Thomas Cook è un fallimento che finisce per riguardare tutti

di Sergio Luciano

Avete presente quei digitalebani, talebani del digitale, che sproloquiano vaticinando meravigliose e progressive sorti all’occupazione nell’era dell’hi-tech? Eccoli serviti dal crack di un nome storico del turismo mondiale, il tour-operator Thomas Cook, fallito pochi giorni fa, lasciando per strada circa mezzo milione di turisti. Ma prima di lui o insieme sono falliti tanti altri: in Germania Wave Reisen, Galavital e H&H Touristik; in Francia Aigle Azur, in Gran Bretagna The Holiday Place, e in Italia I Viaggi del Ventaglio, Valtur, Teorema, Eurotravel, Rallo Viaggi, Orizzonti, ma ancor prima Festival Crociere, Ventana, Club Vacanze, Parmatour, Going e Chiariva.
Basta così? Forse no. Forse ne vedremo ancora delle belle. Già: perché questa ecatombe di aziende tradizionali, che vendevano viaggi e biglietterie attraverso una rete di agenzie fisiche, ha premiato sostanzialmente solo due tour operator on-line globali, cioè Expedia e Booking, che hanno catalizzato gli acquisti su piattaforma digitale dei viaggiatori di tutto il mondo, scaricando su di essi la noia, il tempo, gli errori ed anche la complessità dell’auto-prenotazione on-line, attirandoli con la promessa di sconti che a conti fatti non ci sono più: basti, per accertarsene, arrivare a un passo dall’ultimo click necessario per l’acquisto nella selezione di un soggiorno, segnarsi il prezzo offerto, telefonare direttamente all’albergo e constatare che (semplicemente parlandosi al telefono con la reception) è possibile prenotare la stessa camera per lo stesso periodo a un prezzo più basso.
Perché in questo settore ecco il tranello: dopo aver fatto piazza pulita dei concorrenti tradizionali “off-line”, i big del turismo digitale hanno iniziato a praticare gli stessi prezzi, se non appunto più cari, che venivano praticati nella old economy. Fatta la clientela, arriva la stangata. Possiamo difenderci? In teoria sì, basta anzi poco; in pratica no, perché le abitudini sono abitudini, e ormai pensiamo che il fai-da-te digitale sia l’unico modo di comprare una vacanza, e neanche ci proviamo a fare all’antica.
E i dipendenti delle agenzie chiuse? A spasso, e senza possibilità di rientro: la percentuale di risorse umane occupate dalle piattaforme on-line è inferiore al 30% di quelle assorbite nelle vecchie reti fisiche di agenzie. Questo è il destino di tutti settori dell’economia che possono essere disintermediati da Internet. Il turismo è stato il secondo ad esseree colpito, dopo la musica; poi è toccato all’informazione, sta capitando adesso ad altri settori della distribuzione al dettaglio. Ma per i Soloni della digital valley tutto va bene, madama la marchesa.
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