T. Cook è fallito. Via ai rimpatri

Non ce l’ha fatta, Thomas Cook Group. Il tour operator britannico ha chiuso i battenti dopo che non è riuscito a trovare l’intesa sull’accordo di salvataggio con investitori e creditori. Il risultato del fallimento è che le autorità del Regno Unito stanno riportando a casa migliaia di clienti attualmente in vacanza. Circa 600 mila sono fuori dal Regno Unito.
Per la società è scattata la liquidazione giudiziaria e il gruppo è ora in mano a un curatore fallimentare. Tutte le attività, tra cui Thomas Cook Airlines, hanno cessato le operazioni e tutte le prenotazioni future sono state cancellate. Secondo Associated Press, le quattro compagnie aeree del gruppo saranno messe a terra e i suoi 21 mila dipendenti in 16 Paesi perderanno il lavoro.
Tra i viaggiatori ben 150 mila sarebbero inglesi, secondo la Civil Aviation Authority, l’Autorità per l’aviazione civile del Regno Unito. La Caa ha precisato che il processo di rimpatrio è cominciato ieri. Su Twitter clienti e dipendenti di Thomas Cook hanno espresso rabbia e sgomento per i voli cancellati, i piani di viaggio interrotti e le perdite di posti di lavoro.
«Vorrei scusarmi con i nostri milioni di clienti e con le migliaia di dipendenti, fornitori e partner che ci hanno supportato per molti anni», ha dichiarato l’ad di Thomas Cook, Peter Fankhauser, «è una giornata profondamente triste per l’azienda pioniere nei pacchetti turistici e ha reso il viaggio possibile a milioni di persone in tutto il mondo». Le autorità britanniche rimpatrieranno i viaggiatori che sarebbero dovuti tornare a casa tra ieri e il 6 ottobre, da destinazioni in Europa, Caraibi, Nord Africa, Usa e Messico su voli commerciali e Caa. Inoltre, rimborseranno alcuni voli sostitutivi effettuati in date successive. Il titolo è stato sospeso in borsa.
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