Presentata la piattaforma di lavoro per i giovani geometri

Oltre 250 giovani professionisti, provenienti da tutta Italia, hanno partecipato all’evento di presentazione del progetto #GEOfactory laboratorio di idee under 35, organizzato a Roma lo scorso 10 settembre dal Consiglio nazionale geometri e geometri laureati. Un progetto nato all’indomani dell’insediamento della compagine consiliare con l’obiettivo, nelle parole del vicepresidente Ezio Piantedosi, prestato al ruolo di moderatore dei lavori, «di confrontarsi e interagire con una parte essenziale della categoria, anche ai fini di una programmazione a lungo termine che verrà condivisa con la più ampia platea degli iscritti sul palcoscenico del 45° Congresso nazionale di categoria, in agenda a Bologna dal 28 al 30 novembre prossimi».

Assieme a lui, nel ruolo di relatori: il presidente del Consiglio nazionale geometri e geometri laureati Maurizio Savoncelli, che ha salutato i partecipanti con un programmatico «Benvenuti Colleghi!»; il presidente della Cassa geometri Diego Buono, che nel suo intervento ha spiegato l’operatività dell’Organismo, gli obiettivi previdenziali, le tante sfaccettature di un welfare sempre più a misura di professionisti; i consiglieri nazionali titolari della delega «Giovani» Luca Bini e Pietro Lucchesi, che hanno fornito motivazioni e indicazioni per partecipare al workshop tematico in programma il 10 ottobre, a Roma, finalizzato a strutturare una piattaforma di idee e proposte da presentare in sede congressuale.

Domanda. Presidente Savoncelli, nel suo intervento ha toccato temi anche differenti tra loro, ma tutti riconducibili al concetto di «esortazione», in primis a formarsi ed informarsi. Risposta. Sì, è così, e alle due citate aggiungo una terza dimensione esortativa: quella del «non fare», che significa soprattutto non lamentarsi e non trascurare i segnali positivi che provengono dalla categoria e che forse proprio noi, che ne esercitiamo la rappresentanza, non siamo stati in grado di trasmettere con gli strumenti adatti e con il giusto linguaggio. Iniziative come #Geofactory servono anche a questo: a dare contezza di ciò che funziona, di quella serie di elementi (numeri, trend, prospettive) che difficilmente trovano spazio in una narrazione «in pillole», ma che di fatto favoriscono i processi di identificazione e appartenenza alla categoria. In tal senso, il punto di partenza di ogni riflessione non può che essere la ricorrenza dei 90 anni della professione, nata l’11 febbraio 1929 con la promulgazione del regio decreto n. 274.

In questo lungo arco temporale, il geometra non ha mai smesso di essere una figura di riferimento per la collettività, per il territorio e per il paese: era tale in una dimensione anteguerra e prevalentemente agricola, negli scenari post-bellici, del boom economico e dell’espansione urbana degli anni 80 e 90; è tale oggi, quale figura tecnica fortemente specializzata nei settori tradizionali ma aperta come poche ad esplorare quelli innovativi; e sarà tale domani, quando nel prossimo decennio l’affermarsi su scala nazionale e internazionale di macro trend legati alla sostenibilità ambientale, alla rigenerazione urbana, alla riqualificazione energetica e al contenimento del consumo di suolo, lo porterà a cristallizzare il ruolo di «professionista del territorio».

Questa presenza costante nel tessuto sociale è stata garantita da un processo formativo sempre più qualificato, che oggi pone la sua asticella al conseguimento di una laurea triennale professionalizzante e abilitante, capace di connotare in maniera specifica la professione di geometra, distinguendola nettamente da altre limitrofe.

D. Tra i segnali positivi che ha esortato a cogliere vi sono anche quelli relativi al rinnovamento della governance e alla maggiore presenza di donne nei ruoli apicali.
R. Nell’ultimo quinquennio la metà dei 110 collegi territoriali ha eletto un nuovo presidente; tra questi, 2 under 40, 14 under 50; le donne presidenti di collegio sono 11, in crescita rispetto alla tornata precedente. Ovunque si assiste ad una crescente assunzione di responsabilità anche in termini etici (pensiamo, ad esempio, alla vigilanza sulla condotta deontologica degli iscritti), in linea con la visione del Consiglio nazionale ferma sul principio che la credibilità e la reputazione della categoria dipendono dalla trasparenza e dalla inattaccabilità dello status professionale di ciascuno dei suoi oltre 96 mila iscritti. Un indicatore indiretto di questo climax è, a mio avviso, il numero elevato di geometri iscritti all’albo che ricoprono ruoli di amministratori pubblici, molti dei quali scelti direttamente dai cittadini: circa 1.200, tra i quali parlamentari, sindaci, vicesindaci e assessori.

