L’Ue vuole disciplinare le cripto

Le stablecoin come Libra (Facebook) saranno vigilate dall’Autorità bancaria europea (Eba). In vista un aggiornamento della Psd2 per equiparare big tech e istituti di credito nei pagamenti
di Francesco Bertolino

L’Unione europea vuole disciplinare le criptovalute. Ieri la Commissione ha presentato la proposta di un Regolamento dei mercati dei cripto-asset (MiCA) con l’obiettivo di favorire l’innovazione, proteggendo gli investitori e salvaguardando la stabilità finanziaria. Nell’insieme il piano mira a istituire e centralizzare il controllo sul Bitcoin e le altre valute digitali. Le autorità nazionali competenti avranno il compito di verificare il rispetto degli obblighi di trasparenza imposti agli emittenti di criptovalute, mentre i fornitori di servizi ancillari (custodia, compravendita e cambio) dovranno essere autorizzati a operare dalle medesime autorità e disporre di una presenza fisica nell’Unione europea. Per le cosiddette stablecoin, ossia le cripto agganciate a monete fiat, il regime sarà rafforzato, considerata la loro rilevanza sistemica. Le criptovalute come Libra di Facebook saranno autorizzate e vigilate dall’Autorità bancaria europea (Eba). A tali condizioni criptovalute, stablecoin e fornitori di servizi potranno ottenere un passaporto europeo e quindi «circolare» liberamente in tutti e 27 i Paesi membri, indipendentemente dallo Stato di residenza o di autorizzazione.
Se la proposta della Commissione riceverà l’approvazione di Parlamento e Consiglio Ue, non è chiaro quale sarà il destino delle criptovalute già in circolazione, soprattutto se prive di un comitato di gestione come la più famosa di esse, il Bitcoin. Con ogni probabilità, poi, Facebook dovrà rimandare il lancio in Europa di Libra, previsto nel 2021, in attesa dell’approvazione del regolamento a Bruxelles (cosa che può richiedere anni).Nel frattempo, la Commissione ha delineato anche una strategia per la finanza digitale e una per le transazioni digitali che nel complesso rappresentano un aggiornamento della Psd2, la seconda direttiva sui pagamenti entrata in vigore in Italia l’anno scorso. La riforma punta ad accelerare l’integrazione del mercato dei pagamenti europeo, facilitando per esempio quelli istantanei fra un Paese membro e l’altro. Ciò dovrebbe consentire ai consumatori di fruire di prodotti finanziari transnazionali e alle startup fintech di crescere. Infine, ha spiegato la Commissione, la strategia «ha l’obiettivo di assicurare parità di condizioni tra i fornitori di servizi finanziari, che siano banche tradizionali o compagnie tecnologiche: stessa attività, stessi rischi, stesse regole». Bruxelles intende così rispondere alle preoccupazioni degli istituti di credito europei che da tempo lamentano la concorrenza sleale delle big tech americane, sempre più invadenti in ambito finanziario. «Un innovativo mercato digitale unico per la finanza comporterà benefici per gli europei», ha sottolineato il vicepresidente della Commissione, Valdis Dombrovskis, «e sarà cruciale per la ripresa economica, offrendo prodotti migliori per i consumatori e aprendo nuovi canali di finanziamento per le imprese». (riproduzione riservata)

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