In Europa il 41% dei costi dei fondi va ai gestori

MENTRE IL 38% DEL TOTALE COMMISSIONI APPLICATE AI COMPARTI ATTIVI VIENE RETROCESSO A CHI EFFETTUA LA DISTRIBUZIONE
di Paola Valentini
In Europa i gestori dei fondi comuni trattengono il 41% del costo totale pagato dagli investitori al dettaglio. Emerge dallo studio dell’Efama (European Fund and Asset Management Association) che ha pubblicato oggi il suo ultimo rapporto sulle commissioni dei fondi «Perspective on the cost of Ucits». Lo studio analizza le spese dei comparti di risparmio gestito, concentrandosi sulle commissioni addebitate per i diversi servizi forniti lungo la catena del valore e distinguendo tra il costo del prodotto di cui sono direttamente responsabili i gestori e il costo totale a carico dei consumatori, che include gli oneri del fondo, nonché quelli di distribuzione e consulenza.

Il report è stato elaborato utilizzando i dati di Fitz Partners, una società di ricerca di fondi specializzata nel calcolo di commissioni dei fondi transfrontalieri domiciliati in Lussemburgo e Irlanda. La ricerca copre solo i fondi i cui costi di distribuzione e consulenza sono inclusi nella commissione pagata dagli investitori al dettaglio ai gestori di fondi prima di essere retrocessi ai distributori.

«Questo rapporto offre alcune prospettive approfondite sulla ripartizione dei costi tra i principali fornitori di servizi nel mercato dei fondi. Il fatto che i gestori trattengano in media solo il 41% del totale pagato dagli investitori al dettaglio significa che la maggior parte del costo a carico degli investitori viene utilizzata per finanziare l’amministrazione dei fondi, i servizi di deposito e altri, le tasse, la distribuzione e la consulenza», osserva Bernard Delbecque, senior director for economics and research dell’Efama.

Se il 41% della commissione addebitata copre le spese sostenute dalle società di gestione dei fondi nell’area dello sviluppo del prodotto e della gestione degli investimenti, una quota leggermente inferiore (38%) viene corrisposta ai distributori a titolo di compenso per la fornitura di consulenza e per l’intermediazione anche se, spiega Efama, ci sono casi in cui è inferiore a un terzo e casi in cui è più della metà del costo totale. Il restante 21% copre servizi di amministrazione, deposito, tasse e altre spese.

Numeri più bassi rispetto a quanto rilevava uno studio del 2018 della Consob sui fondi comuni aperti italiani nel periodo 2012-2016 secondo cui circa il 70% delle commissioni riconosciute alle società di gestione del risparmio era infatti assorbito dai costi di distribuzione. Nel frattempo, però, è arrivata la Mifid II che, come nelle intenzioni, ha contribuito a mettere un limite alle commissioni dando maggiore trasparenza ai sottoscrittori.

Lo studio dell’Assogestioni europea rileva anche che il costo medio semplice dei fondi a gestione attiva offerti agli investitori al dettaglio è attualmente dell’1,68%, ma varia a seconda della tipologia: 1,96% per gli azionari, 1,34% per gli obbligazionari e 1,76% per i fondi multi-asset. Efama conferma anche che gli indicizzati hanno, in media, costi inferiori rispetto ai fondi a gestione attiva, perché la replica di un indice implica un intervento minore da parte del gestore del fondo. Tuttavia, attraverso le retrocessioni, i distributori di comparti indicizzati ricevono una percentuale simile del costo rispetto a quelli che collocano fondi a gestione attiva (38%).

Dalle elaborazioni di Efama inoltre emerge che un investimento di 1.000 euro effettuato a fine 2009, in parti uguali, in un fondo azionario retail a gestione attiva e in un azionario indicizzato ha portato, in media, a un valore netto di 2.530 euro dopo dieci anni. Per beneficiare di questa performance, l’investitore avrebbe pagato 76 euro alla società di gestione del fondo, 76 euro al distributore e 43 euro agli altri fornitori di servizi, in dieci anni. Per mettere in prospettiva questi costi Efama osserva che un abbonamento a un tipico servizio di musica digitale, podcast o video costa almeno 9,99 euro al mese o 1.199 euro per dieci anni.

«Questo rapporto mostra anche che i fondi di investimento per i quali i costi di distribuzione e consulenza sono inclusi nella commissione pagata ai gestori di fondi non sono necessariamente più costosi dei fondi per i quali tali costi sono esternalizzati. Consigliamo pertanto alla Commissione di prestare attenzione quando si considerano possibili modifiche ai modelli di distribuzione dell’Ue esistenti e di sottolineare la necessità di una valutazione completa di tutte le opzioni considerate», avverte Tanguy van de Werve, direttore generale dell’Efama. (riproduzione riservata)
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