Tempo di futurismo agricolo

di Mariangela Latella
Negli stessi giorni in cui Amazon sperimenta sul mercato Usa il primo drone per le consegne – denominato ‘Amazon Prime Air’ e abilitato dalla Federal Aviation Administration – e Walmart segue a rotta di collo, coi primi test su un proprio drone, in Italia l’e-commerce fa un grande balzo in avanti, dopo la spinta propulsiva data dal Covid. Ieri, in diretta streaming da Roma, è stata presentata la partnership tra Alibaba e Cia Agricoltori Italiani. Accordo che metterà a disposizione delle pmi agricole una pletora di 20 mln di buyers flottanti sulla piattaforma cinese, provenienti da tutto il mondo, specie dalla Cina. Non solo. Il colosso fondato da Jack Ma nel 1999 sta per chiudere anche un accordo con Ice Agenzia, per la creazione della piattaforma di supporto alle fiere italiane, il cui progetto è stato anticipato il 9 settembre scorso da ItaliaOggi. Le fiere avranno così, accanto al trade show reale, anche una vetrina virtuale amplificata dal potenziale di visitatori offerto da Alibaba e dal suo portfolio consolidato di buyer internazionali. Vetrina, questa, che ha già fatto gola a Bologna fiere che ha già chiuso un accordo simile per i propri eventi: Sana e Marca e Cosmoprof. Dunque, Alibaba sta radicando sempre di più la sua presenza nella penisola, dopo l’accordo di due anni fa col Mipaaf, per la tutela di Dop e Igp in Cina e l’inaugurazione di una sede italiana.

«La nostra mission in Italia», spiega, in esclusiva a ItaliaOggi, Rodrigo Cipriani Foresio, general manager Alibaba Group South Europe, «è di incrementare l’export verso la Cina di prodotti agroalimentari locali. In due anni e grazie ad una serie di partnership mirate, abbiamo già messo insieme un parterre di circa 1.500 aziende italiane, di cui un centinaio del settore agroalimentare ma l’obiettivo è arrivare nel medio periodo a 10 mila». Tra i brand nostrani su Alibaba ci sono Davia (passata di pomodoro), Parmacotto, Frantoi Cirulli, Ambrosi, Manaresi Caffè espresso, ecc.

Il partner strategico per il piano di espansione in Italia, è Adiacent azienda toscana che offre supporto e consulenza alle pmi, che vogliono approcciare il mondo ecommerce del colosso asiatico; mentre sul fronte normativo, la Cina ha appena creato, dal 2019, uno scivolo legale per agevolare il cosiddetto e-commerce crossborder.

Sul versante competitivo, invece, Alibaba per il momento non sembra interessato a rompere le uova nel paniere ad Amazon in Italia: il colosso Usa dell’home delivery con i suoi hub logistici ha di fatto «colonizzato» la fascia nord e centro occidentale del Paese lasciando scoperti Sud e regioni orientali. «Abbiamo modelli di business differenti», precisa Foresio; «Amazon acquista i prodotti che vende e ne cura la logistica; noi siamo un market place, una fiera permanente aperta 365 giorni l’anno, dove il venditore gestisce personalmente i propri contatti e le transazioni vengono fatte off-line. Se il nostro giro d’affari italiano dovesse raggiungere soglie interessanti, potremmo anche valutare di costruire hub logistici. Al momento, sono le singole aziende che si occupano della logistica per la vendita dei propri prodotti». In questo senso l’intesa con Cia servirà a implementare l’attività degli esportatori agroalimentari, che prima del Covid avevano visto crescere l’export del Belpaese del 6,9% (primo bimestre 2020). «L’accordo», chiosa Dino Scanavino, presidente nazionale Cia, «non è un’iniziativa commerciale, ma un sistema di accompagnamento per il percorso di digitalizzazione e internazionalizzazione delle aziende agricole italiane, che rientra nel quadro di aiuti pubblici previsti dal Green New Deal per lo sviluppo sostenibile».

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