Mediobanca difende Donnet. Compromesso in bilico

PIAZZETTA CUCCIA NON VEDE MARGINI PER UNA TRATTATIVA. I RIFLESSI DELLO SCONTRO SULLA GOVERNANCE DELLA MERCHANT MILANESE
di Luca Gualtieri
In Mediobanca la notizia del patto tra Francesco Gaetano Caltagirone e Leonardo Del Vecchio sull’11% di Generali viene letta come uno strappo difficilmente ricucibile. Non tanto perché confermerebbe la forte coesione d’intenti tra i due grandi imprenditori e la loro contrarietà a una conferma del ceo Philippe Donnet, quanto perché – si ritiene – aprirebbe la strada alla presentazione di una lista alternativa per il rinnovo del board. Dal punto di vista di Piazzetta Cuccia si tratta insomma di mossa di rottura insomma che lascia pochissimo spazio per un compromesso. Sono queste le considerazioni filtrate ieri dalla merchant milanese, dove la linea del ceo Alberto Nagel resta quella di offrire totale sostegno a Donnet. A difesa del manager, si sostiene, parlano i risultati prodotti in questi anni: la buona posizione di capitale, il migliore combined ratio tra i concorrenti, un total shareholder return del 95% dal novembre 2016 a oggi. Numeri che l’azionista attraverso il proprio rappresentante Clemente Rebecchini porterà ancora una volta all’attenzione del board in vista della riunione decisiva del prossimo 27 settembre.

In assenza di compromessi l’esito più probabile dello scontro sarebbe la presentazione di due liste concorrenti: quella del cda sostenuta da Mediobanca e quella di Caltagirone e Del Vecchio che potrebbe incassare il sostegno dei Benetton e della Crt. Difficile prevedere l’esito del confronto, anche se la qualità delle candidature giocherebbe un ruolo rilevante presso gli istituzionali. Candidati ufficiali non ce ne sono ma sul mercato sono circolati diversi nomi, dall’attuale ad di Poste Italiane, Matteo Del Fante, all’executive chairman di Axa Investment Managers, Marco Morelli, fino al ceo di Zurich (ed ex ad delle Generali) Mario Greco.

Vero è che lo scontro a Trieste potrebbe avere riflessi importanti anche a Milano. Caltagirone e soprattutto Del Vecchio sono infatti azionisti rilevanti di Mediobanca di cui oggi detengono rispettivamente il 5% potenziale e il 19%, sfiorando insieme la soglia d’opa. Sia chiaro, oggi i due azionisti (che escludono la costituzione di un patto anche nel capitale dell’istituto) non considerano Piazzetta Cuccia un obiettivo strategico, ma certamente il loro peso specifico nella Galassia del Nord si sta facendo sempre più rilevante. Uno scontro su Generali si propagherà anche qui? Il primo test per capirlo sarà l’assemblea di bilancio del 28 ottobre. L’ordine del giorno non dovrebbe riservare sorprese (sarebbe tramontata per esempio l’ipotesi di un merger con Mediolanum su cui molto si era speculato a inizio anno), ma i due azionisti potrebbero decidere di mandare comunque un messaggio agli amministratori e al mercato. Occorre però osservare che la situazione di Del Vecchio è delicata. Per incassare l’ok della Bce alla scalata Mister Luxottica ha infatti scelto di presentarsi come investitore finanziario estraneo a governance, management e strategia. Un profilo che oggi mal si concilia con l’attivismo che Del Vecchio sta mostrando nella partecipata Generali ma sul quale, fino a prova contraria, Francoforte resterebbe assai attenta. I futuri equilibri nella Galassia sono insomma tutt’altro che scontati, anche se i tempi per definirli appaiono ormai sempre più stretti.

Fonte: logo_mf