Welfare aziendale in accelerata

I costi esterni dei programmi di welfare aziendale possono essere interamente coperti grazie al contributo del Fondo per le politiche della famiglia. Il bando «Conciliamo», pubblicato dal dipartimento per le politiche della famiglia della presidenza del consiglio dei ministri, consente di accedere a un contributo fino all’80% delle spese ammissibili, ma il cofinanziamento del 20% può essere rappresentato anche da risorse umane, beni e servizi messi a disposizione dalle imprese. Asili nido aziendali, ambulatori al servizio dei lavoratori, banche del tempo e incentivi economici per la natalità sono solo alcune delle misure che le aziende possono mettere in piedi per ottenere il finanziamento. I programmi possono anche attuare misure per la mobilità sostenibile, creazione di servizi per agevolare il disbrigo di pratiche per i dipendenti, programmazione dello smart working e stipula di convenzioni a beneficio dei lavoratori.

Il fondo è accessibile direttamente da parte di aziende con almeno 50 lavoratori a tempo indeterminato; le aziende più piccole potranno aspirare al contributo solo se parteciperanno ad aggregazioni con un capofila con almeno 50 lavoratori. Accesso singolo o aggregato. Possono presentare domanda di finanziamento le imprese e le società cooperative aventi almeno 50 lavoratori e lavoratrici dipendenti a tempo indeterminato nelle sedi legali presenti sul territorio nazionale. Possono inoltre presentare domanda di finanziamento i consorzi e i gruppi di impresa purché tutti i partecipanti al soggetto collettivo abbiano i requisiti richiesti dal bando e purché almeno il capofila dei consorzi e dei gruppi di imprese abbia almeno 50 dipendenti a tempo indeterminato. Le imprese possono partecipare anche in forma associata con altri soggetti costituendosi in associazione temporanea di scopo (Ats). In caso di ammissione, il finanziamento sarà erogato al capofila e da quest’ultimo ripartito tra i soggetti partecipanti, in base a quanto dichiarato nella domanda. Le condanne penali impediscono l’accesso. Ciascuna impresa partecipante dovrà dichiarare di possedere i requisiti previsti dal bando. In particolare, dovrà dichiarare di aver restituito o depositato in un conto vincolato le agevolazioni pubbliche godute per le quali è stata eventualmente disposta la restituzione da parte di autorità nazionali e/o regionali e/o comunitarie. Dovrà anche dichiarare di non aver subito sanzioni definitivamente accertate che comportino l’esclusione da agevolazioni, finanziamenti e contributi e di essere iscritta al registro delle imprese presso la Camera di commercio territorialmente competente.

Potranno accedere ai fondi solo le imprese con sede legale principale o secondaria sul territorio nazionale, peraltro non sottoposte a procedure di liquidazione, compresa la liquidazione volontaria, fallimento, concordato preventivo, amministrazione controllata, e che non hanno in corso un procedimento propedeutico alla dichiarazione di una di tali situazioni. Le imprese dovranno dichiarare di non aver ricevuto sanzioni che comportano il divieto di contrarre con la pubblica amministrazione e di non aver subìto condanna, con sentenza definitiva o decreto penale di condanna divenuto irrevocabile o sentenza di applicazione della pena su richiesta, ai sensi dell’articolo 444 c.p.p., per i reati richiamati dall’articolo 80, commi 1, 2, 4 e 5, del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, nonché violazioni delle norme in materia di contributi previdenziali e assistenziali, oltre a non avere in corso procedimenti penali per gli stessi reati. L’impresa non deve avere a proprio carico procedimenti pendenti per l’applicazione di una delle misure previste dalla normativa antimafia e non deve essersi resa colpevoli di false dichiarazioni nei rapporti con la Pubblica amministrazione. Contributo fi no a 1,5 milioni di euro. La dotazione finanziaria del bando è pari a 74 milioni di euro.

Il finanziamento pubblico è erogato a valere sulle risorse del Fondo per le politiche della famiglia stanziate per l’esercizio finanziario 2019. La richiesta di finanziamento per ciascuna iniziativa progettuale deve essere compresa tra un minimo di 500 mila euro e un massimo di 1,5 milioni di euro. Sono escluse le richieste di risorse finanziarie inferiori al minimo e superiori al massimo, in ogni caso non viene presa in considerazione la quota di cofinanziamento. Domande entro il 15 ottobre 2019. Per accedere al finanziamento è necessario presentare la domanda entro le ore 12 del 15 ottobre 2019, via posta elettronica certificata all’indirizzo conciliamo@ pec.governo.it.

La domanda, unitamente alla documentazione richiesta dal bando, dovrà essere protetta da password, la quale dovrà essere successivamente comunicata al dipartimento. La domanda deve essere trasmessa esclusivamente da un indirizzo di posta elettronica certificata intestato al soggetto proponente o al capofila. Finanziabili progetti di welfare aziendale. Le proposte progettuali devono perseguire gli obiettivi di crescita della natalità, riequilibrio tra i carichi di cura tra uomini e donne, incremento dell’occupazione femminile, contrasto dell’abbandono degli anziani, supporto della famiglia in presenza di componenti disabili e tutela della salute. I progetti devono prevedere la prosecuzione e/o lo sviluppo delle azioni già intraprese e/o l’introduzione di nuove azioni di welfare.

Le azioni progettuali possono prevedere l’attivazione di reti con enti territoriali, aziende e parti sociali, intesi come partenariati o altri sistemi di partecipazione integrata di soggetti pubblici e privati alla progettazione, realizzazione o finanziamento di azioni per la conciliazione tra vita professionale e vita familiare, funzionali alla sostenibilità futura del progetto e all’impatto sul territorio in cui la rete e il proponente insistono. La durata delle azioni progettuali è fissata in 24 mesi e ai fini del computo della durata del progetto non sono presi in considerazione la rilevazione dei dati e le attività di studio finalizzati alla redazione del progetto.

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