Cina: un nuovo tasso di interesse per ridurre la pressione sulle imprese mentre aumentano i rischi sul settore finanziario

Cina: lo scorso 20 agosto la PBOC (People’s Bank of China, la banca centrale cinese) ha annunciato una riforma dei tassi di riferimento.

La PBOC intende migliorare i meccanismi di trasmissione della politica monetaria, attualmente ostacolati da fattori tecnici che minano gli interventi al ribasso sui tassi e si traducono in costi di finanziamento elevati a carico delle imprese, con inevitabili pressioni sulla liquidità e potenziali rischi di ritardi nei pagamenti. La dichiarazione ha alimentato le aspettative di miglioramento delle condizioni di credito per le imprese e un conseguente rilancio dell’economia.

Non vanno dimenticate le criticità strutturali di cui sembra soffrire il sistema bancario: sono ben tre gli interventi di salvataggio di banche avvenuti nell’arco di alcuni mesi. L’aumento del rischio rende più costoso l’accesso al mercato del credito da parte degli istituti più piccoli, con rating inferiore rispetto alle grandi banche. E ciò si trasmette a catena alle condizioni praticate alle aziende: sono soprattutto i piccoli istituti a fornire credito alle piccole e medie imprese cinesi. Lo studio di Coface su un campione di 1500 imprese in Cina mostra che, secondo il 49% dei rispondenti, alla base dell’aumento dei giorni di ritardo dei pagamenti vi sono difficoltà finanziarie dei clienti.

In tali condizioni vi sono essenzialmente tre rischi potenziali:

Troppo poco e troppo tardi: tutti gli indicatori sembrano confermare un’attività economica in ulteriore rallentamento nel 3° trimestre. La PBOC punta ad un taglio dei tassi di 10 punti base, ma potrebbe non bastare a mettere al riparo le imprese dai rischi di peggioramento.

Il primo passo di un lungo cammino: la PBOC sta agendo per liberalizzare i tassi di interesse, e rendere più efficace in prospettiva la trasmissione degli interventi di politica monetaria al sistema, ma c’è ancora molto da fare. Inoltre, il ribasso dei tassi è sicuramente positivo per chi richiede finanziamenti, ma rischia di indebolire le banche (in particolare le più piccole) riducendone i margini. Prima di passare ad un contesto più competitivo sono necessari ulteriori interventi di consolidamento del settore bancario.

Il dilemma della fuga di capitali: l’allentamento della politica monetaria può intensificare le spinte al deprezzamento del yuan – già sotto pressione – e portare a fuoriuscite di capitali, come avvenuto nel 2016. In tale occasione, la fuga di capitali seguita al deprezzamento della valuta aveva determinato una contrazione della liquidità e un netto peggioramento delle condizioni di pagamento.

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