Chi comanda a Trieste

Generali contese La salita di Piazzetta Cuccia al 17,2% della compagnia riapre il capitolo di chi controlla la prima assicurazione italiana. Attesa per le prossime mosse dei pattisti, che intanto cercano il super-manager
di Anna Messia
Chi controlla le Generali? La compagine azionaria della compagnia nasconde, come un cavallo di Troia, un socio in grado di condizionarne strategia e governance? La domanda forse più vecchia della finanza italiana è tornata a circolare dopo l’ultima zampata di Mediobanca. Giovedì 23 Piazzetta Cuccia ha annunciato un’operazione di prestito titoli sul 4,42% del Leone proprio a pochi giorni dalla decisiva riunione del cda sulla lista. L’effetto sorpresa della salita al 17,22% almeno fino all’assemblea è stato dirompente non solo per il mercato ma anche per gli altri azionisti della compagnia che l’anno prossimo affronterà il cambio di vertice. Rafforzando la presa su Trieste, grazie ai buoni servigi di un istituto internazionale, Mediobanca potrà meglio tutelare un investimento che vale quasi 3,7 miliardi e contrastare più efficacemente quella destabilizzazione di cui parlava la nota diramata giovedì 23.

Senza dubbio la strategia ha l’effetto immediato di scompaginare i piani dei pattisti certificando il primato di piazzetta Cuccia, ma ripropone anche a mercato, istituzioni e regolatori la questione del ruolo che la merchant milanese ha nella governance delle Generali. Una questione antica, se è vero che il primo a porla fu negli anni 80 l’ex presidente del Leone, Cesare Merzagora. Uno sviluppo assai più recente è stato l’intervento dell’Antitrust di Giuseppe Tesauro nell’ambito della fusione tra la Fondiaria e la Sai. Sulla vicenda già nel 2009 si è espresso il Consiglio di Stato, affermando la competenza della Commissione Ue in merito alla concentrazione. Se infatti – è stato il ragionamento del giudice – l’Antitrust ha accertato l’influenza dominante di Mediobanca sulle compagnia triestina, «l’accertamento di tali rapporti di fatto imponeva di includere, ai fini del calcolo del fatturato, anche quello di Generali, il che, come è pacifico, determina la competenza della Commissione Ue», spiegava il provvedimento, che non smontava però la questione del controllo. Oggi, con piazzetta Cuccia proiettata oltre il 17% e i pattisti pronti ad appellarsi alle istituzioni italiane ed europee per contrastare l’avanzata, il tema sembra destinato a riproporsi.

Il mercato si chiede intanto quale sarà la prossima mossa dei pattisti. Se pure, come pare probabile, i Benetton decideranno nei prossimi giorni di portare le loro azioni al patto sottoscritto dai due imprenditori (cui ha già aderito Crt) la quota complessiva salirà al 16,5%, comunque inferiore al 17,22% di Mediobanca, che tra l’altro può godere anche del sostengo dell’1,7% di De Agostini. Probabile che sia Del Vecchio sia Caltagirone, forti della loro liquidità, continueranno ad arrotondare le quote, come già fatto negli ultimi giorni, ma anche questo difficilmente basterà per raggiungere Piazzetta Cuccia, a meno che i due imprenditori non decidano di chiedere azioni in prestito replicando la mossa di Mediobanca anche se, a sentire il mercato, di pacchetti rotondi come quello opzionato dalla banca guidata da Alberto Nagel non ce ne sarebbero più molti a disposizione.

Intanto Piazzetta Cuccia va dritta per la sua strada, intenzionata a presentare una lista che sia espressione del cda, anche se con il voto contrario degli azionisti riottosi. Una spaccatura che è stata evidente ancora una volta venerdì 23, con tre dei sette membri del comitato nomine (Francesco Gaetano Caltagirone, Romolo Bardin e Sabrina Pucci) che hanno votato contro, contestando sia l’eventuale messa a punto di una task force di indipendenti (ipotesi che pare tuttavia tramontata) sia il fatto stesso di procedere a maggioranza sulla lista del cda. Un passaggio su cui avrebbero nuovamente sollecitato un parere della Consob, che insieme alle altre autorità di controllo, Ivass e Banca d’Italia con un ruolo di coordinatrice, sta seguendo passo passo l’evoluzione della guerra che si è aperta a Trieste. Intanto, tra le poche certezze che ruotano intorno a questa partita, c’è il fatto che lunedì 27 si riunirà di nuovo il cda della compagnia di Trieste con l’obiettivo di avviare la definitivamente messa a punto di una lista del board che preveda la conferma di Donnet come ceo, dopo che il notaio e giurista Piergaetano Marchetti, chiamato da Generali, avrebbe avallato la possibilità di presentare una lista del consiglio di amministrazione a maggioranza, senza necessità di unanimità, come pure la designazione di un comitato di consiglieri indipendenti per stilarla. Una riunione, neanche a dirlo, che si preannuncia infuocata mentre gli spazi per arrivare a un compromesso continuano a ridursi anche perché, paradossalmente, a questo punto, un accordo tra le parti potrebbe costringere gli azionisti a lanciare un’opa sulla compagnia.

Se appare ormai sempre più probabile che le liste per il rinnovo del consiglio di amministrazione di primavera saranno tre, quella del cda, quella dei soci riottosi e quella dei gestori di Assogestioni, l’altro grande interrogativo del mercato è capire quale programma e soprattutto quale nuovo ceo i pattisti presenteranno al mercato per tentare di accaparrarsi i voti destinati a fare la differenza (poco meno del 40%). Dopo che Matteo Del Fante ( Poste Italiane), Mario Greco (Zurich) e Marco Morelli ( Axa Im) avrebbero fatto un passo indietro, il radar dei pattisti, che chiedono un cambio di passo netto nella gestione di Trieste, si sarebbe spostato su altri manager di primo piano, come Corrado Passera ( Illimity), Fabrizio Palermo (ex Cdp), Alberto Minali (promotore di Revo ed ex Generali e Cattolica) e Claudio Costamagna (per la presidenza).

Per ora solo voci, con la partita che resta lunga e promette nuovi colpi di scena. Quanto a Mediobanca, gli occhi del mercato sono puntati sull’assemblea del 28 ottobre. Il termine per presentare integrazioni all’ordine del giorno è fissato per l’8 ottobre, una decina di giorni dopo il board di Generali. Nel caso in cui la spaccatura tra gli azionisti venisse confermata, lo scontro potrebbe produrre effetti concreti anche in Piazzetta Cuccia. Tanto più che nel frattempo Caltagirone potrebbe essersi proiettato al 5% grazie all’esercizio delle opzioni comprate a luglio e Del Vecchio potrebbe aver raggiunto il 19,99%. Nel frattempo sul mercato hanno iniziato a circolare ipotesi di un’opa su Mediobanca dei due azionisti-imprenditori con la regia di una banca americana. Ma la suggestione viene liquidata come una boutade dagli analisti finanziari.
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