Blockchain cuore degli aiuti 4.0

di Luigi Chiarello

È la blockchain il nuovo mantra del governo gialloverde per sostenere l’innovazione produttiva del Paese, la certificazione delle produzioni made in Italy e la competitività delle pmi. Quasi un crocevia obbligato da cui passare per accedere ai finanziamenti di Impresa 4.0, La nuova tecnologia web si basa su «un sistema di blocchi concatenati», che garantiscono il deposito on line, su archivi immutabili e condivisi, di atti e decisioni, che assumono la caratteristica di essere inalterabili, immodificabili e, dunque, immuni da corruzione. L’adesione a questa «nuova era della rete» – definita da alcuni Internet delle transazioni, da altri Internet del valore – sarà il pilastro del nuovo edificio di agevolazioni 4.0, voluto dal ministro del lavoro e dello sviluppo economico, Luigi Di Maio. Il tutto emerge dalla nota di aggiornamento al Def, il Documento di economia e finanza messo a punto dai tecnici dal ministro dell’economia. Giovanni Tria, e passato ieri al vaglio del consiglio dei ministri. Il capitolo dedito al sostegno alle imprese parla chiaro: «Diffusione della rete 5G, della fibra e della tecnologia blockchain – che consentirà la riconoscibilità e la tracciabilità dei prodotti Made in Italy, oltre a contribuire alla disintermediazione attraverso gli smart contract – sono i punti che nutriranno il Piano Impresa 4.0», che «il Governo intende confermare nelle sue linee generali».

A riguardo, resta da capire se la legge di Bilancio per il 2019 cancellerà o meno gli incentivi a iper e super ammortamento per l’acquisto di beni strumentali nuovi, introdotti dall’art. 1, commi 8 e 9, della legge 232/2016 e prorogati dalla manovra per il 2018 (art. 1, commi da 29 a 36, della legge 205/2017). Da dichiarazioni rilasciate due giorni fa da Armando Siri (Lega), sottosegretario ai trasporti, pare di capire che i due incentivi verrebbero sostituiti da una detassazione degli utili reinvestiti in innovazione; una sorta di flat tax al 15% riservata alle sole imprese che investono nella propria azienda. E fanno assunzioni. Ma di tutto questo, ad oggi, nel Def non c’è traccia.

Meno intermediari (e costi) nelle contrattazioni. L’esecutivo, dunque, dichiara apertamente di voler proseguire sulla strada della disintermediazione totale (cioè, la cancellazione di più intermediari possibili nella gestione di un accordo tra privati), attraverso la stipula di meri protocolli informatici tra le parti, che dovrebbero facilitare, verificare e far rispettare, la negoziazione e l’esecuzione dei contratti. Permettendo parziali o totali esclusioni di clausole contrattuali ben definite. Che, di norma, negli smart contract sono automatizzate in tutto o in parte, ma anche auto-ottemperanti, o ambedue le cose. Il tutto con l’obiettivo di ridurre i costi di transazione associati alle contrattazioni. La novità, non da poco per il panorama produttivo italiano, nei piani del governo sarà affiancata da altre misure per le imprese.

Vecchi e nuovi strumenti. Il Def sciorina, nell’ordine:
– la conferma degli incentivi alla nascita di nuove attività, mediante rafforzamento del fondo di garanzia pmi (120 mila domande nel 2017, con 17,5 mld di euro in investimenti);
– la conferma della sezione speciale dedicata alla micro-imprenditorialità (4 mila domande accolte nel 2017);
– l’istituzione di una vera e propria Banca per gli Investimenti con garanzia esplicita dello Stato;
– la restituzione di incentivi e aiuti da parte delle imprese destinatarie, che abbiano delocalizzato. Cioè trasferito fuori dal paese gli stabilimenti;
– la semplificazione dell’utilizzo dei Piani individuali di risparmio (Pir) con destinazione delle risorse a startup e imprese non quotate;
– la limitazione di subappalti e deroghe possibili per le stazioni appaltanti e l’affermazione di un principio di territorialità nelle gare (appalti a km zero, ndr), con una nuova specifica previsione. E cioè, che una quota di contratti sotto soglia comunitaria venga riservata alle pmi, tramite apposita riserva.

Tornando alla blockchain, la tecnologia nei piani del governo sarà il rostro con cui aggredire il tesoretto da 9,2 mld di euro che la commissione europea spende nel programma Europa Digitale. Si tratta di fondi destinati a settori chiave: supercomputer, intelligenza artificiale, cybersicurezza, competenze digitali, trasformazione digitale della p.a. Così, per favorire l’implementazione della «nuova Internet», sia nel pubblico sia nel privato il Def promuove «una strategia nazionale sulla blockchain, con istituzioni, centri di ricerca, università, startup». Cosa che il governo farà anche per l’intelligenza artificiale. Di più. A conferma del fatto che il sistema di disintermediazione on line e blindatura dati costituisca la bussola dell’esecutivo, sempre il Def svela che, per la filiera delle imprese operanti nella difesa militare: «Il governo intende creare centri di competenza ad alta specializzazione costituiti da università, ricerca e industria (grandi imprese e pmi)», che abbiano come obiettivo «il trasferimento tecnologico e l’innovazione nei processi produttivi, nei prodotti e nei modelli di business di tecnologie abilitanti come blockchain, intelligenza artificiale, big data, data cloud, Internet of things (IoT), cyber security e tecnologie satellitari».

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