Per l’auto 71,5 miliardi di profitti

EY: NEL PRIMO SEMESTRE RISULTATO OPERATIVO RECORD PER LE CASE SU 808 MILIARDI DI RICAVI
di Francesco Bertolino
L’auto sfreccia controvento ed esce dal deserto dei profitti. Nonostante la crisi da Covid-19, la carenza di semiconduttori e la fiammata delle materie prime, i costruttori hanno chiuso un primo semestre da record. Secondo uno studio di Ey, fra gennaio e giugno il risultato operativo delle case ha toccato i 71,5 miliardi di euro, in aumento del 32% rispetto al precedente massimo del 2016. Merito in parte del recupero dei ricavi che, benché ancora sotto i livelli del 2019, sono saliti di un terzo rispetto allo scorso anno, passando da 611,6 a 808,7 miliardi di euro. La rimonta dalla perdita all’utile è però frutto soprattutto delle sforbiciate sui costi impresse fra 2020 e 2021 che hanno consentito di incrementare i margini. Regina di redditività si conferma la giapponese Toyota, 13 miliardi di euro, incalzata da vicino da Volkswagen con 11,3 miliardi. Se si guarda al rapporto fra ricavi ed ebit, calcola però Ey, il costruttore più redditizio è Bmw (14,5%), seguito da Daimler (12,9%). Se i colossi tedeschi la fanno ancora da padrone, la schiera dei rivali è agguerrita. Fra questi figura Stellantis che nel primo semestre è cresciuta più della concorrenza. I ricavi del gruppo nato dalla fusione fra Fiat-Chrysler e Peugeot sono saliti a 75,3 miliardi, con una crescita del 46% seconda solo al +86% registrato da Tesla, mentre l’ebit è schizzato a 5,1 miliardi, con un rialzo del 11.465% e per un margine sul fatturato del 10%. La redditività offre segnali incoraggianti sui progressi compiuti nell’integrazione di Fca e Psa, anche se i sindacati temono che l’occupazione finisca per essere sacrificata sull’altare dei 5 miliardi d’euro di sinergie promessi al mercato. Dopo lo stop quasi totale della produzione di Melfi annunciato per quasi tutto il mese di settembre, con conseguenti giornate di cassa integrazione, ieri la Fim-Cisl ha chiesto al governo di convocare un tavolo con i vertici del gruppo per affrontare il tema del piano industriale, ma soprattutto l’emergenza chip. Equita Sim stima per esempio che l’interruzione a Melfi possa ridurre la produzione di oltre 20mila unità nel terzo trimestre, oltre l’1% delle vendite di periodo dell’intero gruppo. «Non escludiamo che altri impianti, anche al di fuori dell’Italia, siano esposti allo stesso rischio, causando risultati più deboli delle attese», avverte. Secondo Intesa Sanpaolo il blocco degli impianti in Italia è «meno penalizzante rispetto alla potenziale interruzione della produzione nell’area» nordamericana. Gli esperti prevedono che la carenza di chip, che sta coinvolgendo tutte le case automobilistiche, impatterà anche parte del 2022. Per quanto riguarda il 2021, concludono, «riteniamo che le proiezioni sulla produzione automobilistica mondiale potrebbero essere ulteriormente riviste al ribasso». Ieri a Piazza Affari Stellantis ha chiuso in ribasso dello 0,5%. Da inizio anno, calcola tuttavia Ey, il titolo ha guadagnato il 38,9%, registrando nel comparto auto una performance inferiore soltanto a quella di Volkswagen (52,9%) e Ford (57,9%). (riproduzione riservata)
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