Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

 

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La strada verso le Generali passa per Mediobanca ed è al Leone di Trieste che Leonardo Del Vecchio starebbe guardando dando fuoco alle polveri nel più delicato crocevia della finanza italiana. Ieri Delfin, la cassaforte lussemburghese del presidente esecutivo di EssilorLuxottica, ha annunciato l’acquisto del 6,94% della merchant milanese, una mossa che ha spiazzato il mercato ma non i vertici della merchant milanese. Nei giorni scorsi sarebbe stato lo stesso Del Vecchio a informarne l’amministratore delegato Alberto Nagel nel corso di una telefonata che una fonte definisce «cordiale».
Cantieri aperti in Illimity per offrire ai clienti le polizze assicurative. I primi contratti preliminari sono stati firmati con il colosso del brokeraggio assicurativo Aon e con il gruppo svizzero Helvetia. Mentre è notizia di ieri che la banca fondata e guidata da Corrado Passera ha finanziato per 110 milioni di euro (senior financing) l’acquisizione da parte di Cerberus di un portafoglio crediti unlikely to pay (utp), prevalentemente corporate e garantiti, del valore nominale lordo di circa 455 milioni ceduti da Monte dei Paschi di Siena. 
Brusca frenata per il private equity italiano. Stando all’analisi condotta da Aifi in collaborazione con Pwc, nei primi sei mesi dell’anno la raccolta di capitali freschi si è fermata a 410 milioni – distribuiti su 14 operatori nazionali – in calo del 75% rispetto agli 1,7 miliardi del primo semestre 2018. Al dato ha contribuito la diminuzione sia della raccolta domestica sia, soprattutto, di quella estera. A causa del minore impegno del settore pubblico, comunque responsabile del 30,6% degli afflussi, la prima è scesa da 988 a 300 milioni. La seconda ha invece registrato un crollo, passando da 607 a 110 milioni. «Nel primo semestre sono mancati gli investimenti degli operatori pubblici», ha rilevato Innocenzo Cipolletta, presidenti Aifi. «I rischi geopolitici hanno invece scoraggiato la raccolta estera».
Recentemente Elon Musk, fondatore e amministratore delegato di Tesla , ha avviato la vendita di prodotti assicurativi collegati all’acquisto delle automobili di propria produzione, offrendo tassi ribassati rispetto al mercato anche del 30%. Questa notizia mette in evidenza il ruolo ancillare dell’assicurazione: le polizze non sono centrali, ma solo complementari alla vendita di prodotti o ad altre prestazioni di servizio fornite da altri settori. L’ancillarità della assicurazione rispetto al prodotto principale è una potenziale minaccia in questa fase di mercato in cui i confini tra i differenti settori dell’economia diventano meno definiti: occorre valutare se il ridisegno dei settori possa costituire un rischio esistenziale per gli assicuratori, che verrebbero progressivamente espulsi da imprese che integrano nella loro offerta di prodotto la componente assicurativa.
Se esaminiamo più da vicino questo fenomeno, ci accorgiamo che esso è la conseguenza della pressione sui margini ottenuti nel proprio mercato.
