La nomina di Bisoni e la fi liera Unicredit-Mediobanca-Generali

di Gabriele Da Vinci

«Messina ha ragione: il Nord non va penalizzato». L’endorsement al ceo di Intesa Sanpaolo è venuto nel fine settimana dal presidente di una grande fondazione del Nordest. Non però da Gilberto Muraro, leader di Cassa Padova-Rovigo, terzo azionista italiano di Intesa con poco meno del 3%. Il supporter del Messina preoccupato per le traiettorie politico-finanziarie del «governo del Sud» è invece Alessandro Mazzucco, presidente di Cariverona, primo azionista italiano di Unicredit con l’1,8%. Pur non facendovi riferimento, Mazzucco ha parlato – sul dorso triveneto del Corriere della Sera – poche ore dopo che il board di Unicredit aveva formalizzato la nomina di Cesare Bisoni a presidente. Una scelta che il numero uno di Cariverona non ha affatto condiviso né nel metodo né nel merito, come aveva fatto sapere ai mercati già alla vigilia del cda di piazza Gae Aulenti. Per questo il plateale plauso di Cariverona a Messina – diretto concorrente del ceo di Uncrredit Jean Pierre Mustier – non è passato inosservato. Com’è stato possibile – è stato comunque il succo della critica di Mazzucco – che appena cinque settimane dopo l’improvvisa scomparsa di Fabrizio Saccomanni, a ridosso di Ferragosto, la governance di una grande banca europea, public company su scala globale, abbia partorito una successione «fatto compiuto» promuovendo il proprio «consigliere anziano»? Come mai al vertice di Unicredit si affaccia un presidente che oggettivamente non vanta il curriculum internazionale dei due precedenti (Giuseppe Vita prima di Saccomanni)? Come mai un’opzione simile in un momento critico per il gruppo pilotato da Mustier, alla vigilia della presentazione del nuovo masterplan? Non da ultimo: Bisoni è un mohicano del «vecchio» cda di piazza Gae Aulenti (quello imperniato sul top management di Federico Ghizzoni). Vi era approdato originariamente in rappresentanza di Fondazione CariModena. Quest’ultima – attraverso Carimonte Holding – ha nel frattempo quasi azzerato la partecipazione in Unicredit – a cavallo del maxi-aumento 2017 – preferendo reinvestire in Bper. Per questo l’ascesa di Bisoni – rimasto nel cda l’anno scorso su indicazione di Mustier e del consiglio uscente – crea un sovrappiù di malessere a Verona, che già nel 2015 si è ritirata nel ruolo di investitore istituzionale, seguita poi da Crt. Entrambe le grandi fondazioni del Nord in Unicredit hanno reinvestito più di 200 milioni a testa nel «piano Mustier». Difficile comunque non collocare
il caso Cariverona-Bisoni fuori da un più generale caso Unicredit, a sua volta parte del caso Del Vecchio-Mediobanca-Generali che sta nuovamente appassionando Piazza Affari. La nomina-lampo di Bisoni è forse il riflesso di più importanti accelerazioni strategiche in arrivo sullo scacchiere attorno a Piazzetta Cuccia? Come ha segnalato Equita dopo l’annuncio del blitz di Delfin su Piazzetta Cuccia, «una mossa ostile di Unicredit su Mediobanca, seppure sensata dal punto di vista strategico e finanziario, modificherebbe in modo rilevante gli assetti di governance di Unicredit». Un rapprochement Unicredit-Mediobanca-Generali viene quindi citato da Equita fra le corporate actions teoricamente possibili, ma oggi concretamente poco visibili sul tavolo di Mustier. È però appunto la visibilità della strategia del ceo di Unicredit che da tempo assilla investitori grandi e piccoli: non solo Cariverona, che peraltro da tempo incalza Mustier sulla debolezza del titolo in borsa e sulle sue esitazioni a studiare in concreto aggregazioni internazionali con impatti reali sulla quotazione. Ora per Unicredit si profila un «dentro o fuori» la possibile «soluzione finale» per Mediobanca-Generali. Un fattore di pressione in più da parte del mercato sul banchiere francese. (riproduzione riservata)

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