D. Rimaniamo sui numeri: lei ha fatto riferimento ad importanti trend di crescita quali i redditi, le iscrizioni al primo anno degli istituti tecnici Cat, le percentuali degli abilitati all’esercizio della professione, i riconoscimenti del percorso formativo.
R. Procedo con ordine. Redditi: nell’ultimo triennio il reddito medio della categoria è cresciuto in maniera costante: +1,1% nel 2016, +3,2% nel 2017, +6,3% nel 2018. Tanta roba, direbbero i miei giovani colleghi, considerato che la crisi partita nel 2008 ha «inghiottito» circa 500 mila operatori dell’edilizia e 100 mila imprese. Un segno «più» che non è certo frutto del caso o della fatalità, ma della precisa scelta di monitorare occasioni di lavoro totalmente ascrivibili alle competenze della categoria (dagli imbullonati all’accatastamento dei fabbricati rurali, dagli interventi edilizi favoriti dagli incentivi fi scali al sisma bonus, fi no alla recentissima disposizione dell’Agenzia delle entrate in merito al riordino della legislatura in materia portuale) e comunicarle agli iscritti attraverso tutti i canali disponibili: portale Gir, siti web di collegio, social network, mail dirette a ciascun iscritto. Iscrizioni al primo anno degli istituti tecnici Cat: quelle relative all’anno scolastico 2019/2020 sono aumentate di 439 unità, su una media annua di 8 mila iscritti a livello nazionale. Anche qui: un risultato arrivato non per caso, ma grazie alla bontà del progetto didattico «Georientiamoci. Una rotta per l’orientamento», rivolto agli studenti della scuola secondaria di primo grado, nonché all’impegno dei collegi a renderlo operativo sul territorio. E ancora: nell’ultimo quinquennio la percentuale di abilitati alla professione di geometra si è attestata stabilmente al di sopra del 60% dei candidati (si contano circa 2 mila nuove leve ogni anno); idem per le richieste di equipollenza del corso di studi al tirocinio, costantemente in crescita.

D. Dalle evidenze supportate dai numeri alle riflessioni maturate come presidente di categoria e professionista: quali consigli vuole dare ai suoi giovani colleghi?
R. Premesso che ho la piena consapevolezza delle enormi difficoltà che questa generazione di professionisti deve affrontare rispetto a quelle del passato, sono davvero convinto che le sfide si possano vincere (e bene, non certo ai punti), utilizzando tre leve e un amico.
La prima leva è quella dell’autoimprenditorialità: il lavoro occorre cercarlo, forse anche inventarlo, e per questo servono sicuramente conoscenze di base e capacità di «stare sul pezzo», divenendo quasi dei follower dei temi in agenda (come ad esempio la riforma del catasto, l’abbattimento delle barriere architettoniche, la valorizzazione dei beni demaniali ed ecclesiastici, la due diligence immobiliare, le competenze nella modellazione Bim), ma anche coraggio, audacia, visione ampia, competenze trasversali.
La seconda leva è quella della multidisciplinarietà: il futuro dell’edilizia non è nelle nuove costruzioni ma nella riqualificazione urbana e nella rigenerazione, e in questo orizzonte è fondamentale fare sinergia con le altre professioni. La terza leva è quella della formazione: il futuro di molte professioni è messo a rischio dall’informatizzazione e dalla digitalizzazione, processi che hanno indubbiamente modificato anche la nostra. In meglio, però, divenendone un valore aggiunto. Il perché è presto detto: sono in grado di esaltare l’unicità della nostra prestazione professionale, che per essere tale necessita di fare leva sull’intelligenza emotiva, vera e propria antitesi dell’automazione. Formazione di qualità, quindi, e percorsi accademici dai contenuti realmente innovativi perché in sintonia con le esigenze del mondo del lavoro. Infine, un amico: il collegio.

Il collegio è il garante della crescita professionale degli iscritti, e non solo: è il luogo della formazione e dell’informazione, dell’assistenza e della previdenza. Il mio ultimo consiglio ai giovani colleghi è questo: frequentatelo con assiduità.

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