Il caso Generali a Palazzo Chigi

IL PREMIER DRAGHI INFORMATO DEL PATTO DEL VECCHIO-CALTAGIRONE. CONSOB MONITORA
di Anna Messia
Prende il via oggi il primo vero confronto per il rinnovo del consiglio di amministrazione Generali. Nel pomeriggio si terrà una riunione informale dei consiglieri non indipendenti della compagnia assicurativa in vista del cda del 27 settembre che dovrà discutere nel merito dell’eventuale messa a punto di una lista del consiglio alla luce della scadenza del prossimo aprile. Una riunione alla quale prenderà parte l’intero cda, con un’esclusione di peso, quella del group ceo Philippe Donnet che è l’unico consigliere esecutivo. E l’appuntamento è particolarmente atteso dopo che nel fine settimana i principali azionisti privati della compagnia, Francesco Gaetano Caltagirone (che ha poco più del 6%) e Leonardo Del Vecchio (che detiene il 5%) sono venuti allo scoperto con la firma di un patto di consultazione per unire la loro voce sull’impronta da dare al nuovo consiglio. I due soci, che ad oggi hanno in mano circa l’11% dell’assicurazione, hanno più volte dichiarato di volere un cambio radicale al vertice della compagnia riferendosi, in particolar modo al ceo Donnet il cui operato è difeso invece da Mediobanca, che di Generali ha il 13%, alla luce dei buoni risultati raggiunti dal manager in questi anni. A partire dal total shareholder ratio che, fanno notare da Piazzetta Cuccia, è stato più alto dei competitor. Per i due imprenditori , che chiedono un’accelerazione sulla crescita di Generali, non è però abbastanza e non perché non siano soddisfatti del lavoro fatto in questi anni da Donnet ma perché appaiono convinti che il gruppo debba mettere in atto una strategia più incisiva in termini di crescita e acquisizioni, per recuperare la strada persa nei confronti di competitor come Allianz (che ha comprato un po’ in tutto il mondo) o Axa (che ha speso 12 miliardi solo su XL). Di fatto, ad oggi, le posizioni restano decisamente distanti con il mercato che potrebbe rappresentare l’ago della bilancia. Mediobanca (che dalla sua avrebbe l’1,2% della famiglia Boroli-Drago) continua a sostenere la ricandidatura di Donnet e al più potrebbe aprirsi alla nomina di un direttore generale da affiancare al ceo. Mentre i due imprenditori ribadiscono la necessità di una svolta radicale, con i nomi di possibili sostituti di Donnet che si rincorrono già da settimane sul mercato (da Mario Greco a Matteo Del Fante). Una situazione che appare incerta, con il titolo che ieri ha chiuso con una crescita dell’1,26%, a 17,65 euro, e a seguire da vicino il caso ci sono le autorità di controllo, sia Ivass sia Consob, che monitorano con attenzione anche l’eventuale ingresso di altri soci nel patto, come i Benetton (3,97%) e Crt (1,8%). Anche Palazzo Chigi, secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, informata dei fatti dai due imprenditori, segue attentamente la partita. Se da una parte i due azionisti possono rappresentare una garanzia sulla tenuta della compagnia in mani italiane davanti ad eventuali avances di competitor stranieri (su cui il governo potrebbe però valutare l’utilizzo del golden power) dall’altra il Leone è uno dei principali investitori nel debito pubblico italiano, con 60 miliardi di Btp in pancia. (riproduzione riservata)

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