La complicata partita per le Generali e l’annoso nodo dell’aumento di capitale

di Angelo De Mattia
Francesco Gaetano Caltagirone ha raggiunto il 6% delle Generali confermandosi come il secondo azionista, dopo Mediobanca. Gli osservatori ritengono che l’attivismo dell’ingegnere romano miri a influire o condizionare la scelta che il consiglio di amministrazione della Compagnia dovrà compiere decidendo se presentare una propria lista per il rinnovo, nel prossimo anno, degli organi deliberativi e di controllo o, invece, rinunciare a questa possibilità che gli è consentita da una non lontana riforma dello statuto. Certo l’autocefalia che caratterizza una lista che fosse proposta dal consiglio uscente non è coerente con l’identikit delle Generali. Un potere della specie si addice semmai a una public company, tale potendo essere il Leone di Trieste nel passato, non oggi.

La scelta dei successori da parte dell’organo uscente ha un sapore dinastico, di affermazione di una continuità di pensiero da parte dei proposti membri degli organi che contrasta con il pluralismo e la dialettica necessari in un organismo del tipo delle Generali. Ricorda, altresì, l’ipotesi in questione, per la visione che la anima, ciò che accadeva in passato, quando addirittura il presidente veniva eletto con un mandato di un solo anno per potere essere posto rapidamente sub iudice da parte del primo azionista dell’epoca, la Mediobanca sostanzialmente cucciana. Comunque, l’argomento dovrebbe essere esaminato, salvo ripensamenti, nella riunione del consiglio del 27 settembre. Intanto, si guarda a possibili posizioni dello stesso tipo di Caltagirone (escluso comunque un patto) che sarebbero tenute da Leonardo Del Vecchio, con il 5% circa, e da altri azionisti, fra i quali Benetton. Pendant di questo possibile schieramento é l’assetto azionario di Mediobanca, di cui non si può non tenere conto per le decisioni che quest’ultima è chiamata a sostenere per le Generali, con Del Vecchio vicino al 20% e Caltagirone intorno al 5%, terzo socio se si considera, dopo Del Vecchio, il patto di consultazione, di cui Doris viene considerato capofila. Il consistente anticipo con il quale è stato aperto il problema della lista, sin dallo scorso aprile-maggio, dimostra l’importanza che viene attribuita alle soluzioni e va anche al di là degli uomini, pur essendo in forse, almeno per ora, il rinnovo per un altro triennio dell’amministratore delegato Philippe Donnet il quale, nei mesi scorsi, ha molto tenuto a informare, con un articolo sul Corsera irritualmente di suo pugno, del riconoscimento ottenuto della cittadinanza italiana. Nelle cronache già compaiono notizie, non si sa al momento quanto affidabili, di nomi di manager che potrebbero succedere a Donnet.

Naturalmente, se avvicendamenti vi saranno, essi saranno, dovranno essere, espressione, innanzitutto, di mutamenti e innovazioni nella strategia della Compagnia. Questo è l’aspetto nodale che deve apparire con nettezza nella posizione di chi critica l’ipotesi della lista del consiglio e, probabilmente, non condivide proprio una eventuale conferma dell’attuale amministratore delegato. Poi la proposta del successore deve chiaramente dare un segnale di netta distinzione per la qualità, il prestigio, la credibilità, la visione strategica. Ovviamente, non vi è di certo un Cuccia da sostituire, ma il miglioramento, non affatto impossibile, deve essere convincente. Si ritorna, dunque, all’impostazione strategica sottesa agli acquisti di cui si è detto. E’ doveroso darne informazione anche al mercato e agli investitori, rappresentando sia i movimenti nelle Generali sia quello in Mediobanca, nel caso in cui rispondessero a una visione unitaria ovvero evidenziando la distinzione dei due tipi di acquisizioni.

Più in particolare, per le Generali è fondamentale capire quali siano le posizioni su di un eventuale aumento di capitale del quale si parla ormai da un quindicennio, senza passare all’attuazione. Si tratterebbe, invece, di un’operazione che rinvigorerebbe la capacità competitiva del Leone, chiudendo un periodo di dismissioni e di netta distanza-inferiorità dalle compagnie concorrenti.

Ma chi oggi acquista azioni è disponibile a un’operazione della specie che, per gli annosi temporeggiamenti, potrebbe oggi essere definita «storica»? Insomma, su Generali e su Mediobanca, fondamentali intermediari nei quali i movimenti in corso potrebbero giudicarsi benvenuti, è fondamentale la parresia, nonché una opportuna informazione con riferimento alle strategie e agli organi. Sono, questi, fattori di trasparenza in grado di dare un carattere alle acquisizioni in corso che vada al di là del pur non aprioristicamente disprezzabile interesse di breve periodo. (riproduzione riservata)

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