Con il Covid in Europa nuovi npl per 1.200 miliardi

DOPO LA PANDEMIA BAIN PREVEDE UN’ONDATA DI CREDITI DETERIORATI. MA LE BANCHE POSSONO CONTRASTARLA CON CINQUE STRATEGIE

di Luca Gualtieri
Mentre le economie europee si preparano alla ripresa più significativa dal secondo dopoguerra, la maggior parte delle banche porta ancora le cicatrici del Covid-19. Ora gli istituti devono prendere una decisione importante, scegliendo se sfruttare la crisi come catalizzatore per rilanciare il proprio business o perpetrare il proprio modello attuale nella speranza di una ripresa inerziale. Sono questi i temi al centro del nuovo report che Bain & Company ha dedicato alla asset quality delle banche europee all’indomani della pandemia. «Le banche oggi hanno un’opportunità unica di ripensare ai propri modelli, con l’obiettivo di assicurarsi una crescita redditizia», commenta Roberto Frazzitta, partner di Bain & Company e co-autore del report. «E’ chiaro come le banche europee debbano affrontare la sfida incombente di un aumento dei crediti in sofferenza, ma è necessario che guardino anche oltre, accelerando la digitalizzazione e lavorando sulla sostenibilità, in modo che diventi veramente centrale nel loro business. Prevediamo», continua Frazzitta, «che il flusso di npl in tutta Europa – tra la fine del 2021 e il 2022, cioè nel momento in cui i governi nazionali sospenderanno le misure eccezionali sui prestiti – possa toccare una cifra compresa tra 0,9 e 1,2 trilioni di euro. In Italia storicamente il flusso di npl è particolarmente correlato alla decrescita del Pil: per questo motivo anche nel nostro paese la magnitudo sarà importante. Si tratta di un’ondata di portata considerevole, ma gestibile se le banche assumono un atteggiamento proattivo». Gli istituti, infatti, avranno bisogno di identificare gli asset del loro portafoglio prestiti maggiormente sottoposti a stress, raggrupparli in cluster e immaginare un programma su misura per affrontare ciascun cluster. «Oltre a questo tema abbastanza urgente, le banche europee devono fare i conti con altre preoccupazioni, avendo sofferto per anni di un basso rendimento del capitale, con il roe in calo ulteriormente nel 2020 e il cost-income ratio rimasto bloccato in media a circa il 66%», aggiunge Giulio Naso, partner di Bain & Company e co-autore del report. Per gestire queste preoccupazioni strutturali, una volta sviluppato un piano solido sul tema npl, le banche dovrebbero concentrarsi in particolare su cinque aree: spingere sulla digitalizzazione accelerando gli investimenti nelle aree che contano di più per i clienti e per la redditività dell’istituto; controllare i costi in modo sostenibile attraverso un uso più intelligente della tecnologia, della digitalizzazione e degli strumenti di automazione; trovare nuove strade per la redditività sfruttando al meglio le opportunità che possono emergere dalla ripresa; trasformare la sostenibilità in una proposta commerciale, valorizzando i prodotti e la consulenza relativi a questioni come la decarbonizzazione e il rischio climatico; accelerare il consolidamento. Riguardo a quest’ultimo aspetto il report di Bain osserva che, se dal 2019 i primi tre player di ogni mercato nazionale hanno meno del 50% dei depositi, il ritmo delle operazioni di M&A è destinato a salire. (riproduzione riservata)

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