Previdenza. Pubblico in silenzio

Carlo Giuro
Il silenzio assenso legato alla destinazione del tfr ai fondi pensione rappresenta un meccanismo di spinta gentile cui si guarda con particolare interesse per rivitalizzare le adesioni alla previdenza complementare. Con riferimento ai lavoratori dipendenti del settore privato è stato applicato in maniera estensiva nel primo semestre del 2007 favorendo un sensibile incremento degli iscritti ed è ancora in vigore per i nuovi assunti. Si ragiona ora, nell’ambito della nuova riforma delle pensioni da costruire, sulla possibilità di prevedere una nuova finestra ampia accompagnata da una campagna di educazione istituzionale sulla previdenza complementare per riproporne i vantaggi.

Risulta interessante riportare i dati contenuti nella Relazione annuale della Covip sulla destinazione del tfr. Dall’avvio della ultima riforma su 348,4 miliardi di tfr, 192,9 miliardi di euro (il 55,4% del totale) sono rimasti in azienda, 80,3 miliardi (il 23%) sono confluiti nel Fondo di Tesoreria (dal 1° gennaio 2007 le aziende con più di 50 dipendenti hanno l’obbligo di corrispondere a questo fondo le le quote maturate da ciascun lavoratore e non destinate a forme pensionistiche complementari). La parte destinata alla previdenza complementare è stata di 75,2 miliardi, il 21,6% del totale. In attesa di comprendere meglio il se e il quando di un nuovo focus sul silenzio assenso per il settore privato, una significativa novità proviene dal pubblico impiego con riferimento ai cui fondi pensione di comparto (al momento Espero e Perseo Sirio) la riforma del 2007 non ha finora trovato applicazione a causa del mancato esercizio della delega prevista nella legge 243/2004. Con la Legge di bilancio 2018 era stato previsto, in prospettiva di armonizzazione, che le fonti istitutive dei fondi pensione potessero disciplinare le modalità di espressione della volontà di adesione dei lavoratori del pubblico impiego assunti successivamente al 1° gennaio 2019 anche mediante meccanismi di silenzio assenso.

In questa prospettiva nello scorso mese di aprile era stata sottoscritta un’ipotesi di accordo tra l’Aran, l’Agenzia negoziale del pubblico impiego, e le organizzazioni sindacali per l’adozione del silenzio assenso con riferimento alle amministrazioni pubbliche destinatarie del Fondo Perseo Sirio, il fondo di previdenza complementare negoziale a cui possono aderire i lavoratori dei ministeri, delle regioni, delle autonomie locali, della sanità, degli enti pubblici non economici, dell’Enac, del Cnel, delle università, degli enti di ricerca, delle agenzie fiscali. Il 16 settembre scorso è stato siglato l’accordo definitivo con cui si definiscono modalità e regole che assicurino una puntuale ed esaustiva informazione per i neo-assunti. Si prevede infatti che il lavoratore, al momento dell’assunzione, riceva una dettagliata informativa dalla propria amministrazione sull’attività del fondo pensione, sulla possibilità di iscriversi e sulla modalità di adesione mediante silenzio-assenso.

Nei sei mesi successivi il lavoratore può iscriversi direttamente o esprimere la volontà di non aderire. Se il dipendente non manifesta alcuna volontà allo scadere dei sei mesi è iscritto. Il fondo comunicherà ai nuovi iscritti l’avvenuta adesione, ribadendo il diritto al recesso da attivarsi entro un mese. Trascorso questo ulteriore periodo senza che sia stata manifestata alcuna volontà l’iscrizione si consolida. Anche se per il pubblico impiego sarà necessaria comunque un’attenzione a largo raggio per la previdenza complementare di comparto con riferimento alle specificità di funzionamento (è ancora disciplinata per esempio dalla normativa del 1993 con riferimento ad anticipazioni, riscatti, prestazioni, si pensi poi alla virtualità del tfr), va in ogni modo sottolineato come l’estensione del silenzio assenso può contribuire a elevare il tasso di adesione. Secondo i dati Covip alla fine del 2020 sono circa 227 mila gli iscritti a iniziative di tipo occupazionale dedicate ai dipendenti del pubblico impiego. Di questi circa 98 mila sono di pertinenza del fondo rivolto al comparto della scuola (Espero), 76 mila di Perseo Sirio, gli altri distribuiti per lo più nei fondi negoziali di matrice territoriale. (riproduzione riservata)
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