prodotto come qualsiasi altra formula di finanziamento», aggiunge Santarelli. Ad anticipare queste indicazioni, nel 2017 c’era stato un protocollo di autoregolamentazione Assofin con cui le società associate, non tutto il mercato ma una buona parte, si erano date qualche buona norma di comportamento. A seguire nel 2018 Bankitalia era intervenuta con orientamenti di vigilanza che riprendevano in parte quanto già previsto dal protocollo Assofin. Decisiva per lanciare il prodotto allo sportello delle banche è la normativa europea: due anni fa l’Ue (Regolamento 2019/876) ha comunicato che da giugno 2021 sarebbe cambiato l’assorbimento di capitale per i prodotti garantiti da una quota di stipendi e pensioni, riducendolo dal 75%, quello dei prestiti personali, al 35% quello dei mutui, perché il reddito è trattenuto alla fonte e le finanziarie sono protette dalle assicurazioni che garantiscono in caso di morte o perdita del posto di lavoro.

«Questo cambiamento è stato accelerato con la pandemia e la norma è diventata operativa a giugno 2020», dice Santarelli, «ovviamente un calo di assorbimento di capitale riduce il costo per il finanziamento delle cessioni del quinto e questo è passato ai consumatori con tassi più bassi». Nel frattempo è arrivata la sentenza Lexitor dell’11 settembre 2019 della Corte di giustizia che ha dato un ulteriore impulso. «Storicamente le persone che volevano una cessione erano spesso protestati che facevano fatica ad accedere al credito e si aspettavano di pagare di più per avere dei finanziamenti. E questi finanziamenti spesso venivano accompagnati da grandi commissioni richieste all’ingresso dai cessionisti, ad esempio spese di mediazione, istruttoria, gestione pratica», continua Santarelli. Con la sentenza Lexitor i giudici hanno affermato che in caso di estinzione prima della scadenza dei prestiti il consumatore ha diritto alla restituzione di una quota dei costi a suo carico per il periodo nel quale non ha goduto del finanziamento. «Questa sentenza, che ha generato scompiglio sul mercato, ha fatto scomparire queste commissioni iniziali e portato le banche e le finanziarie a creare dei prodotti più trasparenti e più vicini al normale credito consumo», commenta Santarelli.

Queste evoluzioni hanno portato all’entrata nel mercato di grandi banche: questo è stato un elemento chiave perché gli istituti hanno, nel contesto di enorme liquidità oggi disponibile come testimoniano i mutui, un accesso al funding a costo quasi zero, cosa impensabile per una finanziaria tradizionale, che deve tipicamente passare da un istituto bancario. «Si è accorciata la catena», dice Santarelli. A spingere il settore anche «la trasparenza portata dalle piattaforme di comparazione: le banche hanno cominciato a competere per avere i clienti migliori su comparatori come il nostro che danno trasparenza e permettono ai clienti di trovare l’offerta migliore per loro», aggiunge Santarelli. Le banche e le finanziarie si stanno sempre di più muovendo online anche per conto proprio e la competizione crea un’offerta più interessante per i consumatori: «inizialmente il canale online era principalmente informativo, mentre ora sta diventando sempre di più un canale di acquisto, come negli altri mercati europei», prosegue Santarelli. Ad esempio «in Banca Sistema», che dal 2019 ha avviato in proprio il business della cessione del quinto, «stiamo lavorando per semplificare ulteriormente il processo di sottoscrizione a distanza e contiamo di arrivare prima di molti altri operatori a lanciare entro fine anno la modalità di attivazione del prestito tramite Spid dopo il boom di aperture di questo sistema pubblico di identità digitale con oltre 24 milioni di utenze attive», afferma Nicolò Fiorio, co-head per la divisione cessione del quinto del gruppo. Fiorio rileva che «soltanto l’11% del mercato potenziale è coperto. Finora il settore è stato dominato da canali tradizionali che non sono riusciti a occupare questo spazio, quindi la tecnologia gioca un ruolo importante perché può distribuire il prodotto in maniera diretta». Intanto la normativa europea Psd2 sui pagamenti elettronici permette alle banche e finanziarie di accedere ad informazioni sempre più ricche in relazione ai consumatori che vogliono prendere a prestito dei soldi e ciò dovrebbe riflettersi in tassi più competitivi e un maggiore accesso al credito per i buoni pagatori, e in Taeg invece più elevati per persone con un merito creditizio peggiore.

