L’ingresso di Del Vecchio in Mediobanca è una mossa dagli obiettivi ancora incerti

Ci si interroga giustamente sulle finalità non a breve che Leonardo Del Vecchio (meglio ancora, Delfin) possa nutrire entrando con circa il 7% nel capitale di Mediobanca. La spiegazione che vede nell’operazione soltanto una reazione ai contrasti avuti con Mediobanca sulla vicenda leo-Monzino non soddisfa, anche se una componente della specie può concorrere a una strategia. però molto più ampia, sulla quale in ipotesi Del Vecchio magari ha iniziato a riflettere proprio dopo i suddetti contrasti.

Mira, allora, l’acquisto a re-citare un ruolo importante, in vista della possibile revisione della govemance se non altro nel prossimo anno, alla scadenza dei mandati degli organi aziendali, nell’istituto di Piazzetta Cuccia nel quale primo partecipante con oltre l’8% è l’Unicredit che, con Jean-Pierre Mustier, è stato alleato di Delfin nella tentata operazione leo? In questo caso, si tratterebbe, alla fin fine, di innovare o di tentare di innovare in una situazione dei vertici piattamente stabilizzata da tempo, di pari passo con il venir meno del ruolo cucciano dell’istituto e con la sua proiezione, anche attraverso le partecipate, altri territori, ivi compreso il credito al dettaglio. Sarebbe una trasfusione di sangue nuovo che, però, deve dimostrare di essere tale, qui essendo la prova che si può richiedere se gli intenti dell’acquisizione volgono in tale direzione e non mirino soltanto a una immagine nuova. inalterati restando indirizzi, strategie e prassi ormai consolidate.

Un homo novus in questo comparto importante del credito e della finanza, erede di una gloria mista a critiche del passato e adesso orientato ad affrontare le trasformazioni con un certo equilibrismo, purtroppo senza la centralità di un tempo, deve di necessità promuovere res novae. cose nuove. Sarà così o si tratterà soltanto di una iniziativa per l’esserci? Ma Mediobanca evoca automaticamente quella che Cuccia definiva la perla dell’istituto, le Generali. Non è secondario, in questo caso, il legame che l’acquisizione della partecipazione potrebbe sollecitare a vedere con l’interessenza poco al di sotto del 5% che lo stesso Del Vecchio ha nelle Generali (in cui primo azionista è Mediobanca con circa il 13%) accanto alle partecipazioni di Caltagirone e di Benetton. di importo non lontano dalla interessenza del patron di Luzottica.

Dunque, si potrebbe profilare questa più ampia finalità, di pas-sare. cioè, attraverso Mediobanca a un ruolo di maggiore peso, fino a individuare possibili convergenze. nel Leone di Trieste? Anche In questo caso, sulla carta sarebbe una positiva rimessa in discussione di assetti nei quali una funzione principale è svolta ab immemorabili da Mediobanca. Sin dalla presidenza di Antoine Bernheim, almeno quindici anni fa. si è. però, riscontrata sempre freddezza se non contrarietà degli azionisti a un aumento di capitale, pur prospettato dallo stesso presidente e da chi è a lui succeduto, che darebbe la possibilità all’impresa assicurativa di potere agire con un ben diverso e più forte protagonismo a livello internazionale e di tutelarsi nel migliore dei modi da tentativi di scalate, per esempio dall’estero.

Si tratta, insomma, di una scelta che, a rigore, non può essere sostituita dalla vendita di asset. Nel frattempo, il cosiddetto com-promesso danese in tema di regolamentazione dei rapporti tra banche e assicurazioni ha dato modo a Mediobanca di rallenta-re la discesa, eventualmente al 10%, della sua interessenza. In sostanza. ci sarebbe materia per sviluppare un’iniziativa a 360 gradi pur muovendo da Piazzetta Cuccia; ma per realizzarla. occorrono un disegno preciso fondato su di una visione non di breve periodo e una solida strategia, su disponibilità di mezzi finanziari, su adeguate alleanze. Si ridisegnerebbero il profilo istituzionale del Leone e i rapporti con Mediobanca per la quale sono fondamentali i ritorni non solo finanziari dell’attività delle Generali.
Se si Imbocca una tale strada, non si può poi sbagliare: quanto accaduto con il tentativo, poi formalmente smentito, quindi abortito, progettato da Intesa per una partecipazione di una certa consistenza in Generali, se non addirittura per un risultato di maggiore portata, insegna a tutti.

Potremmo a questo punto esserci, però. spinti troppo in avanti perché poi potrebbe subentrare più netta la delusione se si dovesse verificare che lo scopo dell’acquisizione della partecipazione in Mediobanca è molto più circoscritto e a esso sono estranei piani di ampio respiro. Potrebbe essere il classico «molto rumore per nulla», soprattutto se dovesse risultare che si è mossi dal tradizionale criterio del «togliti tu, ché mi ci metto io», senza nulla innovare. I fatti dei prossimi giorni potrebbero fornire qualche migliore indizio.

Fonte: logo_mf