  • Il credito specializzato sfiora 500 mld
A fine 2018 lo stock del credito specializzato ha raggiunto i 497 miliardi, con una crescita del 6,1% rispetto a fine 2017, mentre le nuove erogazioni hanno superato i 365 miliardi, in aumento dell’8,1%. I dati raccolgono i numeri di tre associazioni di categoria, ossia Assifact, Assilea e Assofin, cui aderiscono le banche e gli intermediari finanziari attivi rispettivamente nel settore del factoring, del leasing e del credito alle famiglie. La rilevazione è giunta all’11° anno di collaborazione ed emerge che la nuova produzione di credito specializzato nel 2018 è arrivata a rappresentare il 26,1% degli impieghi totali di banche e intermediari finanziari, in crescita rispetto all’anno precedente, ed è pari a quasi il 21% del pil, perchentuale anch’essa in crescita rispetto al 2017. Il credito specializzato finanzia il 9,4% del totale degli investimenti a medio termine rivolti alle imprese, mentre rappresenta il 9% del totale delle spese sostenute nel corso dell’anno dalle famiglie. E sono proprio queste ultime e le imprese i clienti che maggiormente ricorrono al credito specializzato, che infatti è destinato per il 72% a soddisfare esigenze di credito delle famiglie (soprattutto con credito al consumo e mutui) e per il 22,4% esigenze di credito delle imprese, in particolare attraverso operazioni di leasing e factoring. Le quote rimanenti si riferiscono al settore pubblico (2,7%), finanziato maggiormente da operazioni di factoring, al settore finanziario per lo 0,3% e ad altri soggetti per il 2,7%.
  • Rabitti confermata al vertice dell’Ocf
Carla Rabitti Bedogni è stata confermata alla presidenza di Ocf. Come anticipato da MF-MilanoFinanza l’assemblea dell’organismo per la Vigilanza e la Tenuta dell’Albo Unico dei Consulenti Finanziari ha votato ieri all’unanimità la riconferma per un terzo mandato della presidente e  ha eletto il nuovo comitato direttivo. Alla vicepresidenza è stato confermato Marco Tofanelli (segretario generale di Assoreti) con la new entry di Maurizio Donato. Per quanto riguarda gli altri membri del comitato in quota Anasf l’associazione ha deciso di rinnovare la fiducia ad Alberto Forti,  sostituendo gli altri tre membri con Drago Biafore, Guido Pagani e Rosario Pietro Di Pietro. Sempre su designazione della categoria persone fisiche sono poi stati nominati Cesare Armellini (presidente Nafop) e Giuliano Xausa (presidente di AssonovaFabi), entrambi nuovi ingressi nell’organismo che da luglio 2018 ha ottenuto anche la vigilanza sui suoi iscritti . 

Droni in volo sugli agrumeti siciliani per la rilevazione hi-tech dello stress idrico delle piante. È entrato nella fase operativa, su alcune aziende agrumicole della Piana di Catania, il monitoraggio degli agrumeti previsto dal progetto «A.C.Q.U.A. – Agrumicoltura Consapevole della Qualità e Uso dell’Acqua». Il progetto è promosso dal Distretto Agrumi di Sicilia e dal Dipartimento di Ingegneria Civile e Architettura (Dicar) dell’Università di Catania, con il contributo non condizionato di The Coca-Cola Foundation.

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  • Bus contro un albero Trenta feriti a Pescara
Uno spaventoso incidente nel Pescarese ha provocato una trentina di feriti: un autobus dell’azienda di trasporto abruzzese Tua è uscito di strada tra Spoltore e Caprara finendo contro un albero. Ambulanze ed elicotteri hanno portato i feriti in ospedale a Pescara e Chieti. Il più grave è una 17enne incastrata tra le lamiere: operata, è in prognosi riservata. L’autobus, pieno di studenti al rientro da scuola, era in servizio da pochi giorni e «in ottime condizioni». Il mezzo è uscito di strada dopo l’urto con un’auto. L’albero ha evitato una tragedia: al lato della strada c’era una scarpata. Il conducente è sotto shock, ma sta bene.
  • Offshore contro una diga a Venezia tre morti e un ferito, tentavano il record
Tre morti e un ferito. È il bilancio del gravissimo incidente nautico che si è verificato ieri sera poco dopo le 21 all’esterno della bocca di porto del Lido, uno dei tre ingressi alla laguna. Un potente motoscafo offshore si è schiantato contro la “lunata”, una diga a forma di mezzaluna costruita a protezione del Mose. Hanno perso la vita l’ex campione e progettista Fabio Buzzi, 76 anni, e altri due inglesi che, insieme al pilota italiano Mario Invernizzi (rimasto gravemente ferito), stavano tendando di battere il record di traversata Montecarlo- Venezia. Lo schianto contro la diga, tra Punta Sabbioni e il Lido, è avvenuto a forte velocità, inutile il tentativo del pilota di sterzare all’ultimo la potente imbarcazione, lunga una ventina di metri e con motori che possono raggiungere i 130 km orari. Quello di ieri sera è l’ennesimo incidente in una estate nera per Venezia. Il 30 giugno nello scontro di un motoscafo contro una bricola, i pali che delimitano i canali nella laguna di Venezia, era morta una ragazza di 12 anni.
