La salute in Cassa

Carlo Giuro
Le Casse di previdenza dei liberi professionisti guardano in prospettiva evolutiva a un ampliamento del proprio perimetro di operatività, puntando al welfare in senso più ampio. Interessante in questa prospettiva è lo specifico Rapporto sul welfare pubblicato dall’ Adepp, l’Associazione degli enti previdenziali privati. L’approfondimento illustra come le Casse di previdenza dei liberi professionisti si siano attivate per supportare durante l’emergenza Covid-19 i proprio iscritti oltre le canoniche prestazioni pensionistiche. Nell’area assistenziale tradizionale particolare rilevanza assume la componente salute.

Come sottolinea il Rapporto Adepp le Casse offrono prestazioni, in larga parte sotto forma di rimborso, per spese mediche la copertura long term care, la copertura per infortunio, nonché diversi contributi per le spese funerarie, spese straordinarie per eventi imprevisti, spese di assistenza per anziani o malati non autosufficienti. Le prestazioni che vengono erogate mediante polizze assicurative, o in autogestione, o attraverso una rete convenzionata ma anche in modalità mista, in alcuni casi vengono estese anche ai familiari. L’universo Casse sintetizza un fenomeno che potrebbe delinearsi in prospettiva, anche nel post Covid-19, di intersezioni tra il mondo della previdenza e il mondo della sanità, fermi restando le rispettive specificità e i rispettivi rischi cui si fornisce risposta (rischio longevità, rischio sanitario). Da un lato va ricordato come secondo la normativa i fondi pensione possono già fornire risposte alla copertura del rischio salute, dalle anticipazioni per spese sanitarie, alle coperture assicurative opzionali che in alcune forme sono previste per long term care e invalidità, alle tipologie di rendita in cui si prevede anche la copertura per il rischio di non autosufficienza.

Al contempo, per meglio integrare il servizio sanitario nazionale dopo l’emergenza, si prevede uno forte impulso ai fondi sanitari, anche all’interno di piani di welfare aziendale, sviluppando prestazioni di telemedicina, assistenza h24, long term care, considerando anche come il Paese si caratterizzi per una forte componente di spesa sanitaria sostenuta direttamente dal cittadino. Tra i tanti profili di attenzione va ricordato, come non essendo prevista nell’ordinamento italiano una autorità di vigilanza ad hoc sui fondi sanitari, che sono nel perimetro di controllo del ministero della Salute, la Covip abbia più volte avanzato proposta di potere estendere il proprio perimetro di controllo anche alla sanità complementare.

Interessanti sono poi i risultati di una recente indagine Insurance Europe in base alla quale i futuri pensionati europei chiedono forme pensionistiche complementari non soltanto garantite ma sufficientemente flessibili e in grado di integrare altri tipi di coperture assicurative. Si guarda in particolare alla copertura del rischio di premorienza, soluzione verso la quale guarda con interesse circa il 46% (il 49% in Italia) degli interpellati in Europa. Una percentuale di poco inferiore (40%, il 32% in Italia) è attratta anche dalla possibilità di includere nel proprio piano previdenziale proprio specifiche coperture sanitarie. Il segnale sembra essere allora quello per cui gli obiettivi della previdenza non vengono percepiti come limitati a ottenere redditi pensionistici adeguati, ma come un contenitore di bisogni da soddisfare nel tempo dilatato dell’anzianità. (riproduzione riservata)

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