Mediobanca, i soci con Nagel

A pochi giorni dal blitz di del vecchio il patto si stringe al fianco del vertice
Gli azionisti hanno apprezzato il bilancio, ma le strategie di Delfin rimangono al centro dell’attenzione
di Luca Gualtieri

A pochi giorni dal blitz che ha portato Leonardo Del Vecchio al 6,94% del capitale, ieri i soci storici di Mediobanca hanno approvato la linea del management e i risultati portati nell’ultimo bilancio. Un segnale di fiducia che arriva a poche settimane dall’assemblea del 28 ottobre, primo momento di confronto diretto tra il presidente esecutivo di EssilorLuxottica e la prima linea di Piazzetta Cuccia. I sottoscrittori dell’accordo di consultazione (che oggi rappresenta poco più del 20% del capitale) hanno preso in esame i numeri dell’esercizio 2018-2019, approvati dal cda lo scorso 19 settembre. Numeri sui quali i soci avrebbero espresso apprezzamento: «i numeri sono sotto gli occhi di tutti», si è confidata una fonte, mentre il fondatore di Mediolanum Ennio Doris si è detto «molto soddisfatto dell’andamento aziendale». Formalmente l’argomento Del Vecchio non è stato toccato, anche perché dall’imprenditore non sono arrivate comunicazioni ufficiali al patto. «È importante che i movimenti degli azionisti non influenzino la gestione dell’istituto», ha puntualizzato Doris. Il tema però non poteva essere ignorato e molti dei partecipanti si sono scambiati commenti e osservazioni a margine della riunione.
Difficile comunque fare previsioni senza avere nulla di concreto sul tavolo. Del Vecchio avrà tempo fino a giovedì 3 ottobre per scoprire le carte: entro quella data infatti i soci potranno presentare le integrazioni all’ordine del giorno dell’assemblea del 28. Con quale finalità? Nella city milanese circola da qualche giorno l’ipotesi che Delfin possa chiedere la modifica degli articoli 15 e 24. Questi paragrafi disciplinano la carica dell’amministratore delegato, prevedendo che sia scelto tra chi è dirigente del gruppo da almeno tre anni. La misura arriva da lontano e finora è stata interpretata come una garanzia di indipendenza per il top management. Nella primavera del 2007 venne infatti inserita in statuto al momento del passaggio dalla governance tradizionale a quella duale: una mossa volta ad arginare l’influenza di Unicredit che proprio in quei mesi si stava fondendo con Capitalia.
Al momento però proprio Unicredit sembra tenersi a distanza di sicurezza dalla partita. Una distanza rimarcata anche dal fatto che ieri il ceo Jean Pierre Mustier non si trovava a Milano, ma a Londra per incontri con la comunità finanziaria in vista della presentazione del nuovo piano industriale. (riproduzione riservata)
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