Gli assicuratori marittimi dovranno fare i conti con la crisi dei container

L’emergenza sanitaria ha creato pressione sulle supply chain, mettendo in crisi anche gli assicuratori marittimi, che si trovano di fronte alle crescenti difficoltà del mercato

A più di un anno e mezzo dall’inizio della pandemia, la pressione sulle supply chain mondiali non è diminuita poiché la vasta rete di distribuzione delle merci, inclusi porti e navi, permane in uno stato di gran confusione.

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Una situazione potenzialmente catastrofica per gli assicuratori marittimi

L’emergenza sanitaria ha causato ritardi nelle consegne e fatto innalzare alle stelle i costi di trasporto. Una situazione potenzialmente catastrofica per il settore marittimo, ma con conseguenze molto pesanti anche per le imprese, i consumatori e le compagnie di assicurazioni.

Jonathan Moss, head of marine and trade di DWF Group Limited, ha dichiarato a Insurance Business che “Le supply chain hanno dovuto scontare pesanti interruzioni a livello globale dopo l’esplosione della pandemia, a causa della carenza di container. Tra la chiusura delle fabbriche, i blocchi alla mobilità nei periodi di lockdown e il fermo dei porti, molti container vuoti sono stati lasciati all’interno delle aree portuali e la quantità di navi in mare si è drasticamente ridotta. Inoltre, restrizioni più severe, personale minimo, insieme alla crisi di container, hanno causato problemi catastrofici per l’industria navale”.

Moss ha aggiunto che mentre la Cina, paese esportatore della maggior parte dei container utilizzati in tutto il mondo, si è ripresa dalla pandemia, solo un numero relativamente piccolo di spedizioni è arrivato a destinazione secondo le tempistiche previste, a causa delle rigide procedure adottate nei periodi di lockdown negli Stati Uniti Unione Europea.

La “tempesta perfetta” del blocco del Canale di Suez a marzo e altri eventi legati alla pandemia come la chiusura parziale per 2 settimane del porto cinese di Ningbo-Zhoushan – il terzo porto più trafficato del mondo – dopo che un lavoratore portuale non hanno fatto altro che appesantire ulteriormente la situazione.

Ciò ha causato ritardi significativi per le spedizioni – ha spiegato Moss – allungando i tempi di consegna di settimane e talvolta di mesi per via della chiusura dei porti o della forza lavoro ridotta”. Se questa situazione critica ha inciso maggiormente sulle compagnie di trasporto, le attività di vendita retail e i consumatori, va anche a impattare sulle compagnie di assicurazioni che vengono chiamate in causa quando il carico non viene consegnato o viene contaminato per via del ritardo di consegna, oppure addirittura perso tra le montagne di container accatastati nei porti di tutto il mondo.

Gli ultimi dati dell’indice mondiale dei container (world container index) della Drewry Shipping, con sede a Londra, hanno rivelato che il costo composito della spedizione di un container da 40 piedi su otto principali rotte est-ovest ha raggiunto 10.374,64 dollari nella settimana fino al 16 settembre, in aumento del 323% rispetto a un anno fa.

Anche lo shopping dei consumatori è stato influenzato dalla crisi dei container. “La fornitura costante di merci si è interrotta per molte aziende – ha detto Moss – poiché i tempi di carico di merci sulle navi sono diventati infiniti per via del sovraffollamento di container nei porti, in particolare in Cina e negli Stati Uniti. Da un lato si fa fatica a reperire i container, dall’altro i container accumulati nei porti ne rallentano l’operatività causando gravi danni al commercio mondiale”. Moss ammette di non essere troppo ottimista su una risoluzione rapida di questa crisi. “Ci vorrà del tempo prima che le supply chain possano tornare alla normalità. La verità è che l’industria dello shipping non riesce a tenere il passo con la domanda. Deve diventare più resiliente ai cambiamenti imprevisti, attraverso l’adozione di nuovi modelli organizzativi con tecnologia blockchain e contratti smart”.