  • Mediobanca, blitz di Del Vecchio Asse italiano più forte in Generali
Mossa che pesa sull’asse Mediobanca-Generali. Leonardo Del Vecchio, patron di Luxottica e da anni azionista tra i maggiori a Trieste, ha comprato in Borsa, tramite la finanziaria Delfin, il 6,94% di Mediobanca, diventando il terzo socio della banca d’affari che a sua volta è da decenni prima forza in Generali. Un terzo socio «di lungo periodo », con liquidità a palate e disposto a spenderla, in piena sintonia con il primo azionista (Unicredit con l’8,8%), mentre l’altro pilastro (Bolloré, al 7,9%) è in disimpegno. L’operazione secondo fonti vicine all’imprenditore sarebbe stata realizzata negli ultimi giorni in Borsa, dove l’80% di Mediobanca è flottante. Ai 9,52 euro per azione attuali (-0,42% il prezzo ieri) l’esborso supera i 580 milioni.  In attesa di prossimi sviluppi, che potrebbero aversi con l’assemblea annuale il 28 ottobre o con il piano strategico Mediobanca il 12 novembre, andranno tenuti d’occhio due dossier. Il primo riguarda il rapporto futuro con le stesse Generali. Da anni Nagel insegue una strategia di parziale dismissione – si è parlato di un 3% – , per liberare capitale e fare cassa da reinvestire comprando società di gestione patrimoni.
  • Ora le azioni si contano e si pesano
Porte aperte e grandi sorrisi ci mancherebbe altro! – da parte dell’ad Alberto Nagel a un nuovo azionista che si presenta all’ingresso di piazzetta Cuccia con quasi il 7% in mano pagato 580 milioni.  Porte aperte, ma anche un filo d’inquietudine se quell’azionista si chiama Leonardo Del Vecchio e appena pochi mesi fa è stato impegnato in una tenzone proprio con Nagel. Porte aperte, anzi spalancate, ma qualche domanda ancora in cerca di risposta se quell’azionista ha anche il 4,8% Generali, ossia il principale asset della stessa Mediobanca e dunque pare intenzionato a concentrare invece di diversificare – il rischio.

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  • Taxi volanti sulla Senna (per evitare il traffico)
Sulla Senna in questi giorni si vedono sfrecciare sull’acqua alcuni strani oggetti bianchi, tondeggianti e silenziosi, che hanno il permesso di toccare i 30 chilometri all’ora quando bateaux mouches (i battelli dei turisti), chiatte per il trasporto merci, motoscafi e tutte le altre imbarcazioni tranne i gommoni della polizia fluviale non possono superare i 18 km/h. Sono i «SeaBubbles», i piccoli aliscafi con motore elettrico arrivati all’ultimo test prima dello sfruttamento commerciale. Su impulso della sindaca Anne Hidalgo, odiata dagli automobilisti ma pur sempre in testa nei sondaggi per le municipali di marzo 2020, la capitale francese sta diventando un laboratorio per sperimentare nuove forme di trasporto. Dai contestati monopattini elettrici al pioneristico e mai dimenticato servizio Autolib’, sostituito da un complesso sistema di car-sharing con almeno cinque operatori, al potenziamento degli autobus ibridi e all’invasione delle biciclette elettriche con la costruzione di decine di chilometri di piste ciclabili, dai progetti di chiusura della tangenziale fino all’uso del fiume per alleggerire il traffico sui boulevard.

