I due schieramenti in vista dello scontro in assemblea

BOROLI-DRAGO FEDELI A MEDIOBANCA, MENTRE BENETTON E CRT POTREBBERO PREFERIRE DEL VECCHIO E CALTAGIRONE. FONDI DECISIVI
di Luca Gualtieri
Se dopo il vertice di ieri il compromesso tra Mediobanca e i soci privati appare sempre più lontano, nella compagine societaria delle Generali andranno presto a delinearsi gli schieramenti in vista dell’assemblea del 2022. Anche se la scadenza può ancora apparire lontana e nelle prossime settimane i tentativi di dialogo non mancheranno, l’intensificarsi dello scontro potrebbe rapidamente rinsaldare vecchie alleanze e crearne di nuove, forse perfino di inedite, da qui ad aprile. Occorre in primo luogo ricordare che lo statuto predisposto un paio di anni fa, introducendo il sistema di governance monistico, ha previsto posti in consiglio non solo per una ma per due liste di minoranza, aumentando così il tasso di rappresentatività dell’azionariato.

Se è plausibile che una formazione venga presentata come sempre da Assogestioni per conto degli investitori istituzionali, la rottura consumatasi ieri rende assai probabile la discesa in campo di una lista Caltagirone-Del Vecchio. Chi potrebbe appoggiarla? Nel presentare il patto di consultazione sull’11% del capitale i due imprenditori hanno lasciato intendere di essere aperti ad alleanze con altri azionisti. Tra questi potrebbero esserci i Benetton che oggi sono il quarto socio delle Generali al 3,97% e che sono sinora rimasti lontani dalle partite relative alla governance della compagnia. Alla compagine potrebbero unirsi anche la Crt che con il suo 1,3% è la principale fondazione azionista dopo lo scioglimento dell’alleanza con Ferak. A Mediobanca dovrebbero invece restare fedeli i Boroli-Drago che oggi hanno l’1,7% del capitale e un rappresentante nel board nella persona di Lorenzo Pellicioli, intenzionato però a lasciare la compagnia a fine mandato. Se queste sono oggi le alleanze più probabile, resta tuttavia molto difficile prevedere l’esito della disfida assembleare. Non tanto perché l’ago della bilancia sarà ancora una volta rappresentato dagli investitori istituzionali, che oggi detengono la maggioranza delle azioni Generali, quanto perché il livello di consenso attorno alle liste dipenderà dalla qualità delle candidature che queste saranno in grado di esprimere.

Se la maggioranza dei consiglieri ha deciso di scommettere sull’uscente Donnet, gli sfidanti non hanno ancora ufficializzato le proprie scelte. A quasi sei mesi dalla presentazione delle liste i nomi circolati sul mercato, dall’attuale ad di Poste Italiane Matteo Del Fante all’executive chairman di Axa Investment Managers Marco Morelli fino al ceo di Zurich (ed ex ad delle Generali) Mario Greco, sembrano troppo prematuri sebbene il novero dei potenziali ceo con passaporto italiano non sia molto più ampio.

Di certo l’individuazione di amministratori in grado di soddisfare il mercato e i regolatori sarà la sfida più impegnativa per Caltagirone e Del Vecchio. Una sfida che adesso non possono permettersi di perdere. (riproduzione riservata)

Fonte: logo_mf