Cure, si spende sempre di più

I dati nell’ultima rilevazione della Ragioneria dello stato. Cresce il disavanzo delle regioni
Gli italiani nel 2018 hanno sborsato oltre 32 mld
Pagina a cura di Sabrina Iadarola

Oltre 32 miliardi di euro, così tanto spendono gli italiani di tasca propria per le proprie cure mediche. Nell’ultimo monitoraggio sulla spesa sanitaria redatto dalla Ragioneria dello stato i numeri parlano chiaro. La spesa sanitaria complessiva, quella privata in primis con un +1,8 miliardi, sta toccando quote sempre più alte. Parliamo di ben 116 miliardi di euro e cioè oltre 1,6 miliardi in più rispetto all’anno precedente. Ma a crescere è anche il disavanzo delle Regioni. Dal 2017 dopo anni di calo, è tornato ad aumentare il disavanzo delle Regioni, e nel 2018 questo aumento si è fatto ancora più marcato attestandosi a -1,2 mld. Le performance peggiori sono della provincia di Trento (-198 mln) e di Bolzano (-269 mln) ma ricordiamo che le due province autonome (come le regioni autonome) de facto si pagano da sole la sanità e non rientrano, se non in maniera figurativa nel riparto del Fsn). Tra le Regioni ordinarie malissimo la Calabria (-168 mln) così come la Puglia (-56 mln) e il Piemonte (-51 mln).

Redditi da lavoro dipendente. La spesa per il reddito da lavoro dipendente è passata nel periodo 2002-2018 da 27.618 a 34.795 milioni di euro, tale variazione equivale a un incremento medio annuo dell’1,5%. In realtà questo settore ha visto un grosso contenimento negli ultimi anni a causa del lungo blocco della contrattazione. Però nell’ultimi o anno la spesa è tornata a crescere segnando un +2,4%.

Farmaceutica ospedaliera. La spesa per i prodotti farmaceutici, comprensiva sia dei costi per farmaci erogati nel corso dei ricoveri ospedalieri che di quelli per la distribuzione diretta e per conto, è aumentata dal 2002 al 2018 di quasi 9.200 milioni di euro, facendo registrare un aumento medio annuo del 10%. Nel 2018 la spesa si è attestata a 11, 714 mld (+2,7% rispetto al 2017).

Consumi intermedi diversi dai prodotti farmaceutici. La spesa per i consumi intermedi al netto dei prodotti farmaceutici è aumentata nel periodo 2002-2018 di quasi 9.500 milioni di euro corrispondenti a un tasso di crescita medio annuo del 3,4%. Nel 2018 la spesa è stata di 22.874 (+4,7% rispetto al 2017).

Farmaceutica convenzionata. La spesa per la farmaceutica convenzionata dal 2002 al 2018 è diminuita in valore assoluto di 4.295 milioni di euro, facendo registrare un tasso di riduzione media annua del 2,8% in controtendenza rispetto all’andamento crescente di tutti i restanti aggregati. Nel 2018 infatti si è attestata a 7,533 mld (-0,5% rispetto al 2017).

Assistenza medico-generica da convenzione. La spesa per l’assistenza medico-generica da convenzione è aumentata dal 2002 al 2018 di 2.049 milioni di euro, corrispondente a un tasso di crescita medio annuo del 2,3%. Nel 2018 la spesa è stata di 6,651 mld (+1,9 % rispetto al 2017).

Altre prestazioni sociali in natura da privato. La spesa per le altre prestazioni sociali in natura da privato accreditato è aumentata dal 2002 al 2018 di oltre 10 mila milioni di euro facendo registrare un tasso di crescita medio annuo del 3,5%. Nel 2018 si è giunti a quota 24,272 mld (+2,7% rispetto al 2017).

Spesa privata sostenuta dai cittadini. Il rapporto della Ragioneria contiene anche una rilevazione delle spese sanitarie sostenute dai cittadini (Medici e Strutture accreditate del Ssn, ticket, strutture sanitarie e socio-sanitarie non accreditate, medicinali veterinari, farmacie, parafarmacie, ottici e diverse categorie professionali) ai fini della dichiarazione dei redditi precompilata. In totale nel 2018 sono state trasmesse spese per un ammontare di 32,2 mld. Si osserva la prevalenza delle spese per visite specialistiche ed interventi sul totale della spesa (oltre il 44%) a carico dei privati (di cui il 32% per visite odontoiatriche), farmaci 15% e ticket 10,3%.

Riforme e sostenibilità. Negli ultimi 15 anni il Ssn è stato interessato da importanti interventi di riforma che, gradualmente, hanno delineato un articolato sistema di governance, che ha consentito di migliorare l’efficienza del settore, anche attraverso un’analisi selettiva delle criticità, fermo restando il principio della garanzia del diritto alla salute costituzionalmente garantito e il rispetto dei vincoli di bilancio programmati.
Gli interventi più significativi del processo di riforma hanno riguardato in particolare la sottoscrizione di specifiche intese tra Stato e Regioni, con finalità programmatiche e di coordinamento dei rispettivi ambiti di competenza, l’introduzione ed il potenziamento di un sistema di rilevazione contabile economico-patrimoniale, l’attivazione di specifici Tavoli di verifica degli equilibri finanziari e della qualità delle prestazioni erogate dal settore sanitario.
«La presenza di due livelli di governo», sottolinea la Ragioneria, «rende necessaria la definizione di un sistema di regole che ne disciplini i rapporti di collaborazione nel rispetto delle specifiche competenze. Ciò al fine di realizzare una gestione della funzione sanitaria pubblica che sia capace di coniugare le istanze dei cittadini in termini di bisogni sanitari ed il rispetto dei vincoli di bilancio programmati in funzione degli obiettivi comunitari discendenti dal Patto di stabilità e crescita».
Quel che emerge dal rapporto è che «il mantenimento degli standard qualitativi raggiunti rende indispensabile affrontare il tema della sostenibilità dei costi del sistema sanitario pubblico in presenza di livelli di finanziamento condizionati dai vincoli finanziari necessari per il rispetto degli impegni assunti dall’Italia in sede comunitaria. Ciò richiede che si prosegua nell’azione di consolidamento e di rafforzamento delle attività di monitoraggio dei costi e della qualità delle prestazioni erogate nelle diverse articolazioni territoriali del Ssn, in coerenza con l’azione svolta negli ultimi anni». L’esperienza in tale ambito ha mostrato infatti che esistono margini di efficientamento e di razionalizzazione del sistema che possono essere utilmente attivati per far fronte agli effetti dell’invecchiamento della popolazione senza compromettere la qualità e l’universalità dei servizi erogati. Quel che ci si pone come obiettivo è conciliare l’aumento della domanda di prestazioni dovuto all’invecchiamento della popolazione con il livello di efficienza ed efficacia della governance del sistema sanitario, senza compromettere il benessere dei cittadini finora raggiunto.
«Ciò potrebbe apparire», segnala ancora la Ragioneria, «una prospettiva ambiziosa per un settore in cui la produzione e l’erogazione delle prestazioni incide direttamente sulla salute dei cittadini. Tuttavia, l’esperienza maturata nell’ambito dell’attività di monitoraggio della spesa sanitaria che include, fra l’altro, i criteri di riparto del finanziamento, il controllo dei programmi di spesa regionali, la verifica delle performance in termini di produzione ed erogazione di servizi nonché la correzione degli andamenti rispetto a valori di benchmark, ha mostrato che esistono margini di razionalizzazione, senza compromettere la qualità e l’universalità dei servizi».
© Riproduzione riservata

Fonte:
logoitalia oggi7