Istat: nel 2020 Pil a -8,9%, in calo i consumi delle famiglie

Nel 2020 il Pil è sceso dell’8,9% e i consumi delle famiglie sono scesi  dell’11,0%

Nel 2020 il Pil ai prezzi di mercato è pari a 1.653.577 milioni di euro correnti, con un calo del 7,9% rispetto all’anno precedente. Il Pil in volume è sceso dell’8,9%.

Lo rileva l’Istat nel volume appena pubblicato “CONTI ECONOMICI NAZIONALI, 2018-2020”.

La caduta del Pil è stata accompagnata da una diminuzione in volume del 12,9% delle importazioni di beni e servizi; nel complesso, le risorse disponibili sono scese del 9,8%. Dal lato degli impieghi si registrano cali del 7,8% per i consumi finali nazionali, del 9,2% per gli investimenti fissi lordi e del 14,0% per le esportazioni di beni e servizi.

La spesa per i consumi delle famiglie

Nel 2020 la spesa per consumi finali delle famiglie residenti è diminuita, in volume, del 10,7%. Nell’ambito dei consumi finali interni, sia la componente dei servizi sia quella dei beni sono scese, rispettivamente del 16,5% e del 6,4%; gli incrementi hanno riguardato le spese per alimentari e bevande non alcoliche (+1,9%), per comunicazioni (+2,2%) e per abitazione, acqua, elettricità, gas ed altri combustibili (+0,6%); le maggiori flessioni si registrano nelle spese per alberghi e ristoranti (-40,6%), per trasporti (-24,5%), per servizi ricreativi e culturali (-22,5%) e per vestiario e calzature (-21,1%).

Nel 2020 il deflatore del Pil è aumentato dell’1,2%, quello degli investimenti dello
0,7% mentre quello della spesa delle famiglie residenti è diminuito dello 0,3%. Si è registrato un miglioramento nella ragione di scambio con l’estero, quale risultante di una flessione del deflatore delle esportazioni (-0,5%) inferiore a quella registrata per il deflatore delle importazioni di beni e servizi (-4,1%).

Il valore aggiunto nel 2020

Nel 2020 il valore aggiunto in volume dell’insieme dell’economia ha segnato un calo dell’8,7%, a sintesi di contrazioni del 6,3% nell’agricoltura, silvicoltura e pesca, del 10,9% nell’industria in senso stretto, del 6,4% nelle costruzioni e del 8,3% nei servizi. All’interno del comparto dei servizi, l’unico incremento si registra nei servizi di informazione e comunicazione (+1,8%); il calo più significativo ha riguardato il comparto che raggruppa commercio all’ingrosso e al dettaglio, riparazione di autoveicoli e motocicli, trasporto e magazzinaggio, servizi di alloggio e di ristorazione (-16,6%).

I CONTI NAZIONALI PER SETTORE ISTITUZIONALE

Nel 2020 il valore aggiunto a prezzi correnti generato nel complesso dell’economia nazionale, valutato ai prezzi base, è diminuito del 7,2% rispetto al 2019. A questa diminuzione hanno contribuito principalmente le Società non finanziarie (per il -5,0%) e, in misura meno rilevante, le Famiglie produttrici (per il -1,9%), mentre l’apporto degli altri
settori è stato trascurabile.

Nel 2020, le Società non finanziarie hanno subito un crollo del valore aggiunto ai prezzi base del 9,6%. Il risultato lordo di gestione ha mostrato una flessione meno incisiva (-8,5%): i redditi da lavoro dipendente erogati sono diminuiti in misura inferiore al valore aggiunto (-9,1%) ma si è registrato un forte incremento dei contributi alla produzione (+58,4%) e una riduzione del 16,9% delle imposte sulla produzione.

La quota di profitto (espressa come rapporto tra risultato lordo di gestione e valore aggiunto lordo ai prezzi base) è salita al 43,0% dal 42,5% dell’anno precedente. Gli investimenti fissi lordi sono diminuiti dell’11,6%, portando il tasso di investimento al 21,0% dal 21,5% del 2019.

Nel 2020 il valore aggiunto ai prezzi base delle Società finanziarie ha segnato una flessione del 5,0%. Anche per questo settore, la diminuzione meno marcata del risultato lordo di gestione (-4,3%) rispetto al valore aggiunto si deve alla contrazione delle imposte sulla produzione (-29,3% rispetto al 2019).

Nelle piccole imprese classificate nel settore delle Famiglie produttrici, il valore aggiunto ai prezzi base e il risultato lordo di gestione hanno entrambi subito una flessione del 10,6%. Questo settore, infatti, non ha beneficiato di una diminuzione delle imposte nette sulla produzione ma, soprattutto di interventi volti a sostenere, da un lato, direttamente il reddito degli imprenditori e, dall’altro, il mantenimento della capacità produttiva attraverso contributi in conto capitale.

Nel 2020, le amministrazioni pubbliche hanno messo in atto rilevanti interventi di redistribuzione a favore delle famiglie consumatrici (per un totale di circa 61 miliardi di euro), il cui reddito lordo disponibile ha registrato una diminuzione del 2,9% in valori correnti e del 2,6% in termini reali, ovvero di potere d’acquisto. Il contestuale crollo
della spesa per consumi finali (-11,0%) ha generato un deciso incremento della quota di reddito destinata a risparmio (propensione al risparmio) salita dall’8,0% del 2019 al 15,6%. L’attività di investimento in abitazioni ha segnato una diminuzione del 7,2%.

consumi delle famiglie