Il ruggito del Leone

Dall’arrivo di Donnet, ossia in meno di due anni, la compagnia ha reso ai soci oltre il 50% tra performance del titolo e cedole. Reggere il ritmo non sarà facile. Per questo gli occhi sono puntati sul nuovo piano
di Anna Messia

L’attesa è per il 21 novembre, quando a Milano Philippe Donnet, group ceo di Generali , presenterà il piano strategico 2019-2021. Quali saranno le promesse che il manager farà al mercato, a partire dai dividendi? Finora gli obiettivi del Leone sono stati ambiziosi, anche guardando alle cedole, e le soddisfazioni sono arrivate. Chi avesse comprato per 11,3 euro un’azione Generali il 23 novembre 2016, quando il manager presentò a Londra il suo primo business plan, tra dividendi e performance del titolo avrebbe ottenuto un rendimento di oltre il 50% in meno di due anni. La prima sfida di Donnet è stata confermare gli obiettivi del piano fissati dal predecessore Mario Greco, nonostante in questi anni il mercato assicurativo si sia fatto più complicato, con tassi d’interesse rasoterra.
Il manager ha anzi accelerato sul taglio dei costi, ridotti di oltre 200 milioni, e dato avvio a un maxi-piano di dismissione di asset non strategici che ha coinvolto mercati come Belgio, Olanda o Irlanda e che ha fruttato più del miliardo previsto arrivando a superare 1,5 miliardi. Donnet ha tenuto fermi gli obiettivi anche sui ricchi dividendi annunciati da Greco. In questi due anni le Generali , grazie ai risultati in termini di risultato operativo e alla stabilità finanziaria, e forti di un combined ratio del 92% e di un indice Solvency II di oltre il 220%, hanno pagato cedole crescenti: 0,8 euro sul bilancio 2016 e 0,85 euro sul 2017, muovendosi in linea il piano 2015-2018 che prometteva 5 miliardi in quattro anni.
La soglia raggiunta è pari oggi a 3,7 miliardi, due terzi del target complessivo, e il dividend yield delle Generali ha registrato una crescita costante dal 2014 al 2017, dal 3,53% al 5,59%, ben superiore ai tassi di rendimento del Btp a 10 anni. A queste si sono aggiunte le performance del titolo, che il 23 novembre di due anni fa valeva 11,3 euro, mentre venerdì 21 settembre era a 15,3 euro, con una crescita di quasi il 30% in neanche due anni. Prendendo a riferimento sempre il giorno il cui Donnet ha presentato il piano a Londra, si scopre che le Generali da allora hanno superato anche altri big europei delle polizze, come Axa (-2,1%), Zurich (+11,4%) e Allianz (+11,4%), facendo meglio dell’indice DJ Insurance, che da novembre 2016 a oggi è salito del 9,11%.

Ma che cosa tirerà fuori dal cilindro il prossimo novembre Donnet per tenere alta l’attenzione sulla compagnia? Se, come appare probabile, il manager vorrà mantenere lo stesso livello dei dividendi degli anni passati, vuol dire che nel prossimo triennio il Leone dovrà staccare 1,25 miliardi di cedole in media all’anno, per un totale di altri 3,75 miliardi. Rendimenti da far gola ai più esigenti cassettisti, insomma, ma resta da capire quali leve utilizzerà Donnet per continuare a far crescere ancora il gruppo assicurativo. Tra le priorità c’è lo sviluppo del risparmio gestito e non a caso le operazioni chiuse nell’ultimo periodo vanno in quella direzione. Come l’avvio di una nuova sede di asset management a New York, assieme a Aperture Investors, affidata all’ex ceo di AllianceBernstein, Peter Kraus, che prevede un modello innovativo di commissioni legato alle performance. Oppure l’operazione di acquisizione del controllo di Sycomore, boutique di asset management francese valutata complessivamente 200 milioni.
Crescita per linee esterne nel settore del risparmio che sembra destinata a proseguire nei mesi a venire. Ma appare altresì inevitabile che il Leone, dopo aver dismesso le attività minori, dovrà tornare a caccia anche nel core business assicurativo e qualcosa ha già iniziato a muoversi. Rilevando Adriatic Slovenica a fine maggio il Leone, già terzo in graduatoria, è diventato il secondo operatore assicurativo della Slovenia. Mentre in Polonia, dove è l’ottava compagnia, c’è stata una doppia acquisizione nel Danni nel Vita, con cui Trieste si è avvicinata all’obiettivo dei top five.

La spinta verso Est, secondo dati non ufficiali, ha comportato investimenti per 245 milioni. Tra le aree di interesse c’è poi sempre il resto d’Europa, dove il gruppo ha già una posizione di leadership, ma anche l’Asia, a partire dalla Cina, e il Sud America (Argentina e Brasile). Oltre alla Turchia. Le risorse a disposizione non mancano. Oltre al maxi-piano di cessioni, altri 1,9 milioni sono stati incassati dal riassetto in Germania, dove Generali ha ceduto l’89,9% di Leben, la compagnia che vendeva polizze a capitale garantito, per un portafoglio di 37 miliardi. Si è trattato della cessione del più grande portafoglio garantito Vita mai avvenuto in Europa, che ha consentito alla compagnia, rimasta comunque il secondo operatore del mercato tedesco, di ottimizzare la gestione del capitale. Ora il mercato inizia a domandarsi quale sia il prossimo asso nella manica. (riproduzione riservata)

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