 

  • Motoscafo si schianta in Laguna: morto il campione offshore Buzzi
Fabio Buzzi e il suo equipaggio avevano percorso le oltre 1.200 miglia che separano Montecarlo da Venezia in 18 ore e 32 minuti, a una media incredibile di circa 100 chilometri orari: una prova quasi impossibile, un mix tra capacità di resistenza fisica e affidabilità del mezzo, tanto che ogni anno molti la provano ma devono abdicare. Ma proprio sul traguardo, intorno alle 21 di ieri sera, il motoscafo off-shore di Buzzi, 76enne imprenditore di Lecco, forse per una distrazione, forse per la stanchezza, è finito contro la «lunata» del Lido — la diga costruita per difendere il Mose dai venti di scirocco — a una velocità stimata di 70-75 nodi, cioè circa 140 chilometri orari. Uno schianto terribile, che ha causato tre morti, tra cui lo stesso Buzzi, e un ferito. Una tragedia vissuta in diretta dal team dei cronometristi dell’evento e dall’ufficiale di gara, che erano a bordo di una barca pilotata dall’esperto Maurizio Darai.
  • Mediobanca, entra Del Vecchio. Sarà terzo azionista con il 6,94%
Leonardo Del Vecchio, il patron di Luxottica, entra a sorpresa nel l’azionariato di Mediobanca diventandone il terzo socio dopo Unicredit (8,8%) e il gruppo francese Bolloré (7,86%) e subito prima della Mediolanum di Ennio Doris (3,28). È un investimento che vale 586 milioni di euro agli attuali prezzi di Borsa (Mediobanca capitalizza 8,4 miliardi) e che potrebbe stravolgere gli equilibri nella banca guidata da Alberto Nagel. Mediobanca — una volta il salotto buono della finanza — non è più retta dal patto di sindacato che per anni ha blindato l’istituto ma da un più leggero accordo «di consultazione» tra soci che raccoglie il 20,9% del capitale, senza vincolarli nelle scelte. La mossa di Del Vecchio si comprenderà meglio nelle prossime settimane; per ora dovrebbe mantenere il livello attuale. Di certo si crea un incrocio su Generali, di cui Mediobanca ha il 13% e Delfin attorno al 5%. L’offerta di Del Vecchio di investire 500 milioni nell’istituto è stata respinta dagli altri soci, in testa Mediobanca (primo socio dello Ieo) e Unipol, mentre con Del Vecchio era schierata Unicredit, la banca di cui Del Vecchio è stato azionista a lungo, fin dalla privatizzazione. Qualche fonte coinvolta nell’operazione suggerisce che l’ingresso in Mediobanca possa essere l’inizio di una resa dei conti. Sicuramente peserà sulla futura governance: il board di Piazzetta Cuccia si rinnova a ottobre 2020.
  • «Sgravi fiscali ai fondi pensione per far crescere i private equity»
Nel primo semestre di quest’anno la raccolta dei fondi di private equity e venture capital in Italia è crollata del 77% a 435 milioni di euro. E gli investimenti sono calati del 12% a 2,5 miliardi (ma il numero di operazioni è salito a volume del 4%, con 166 operazioni: significa che sono state concluse più acquisizioni, ma di minor valore). Per spingere l’iniezione di capitali nelle imprese, il presidente dell’Aifi, Innocenzo Cipolletta chiede al nuovo governo incentivi fiscali più efficaci per i fondi pensione che investono nel private equity. «Ci sono 230 miliardi investiti dai fondi pensione e solo l’1% arriva al nostro settore. Se questa quota raddoppiasse sarebbero altri 2,3 miliardi di liquidità per l’economia reale».

