Chi fa il tifo per Galateri

Il prossimo aprile scadrà il cda del Leone e il presidente non potrà essere confermato per raggiunti limiti di età. A meno che non si concretizzi l’ipotesi di modificare lo statuto della compagnia

di Giuseppe Stadio Caputo

A Trieste le poltrone scottano. Da sempre e anche adesso che non c’è più il salotto buono e Mediobanca si è riconvertita in un istituto specializzato in tutte le attività di una banca d’affari oltre che nell’asset management e nell’advisory. Ad aprile 2019 scade il cda delle Generali . Finora la lista è stata predisposta da Piazzetta Cuccia, coadiuvata dai soci italiani. In scadenza c’è il presidente Gabriele Galateri di Genola, che non può essere riconfermato: l’attuale statuto fissa il tetto dei 70 anni per la nomina al vertice e il manager, romano di nascita ma torinese di adozione, ne compirà 72 l’11 gennaio prossimo. Non sarebbe rieleggibile per un terzo mandato, salvo che non si riscriva l’articolo 29.1 dello statuto, alzando il limite di età. Ed è questa l’idea di partenza dei soci italiani, da Francesco Gaetano Caltagirone al gruppo Benetton, da Dea Capital a Del Vecchio e ad altri azionisti con quote minori, in considerazione dell’autorevolezza di Galateri e della sua capacità di muoversi con accortezza e capacità, frutto anche di elevate competenze in materia di corporate governance.

Anche se manca molto tempo al rinnovo, il tema della presidenza di Generali è già oggetto delle prime valutazioni e analisi, perché la poltrona riveste ovviamente un suo particolare valore. Per l’ipotesi di non modifica dello statuto, i soci italiani risulta abbiano già esplorato la candidatura di Domenico Siniscalco, ex ministro dell’Economia e attuale executive vice president di Morgan Stanley International. Tuttavia gli ostacoli al rinnovo di Galateri appaiono superabili. Basta che gli azionisti lo vogliano. In primis Mediobanca , che del Leone è sempre stata il dominus non solo per la supremazia azionaria (oggi ridotta al 13,4%) ma, ai tempi di Enrico Cuccia e Vincenzo Maranghi, anche per l’esercizio di un potere incontrastato nella grande finanza di cui l’assicurazione è la pietra pregiata essendo un key player nell’Europa continentale.
Questa volta non dovrebbe più essere così, per volontà della stessa Mediobanca che il 23 maggio scorso ha chiesto all’Antitrust di certificare con «espressa statuizione in merito all’insussistenza di un controllo di fatto di Mediobanca su Generali ». Si tratta di cancellare le misure cautelari prese dall’autorità nel giugno 2012 a seguito del salvataggio di FonSai da parte di Unipol , che diede vita a un accrocchio condensato attorno a Piazzetta Cuccia e Trieste attraverso un reticolo di partecipazioni incrociate che l’Antitrust ha semplificato in nome della tutela della concorrenza.

Il teorema dello strapotere di Mediobanca su Generali era stato costruito su elementi di fatto: l’estromissione di Antoine Bernheim dalla presidenza, l’ascesa e caduta di Cesare Geronzi, alcune sentenze delle autorità europee. Ora Alberto Nagel, che ha portato Mediobanca a essere una vera banca d’affari con respiro internazionale e profitti elevatissimi, ha chiesto un taglio netto e l’autorità si esprimerà entro il 30 settembre. E se, come tutto lascia presagire, ci sarà il verdetto definitivo sull’autonomia assoluta di Trieste da Milano, la conseguenza inevitabile sarà che la prossima lista per il cda verrà confezionata da Caltagirone , Benetton, Del Vecchio & C, con la mera partecipazione di Mediobanca , che oltretutto ha ribadito di recente di volersi diluire al 10%.
Tornando a Galateri e alla possibilità di adeguare lo statuto delle Generali per favorire un terzo mandato, quale potrebbe essere l’ostacolo? Sembra che quando, in luglio, dai soci italiani è stata sondata la disponibilità di Mediobanca ad alzare il limite di età, non sarebbe pervenuta risposta. È trapelato il desiderio di Piazzetta Cuccia di propugnare una svolta al vertice in nome del rinnovamento. C’è chi ha interpretato questa volontà, dietro un cambiamento fisiologico, con la voglia di spingere un presidente più duro che possa marcare l’amministratore delegato Philippe Donnet, ritenuto sodale di Jean Pierre Mustier, non in rapporti idilliaci con Nagel, benché quasi certamente Unicredit si svincolerà dal patto Mediobanca entro la finestra del 30 settembre.

Galateri o no, l’autunno dovrà gestire un quadro di relazioni un po’ aggrovigliato, che potrebbe non solo influire sulle decisioni a Trieste, pure importanti, ma anche condizionare altre partite in corso, come lo Ieo e il Monzino, dove sono coinvolti molti degli stessi protagonisti, con l’aggiunta di Intesa Sanpaolo , schierata con Mediobanca . (riproduzione riservata)
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