Sinistri, condanna a ostacoli

CASSAZIONE/ Auto investe il pedone, che muore: difficile il compito per il giudice
Va indicata la velocità adeguata a evitare l’impatto
di Dario Ferrara

Impossibile condannare per omicidio il conducente che ha investito il pedone se il giudice non indica quale fosse la velocità adeguata dell’auto ragionevolmente in grado di evitare l’impatto con la vittima. Il tutto con una valutazione ex ante e non ex post, alla luce di tutte le circostanze del caso concreto: dalle condizioni della strada alla visibilità fino alla possibile presenza di pedoni. Non basta rifarsi alle conclusioni del perito del p.m. secondo cui una determinata andatura avrebbe evitato il sinistro. E non conta che il veicolo non tenesse la destra: si tratta infatti di una regola che non è dettata a fronteggiare il rischio di investire le persone. È quanto emerge dalla sentenza 40050/18, pubblicata il 6 settembre dalla quarta sezione penale della Cassazione, che interviene in una vicenda anteriore all’introduzione del reato di omicidio stradale.

Il ricorso dell’imputato di omicidio colposo è accolto contro le conclusioni del sostituto procuratore generale, che addirittura chiedeva l’inammissibilità. E ciò perché la Corte d’appello conferma la condanna individuando a posteriori la regola cautelare. La vittima, una ragazza, esce all’improvviso da un’auto ferma di notte in un’area di servizio chiusa: una prima macchina riesce a scansarla, ma non la Mercedes che sopraggiunge nella carreggiata opposta. L’articolo 141, secondo comma, Cds impone di mantenere una velocità prudenziale, quella che consente di mantenere il controllo del veicolo e di frenare all’improvviso, se serve. Ma se la regola cautelare non può essere più dettagliata, deve esserlo l’accertamento del giudice. Che invece non specifica la velocità che ex ante risultava adeguata ma solo quella che avrebbe potuto salvare la vittima, tenendo conto delle circostanze del caso concreto: finisce dunque per far coincidere la conducente avrebbe dovuto tenere su quella strada con quella che avrebbe evitato l’impatto. E nel farlo sovrappone l’accertamento del nesso causale della colpa a quello della sussistenza di una condotta non cautelare: manca, insomma, un dato di conoscenza essenziale. Infine: la regola di tenere la destra serve a regolare l’andatura nella corsia di marcia e non viene in rilievo nell’investimento del pedone.

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