Riparte il fondo pensione pubblico, ma FondInps chiude

di Anna Messia

Suona come un assist a Pasquale Tridico il passaggio del programma di governo che prevede di incrementare il «fondo previdenziale integrativo pubblico» includendo la pensione di garanzia per i giovani. Era stato infatti il presidente dell’Inps, durante l’ultima relazione annuale dell’istituto a luglio scorso, a rilanciare l’idea di uno schema integrativo pubblico da affiancare a quello privato. Una strategia bocciata subito dai sindacati e che aveva fatto storcere il naso anche agli esponenti della Lega. Ora la questione è tornata sul tavolo del nuovo governo e tra gli esponenti del Pd ci sarebbe più di qualcuno favorevole alla manovra. Del resto già nel 2015 l’allora senatore Massimo Mucchetti presentò un disegno di legge per l’istituzione di «IntegraInps». Quel progetto intendeva consentire ai lavoratori di arrotondare la pensione ordinaria, ormai calcolata con il metodo contributivo, ma si arenò sulle divisioni all’interno del Pd. L’idea nasceva dalla volontà di far ripartire le adesioni, ferme al 30% della platea, offrendo ai lavoratori un’alternativa meno rischiosa e anche meno costosa rispetto alle proposte di mercato, non creando un fondo, ma prevedendo piuttosto versamenti aggiunti all’Inps, finanziati a ripartizione, evitando quindi di costituire nuovo debito in capo all’Inps. Il nuovo programma di governo parla invece espressa
mente della volontà di incrementare il fondo di previdenza integrativo pubblico. Ma l’unico oggi esistente è FondInps, che era stato creato nel 2007, quando ci fu il decollo del settore con la norma del silenzio-assenso, dedicato ai lavoratori che non avevano un contratto di riferimento. Uno strumento che si è però rivelato inefficiente, con un patrimonio di circa 80 milioni e 28 mila iscritti, di cui appena 6 mila attivi. Tanto che la legge di Bilancio 2018 ne ha previsto la soppressione e il passaggio delle posizioni individuali in un fondo più grande (probabilmente Cometa, il fondo dei metalmeccanici). Una decisione, quella di liquidare il fondo, che ha avuto il pronto sostegno del settore e pure della Covip, la commissione di vigilanza visti i numeri risicati. Anche perché la gestione amministrativa e finanziaria dell’ente è stata affidata all’estero, come previsto dalla legge, visto che l’Inps non ha le competenze per occuparsene. Dopo la legge di Bilancio 2018 era arrivato anche un decreto del ministero del Lavoro, che la scorsa primavera ha accelerato la liquidazione. Per tentare di bloccare quindi le macchine e salvare FondInps la nuova ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo, esponente M5S e madre del salario minimo e del reddito di cittadinanza, dovrà intervenire in corsa. Ma difficilmente potrà evitare le critiche del settore, che, come visto, si è espresso con forza contro un fondo previdenziale integrativo pubblico. (riproduzione riservata)

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