  • Del Vecchio, blitz su Mediobanca: Delfin diventa socia col 6,94%
La Delfin di Leonardo Del Vecchio spunta nel capitale di Mediobanca col 6,94%. Un investimento dell’ordine di 580 milioni che l’imprenditore ha dichiarato essere di lungo periodo, «un’ottima opportunità per la qualità, la storia e le potenzialità di crescita di Mediobanca in Italia e all’estero. Daremo il nostro sostegno per accelerare la creazione di valore a vantaggio di tutti gli stakeholder». Così la dichiarazione di Del Vecchio, che non ha chiesto per ora di entrare nel patto leggero di Mediobanca, appena riformato con il 20,94% del capitale, ma di fatto senza più un ruolo se non consultivo e con il secondo azionista, Vincent Bolloré, svincolatosi a sorpresa.
  • Una mossa che punta alle Generali
Un 7% di Mediobanca che vale una poltrona con vista sulle Generali. Leonardo Del Vecchio pare aver deciso di dirottare su Piazzetta Cuccia i denari che qualche mese fa voleva destinare allo Ieo. Ufficialmente perché crede che finanziariamente possa essere un investimento profittevole, come lui stesso avrebbe comunicato nei giorni scorsi all’amministratore delegato di Mediobanca, Alberto Nagel. Tuttavia il pensiero non può non correre al Leone di Trieste, di cui la banca è primo socio con il 13% del capitale. Non foss’altro perché la cassaforte del patron di EssilorLuxottica è già azionista diretta della compagnia, visto che detiene poco meno del 5% del gruppo assicurativo. Tra i soci privati figurano peraltro anche i Benetton, che oltre ad avere un 4% circa delle Generali hanno anche poco meno del 2% di Mediobanca. Con loro anche Francesco Gaetano Caltagirone che dispone di poco più del 5% del gruppo guidato da Philippe Donnet. E proprio la scorsa primavera, alla vigilia del rinnovo del consiglio di amministrazione del Leone, Del Vecchio e Caltagirone hanno provato a far sentire il loro peso quando si è trattato di mettere nero su bianco la lista dei candidati al board. Ora sono passati diversi mesi, il 7% di Mediobanca è innegabilmente una quota rilevante della banca che offre uno sguardo privilegiato sulle Generali. Da capire, nel caso, da chi possa aver rilevato il pacchetto. Tutto sul mercato? In parte da altri soci? I rapporti con UniCredit, sulla carta azionista di Piazzetta Cuccia con l’8%, sono ottimi da sempre. E assieme potrebbero comporre un asse assai sostanzioso.
  • Private equity, raccolta in calo Crescono gli investimenti
Le tensioni internazionali, la guerra commerciale tra Usa e Cina, la Brexit e la crisi di governo hanno frenato le attività di private equity in Italia che nel primo semestre ha visto scendere la raccolta complessiva del 77% a 435 milioni di euro. Non ha fatto meglio il fundraising indipendente (che non considera le risorse raccolte da un fondo di origine bancaria presso la sua casa madre) che ha raccolto 410 milioni di euro (-75%), secondo i dati Aifi (Associazione italiana del private equity e del venture capital) realizzati in collaborazione con Pwc. Tiene il venture capital con un ammontare investito salito del 7% a 103 milioni di euro nei settori hi-tech, finanziario, mediacale, retail, biotecnologie. Sul fronte degli investimenti i segnali sono positivi con 166 operazioni portate a termine tra gennaio e giugno (+4%) per un controvalore di 2,518 miliardi di euro (-12% sull’anno scorso ma meglio del 2017): se sono state poche le operazioni di grandi dimensioni, ovvero quelle che comportano un equity superiore ai 150 milioni, molto più vivaci sono stati i deal verso aziende medio-piccole con 1,9 miliardi investiti a fronte degli 1,4 miliardi di un anno fa. Più contenute le dimensioni delle operazioni di disinvestimento: l’ammontare degli “exit” è stato di 886 milioni, in calo del 20 per cento, ma suddiviso su un maggior numero di transazioni(66 cioè il 12 per cento in più).