La carica dei family office

Il numero delle strutture dedicate ai clienti vip nel 2018 è salito a 139. I family office sono arrivati a gestire circa 79 miliardi di euro. E intanto continua l’M&A
di Nicola Carosielli

L’élite va protetta, la ricchezza gestita. Continua il mantra per le famiglie italiane, considerando anche il momento di stallo vissuto dal capitalismo familiare del Paese. La consapevolezza che la ricchezza, specie quando liquida, vada, però, anche consigliata con servizi di consulenza ad hoc prende sempre più piede, consentendo così di valorizzare il ruolo svolto dai family office, sempre più protagonisti della consulenza finanziaria. Certo, almeno a livello tecnico di family office per così dire puri, sono formalmente quelli di proprietà di una sola famiglia e per questo motivo sono rari almeno in Italia, data la necessità di detenere un patrimonio superiore ai 200 milioni per giustificare gli enormi costi.
Fatta questa premessa, però, il settore in Italia continua a crescere, seppur in maniera contenuta. A fine 2018 il numero delle strutture che offrono servizi di family office in Italia è salito a 139 unità, per un asset under advisory pari a 78,9 miliardi gestito da una rete di 729 family officer che offrono consulenza a più di 26.769 clienti. Sono queste le maggiori evidenze emerse dall’ultima indagine condotta da Magstat e visionata in anteprima da MF-Milano Finanza.
Un settore soggetto a un momento di consolidamento molto forte, come evidenziato da MF-Milano Finanza già a marzo. L’ultimissima operazione è arrivata martedì 17 settembre e ha permesso a Cfo Sim di consolidarsi a Nord Est, grazie all’acquisizione da Banca Credinvest del 52% di Alpe Adria Gestioni sim, storica società di management di patrimoni privati con sede a Pordenone nata dalla volontà di alcune tra le più importanti famiglie imprenditoriali del Nordest. Ma parlare di familiy office in Italia spiana la strada a una serie di disquisizioni sul tema dell’indipendenza di chi offre tale servizio. Come notano dall’osservatorio bolognese presieduto da Marco Mazzoni, il family office indipendente non opera in conflitto d’interesse perché non possiede prodotti e servizi per la gestione del patrimonio, ma seleziona sul mercato i gestori e i prodotti migliori. Il family office di matrice bancaria ha generalmente costi nettamente più bassi ma prodotti e servizi meno personalizzati. Un altro svantaggio rispetto gli altri è che opera in perenne conflitto d’interesse, nonostante il vincolo del 5-10% massimo di patrimoni investiti in prodotti di casa da parte delle banche. Ed è così che il family office di matrice bancaria deve sposare una logica di offerta multibrand senza limiti per proporre un servizio di family office credibile. Accanto c’è poi il ruolo giocato dalla fiduciaria. Un ruolo centrale nella struttura del family office, soprattutto per una questione di discrezione e riservatezza. Tanto che anche le banche d’affari straniere che offrono servizi di family office in Italia si avvalgono di società fiduciarie di diritto italiano. Credit Suisse Italy utilizza Credit Suisse Servizi Fiduciari, Deutsche Bank la Fiduciaria Sant’Andrea, Ubs Italia la Ubs Fiduciaria. C’è poi una dicotomia che contrappone i single family-office e i Multi family-office. I primi in Italia sono in netta minoranza (ne sono stati censiti 28) e sostanzialmente si occupano di amministrare il patrimonio di una sola famiglia che è anche l’unica proprietaria della struttura. I Multi family office invece offrono servizi a un gruppo di famiglie che possono essere o meno azionisti della struttura. In Italia ve ne sono 111. All’interno di questa categoria di multi family-office si può fare un’ulteriore divisione tra quelli che offrono i servizi esclusivamente ai propri azionisti ed altri che sono aperti ad altre famiglie. Inoltre, alcuni multi family office nascono come evoluzione di una struttura di single family office, altri invece sono di emanazione bancaria/finanziaria (Mps Family Office, Ubs Family Office) e sono a tutti gli effetti estensioni dei servizi di private e non sono legati a specifiche famiglie. Comunque, guardando all’interno delle strutture, la maggior parte dei single-family office ha scelto la forma giuridica di società di capitali (Spa o Srl), mentre diverse strutture indipendenti hanno ritenuto necessario aprire una Sim o una Sgr, altre una fiduciaria altre ancora un trust o una holding di partecipazione. In particolare, 57 sono Spa, 54 Srl, 19 operano come studio associato, 7 sono Ltd. A livello di azionariato,vi sono quelli di proprietà di una sola famiglia, quelli di proprietà di più famiglie, quelli di proprietà di un gruppo di professionisti indipendenti (consulenti, legali, commercialisti) e, infine, quelli appartenenti a una banca o una istituzione finanziaria. Il family-office della famiglia Vedani (Orefici SpA), ad esempio, ha costituito una sim di diritto italiano (Orefici Sim), una fiduciaria statica (Fidor SpA), una fiduciaria dinamica (Fiduciaria Orefici), una sgr speculativa (Private Wealth Management sgr), una società di gestione svizzera (Thema Gestioni Sa) e una società irlandese con sicav multicomparto (Billenium Ltd). Altre strutture italiane hanno preferito l’una o l’altra forma, anche se va detto che le strutture che hanno scelto la forma di sim o sgr garantiscono maggiore riservatezza e offrono la possibilità accedere direttamente al mercato senza intermediari finanziari.
Ma il servizio di family office può essere fornito da una banca o anche da uno studio associato formato da commercialisti, avvocati, notai e consulenti aziendali. Non a caso in Italia i pionieri sono stati proprio commercialisti come i Severgnini a Milano e i Tosetti a Torino nei quali le principali famiglie imprenditrici avevano riposto la propria fiducia. (riproduzione riservata)

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