Ma tutto questo dinamismo di mercato per ora non si è riflesso su una netta riduzione dei costi dei crediti i quali, pur avendo una tendenza al ribasso restano ancora elevati, e quindi presentano ampi margini di limitazione anche considerando il costo del denaro ai minimi storici. Per capire come sono cambiati nel tempo i tassi dei finanziamenti, MF-Milano Finanza ha messo a confronto i dati di questo terzo trimestre 2021 con quelli praticati tre anni fa, nel secondo trimestre 2018. In effetti non si nota una netta diminuzione dei Tassi effettivi globali medi (Tegm) a cui le banche concedono i vari tipi di prestiti e dei relativi limiti di usura. Sul credito revolving ad esempio (una linea ricaricabile nel tempo con i rimborsi mensili) i tassi possono sfiorare il 24%, senza ricadere nell’usura, e i tassi medi applicati sono del 15,8%. Nella cessione del quinto il limite d’usura è al 17,7% fino a 15 mila euro e al 13,175% sopra i 15 mila euro di credito. La media è del 10,96% per i primi e del 7,34% per i secondi, mentre era rispettivamente dell’11,75% e dell’8,83% tre anni fa, quindi la diminuzione c’è stata ma i tassi restano ancora elevati considerando che il tasso principale della Bce è a zero ed è evidente che i margini per un netto calo siano ampi soprattutto nei finanziamenti garantiti dalla pensione. Nei prestiti personali il tasso legale può arrivare al 15,825% con una media del 9,46%. I tassi soglia sono determinati da un automatismo stabilito dalla legge, a partire dai Teg (ovvero i tassi annui praticati alle singole categorie di finanziamenti) rilevati trimestralmente dalla Banca d’Italia presso gli intermediari finanziari. Il Tegm rappresenta quindi la media trimestrale dei Teg e comprende tutte le spese connesse al finanziamento, escluse le imposte. L’Abi in ogni caso avverte che il Tegm è calcolato come media semplice e non ponderata per gli importi erogati e pertanto non permette di effettuare confronti sui tassi applicati sui finanziamenti bancari in Italia con quelli in altre parti d’Europa. Né il Tegm né il tasso di usura compaiono nelle note informative, dove è invece indicato il Taeg, il costo totale del credito espresso in percentuale annua sul capitale erogato.

Il Taeg rappresenta lo strumento principale di trasparenza e confronto nei contratti di credito al consumo. È un indice che comprende il tasso di interesse e tutti gli altri oneri che il consumatore deve sostenere (tra cui spese di istruttoria, di comunicazioni periodiche, di incasso rata e imposte). Il Taeg deve essere indicato anche nei messaggi pubblicitari. Il calcolo di Taeg e Tegm risponde a criteri differenti: alcuni costi sono inclusi nel Taeg e non nel Tegm (come le imposte) e i costi assicurativi sono trattati in maniera differente. Sono esclusi dal Taeg gli interessi di mora. In ogni caso il Taeg è il parametro corretto per valutare una proposta di prestito, in quanto è un dato calcolato sul finanziamento personalizzato in base alle richieste del cliente. Ed è armonizzato a livello europeo.

Ma il Taeg potrebbe non corrispondere ai costi in realtà sostenuti. Nel credito in conto corrente e nella carta di credito revolving, ad esempio, dipendono da elementi non prevedibili, quali oscillazioni del tasso e frequenza di utilizzo e rimborso. In questi casi è utile l’esempio rappresentativo che il finanziatore è tenuto a indicare nella documentazione informativa. In quest’ultima e nei messaggi pubblicitari è riportato anche il Tan (Tasso annuo nominale), ovvero il tasso di interesse applicato ogni anno sul capitale erogato. E’ quindi compreso nel Taeg e non esprime il costo complessivo che può essere più alto. Pertanto un prestito con Tan pari a zero potrebbe avere un Taeg maggiore di zero. Alcune finanziarie inoltre non includono nel Taeg la commissione periodica legata al pagamento della rata, quindi anche nel caso di un Taeg nullo, un costo può essere comunque presente. (riproduzione riservata)
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