Thomas Cook, in Italia danno da 300 mln agli hotel

di Claudio Plazzotta

A fine 2018 era andato in default il portale di prenotazioni alberghiere Hotel Quickly. E in questi giorni una doppietta che rischia di massacrare il comparto del turismo in Italia: il crac del tour operator inglese Thomas Cook, e quello del portale di prenotazioni Amoma.
Quest’ultimo ha raccolto i soldi degli ignari viaggiatori fino a pochi minuti dal fallimento, e poi, con una mail, ha avvisato tutti dei problemi, imputati, a loro dire, a grandi piattaforme come Trivago e Tripadvisor che sono sostanzialmente dei motori di ricerca che mostrano le offerte dei vari operatori, tra cui Amoma, pretendendo però ricche percentuali fissate in maniera unilaterale e per importi che uccidono le imprese.
I turisti in questi giorni sono completamente in balia degli eventi, arrivano negli alberghi dopo aver anticipato i loro importi ad Amoma (ne ho visti parecchi negli hotel di Roma) e si sentono rispondere di non aver alcuna prenotazione e di dover eventualmente pagare una seconda volta per accedere alle stanze. Un disastro ancora maggiore è quello provocato dal default di Thomas Cook, il tour operator inglese che al momento ha in giro per il mondo oltre 600 mila turisti.
Thomas Cook era abituato a saldare gli alberghi a 30 giorni, e le strutture italiane hanno ricevuto gli ultimi pagamenti a fine agosto per le prenotazioni di luglio. Perciò sono abbastanza certe che non incasseranno più nulla per le prenotazioni effettuale da Thomas Cook per agosto, settembre e ottobre. Un danno stimato da Federalberghi in 300 milioni di euro, che sarà un colpo durissimo per tutto il comparto, e che metterà in ginocchio soprattutto alcune strutture medio-piccole, per le quali i tre mesi da agosto a ottobre rappresentano il 70% del giro d’affari annuo.
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