A scuola di welfare

Dalla previdenza alle coperture sanitarie, tutte le soluzioni che permettono di proteggere il proprio tenore di vita
di Carlo Giuro

Non di solo investimenti può vivere il portafoglio delle famiglie italiane. E’ necessario che l’attenzione del risparmiatore italiano si rivolga non solo, come è legittimo che sia, alla ricerca dello strumento in grado di offrire rendimenti profittevoli minimizzando il rischio, ma consideri anche tra i bisogni da soddisfare quelli legati all’area del welfare, con particolare riferimento alla previdenza e alla sanità integrativa. Le tendenze demografiche si proiettano infatti con un ulteriore innalzamento della vita media (secondo l’Istat entro il 2065 di oltre cinque anni per entrambi i generi, giungendo a 86,1 anni e 90,2 anni, rispettivamente per uomini e donne, mentre era di 80,6 e 85 anni nel 2016). L’effetto è quello di una riduzione prospettica delle prestazioni del welfare obbligatorio per garantirne la sostenibilità finanziaria. Diventa allora indispensabile, per integrare le prestazioni erogate dal sistema pubblico, il concorso del privato sia con riferimento al risparmio previdenziale che alla copertura del rischio salute.

Il welfare previdenziale. Partendo dal primo profilo, pur ricordando che l’adesione ai fondi pensione dal punto di vista giuridico è volontaria, questa rappresenta una assoluta necessità. L’applicazione del metodo di calcolo contributivo determina infatti una riduzione della futura pensione rispetto a quella percepita dalle generazioni precedenti con il retributivo per cui il contributo della rendita complementare funge da utilissimo supporto per mantenere adeguato il tenore di vita in età di quiescenza. Non va poi sottovalutata l’efficacia della scelta in ottica di diversificazione del rischio previdenziale perché il montante in maturazione ri rivaluta sulla base dell’andamento dei mercati finanziari, a differenza di quanto accade nel sistema obbligatorio in cui i contributi sono aggiornati annualmente sulla base dell’andamento del Pil degli ultimi cinque anni con il fondato pericolo in frangenti di crisi economica di un deficit di recupero del potere d’acquisto. Affiancare all’Inps/Casse di previdenza (nel caso dei liberi professionisti) i fondi pensione conferisce al risparmiatore scelte di maggiore flessibilità nella gerstione del budget famigliare (si pensi alla possibilità di accedere alle anticipazioni per comprare la prima casa dopo otto anni di adesione alla previdenza complementare fino al 75% della posizione individuale o di fronteggiare temporanee crisi di liquidità fino al 30% di quanto accumulato senza bisogno di fornire giustificazioni). Come soluzioni utilizzabili per i lavoratori dipendenti occorre guardare al proprio fondo pensione collettivo di riferimento (fondo negoziale o fondo pensione aperto ad adesione collettiva) per potere beneficiare del contributo del proprio datore di lavoro e per godere di un livello di onerosità più ridotto. Mentre per gli autonomi e i liberi professionisti la via è quella del fondo pensione aperto ad adesione individuale o del pip. E’ necessario poi valutare l’opportunità di attivare un fondo pensione per i propri figli essendo i giovani particolarmente esposti al rischio di scopertura previdenziale per effetto della elevata precarietà e del ritardato ingresso nel mondo del lavoro Attivare un piano previdenziale ad un figlio (se il genitore sia un lavoratore dipendente va verificato se il proprio fondo settoriale o aziendale preveda la possibilità che aderiscano anche i famigliari a carico) significa tracciargli un percorso previdenziale che lo accompagnerà fino al pensionamento, godendo delle agevolazioni fiscali (il genitore deduce i contributi versati anche per i famigliari a carico fino al limite annuo di 5.164,57 euro). Quando l’iscritto diventerà autonomo dal punto di vista economico potrà assumere o lo stesso piano previdenziale avviato dal genitore (sia una forma individuale di previdenza come un fondo pensione aperto o un pip) o trasferirlo al fondo pensione contrattuale cui potrà accedere con riferimento alla propria attività lavorativa subordinata.

Il welfare sanitario. Va ricordato come il sistema sanitario italiano si basa sostanzialmente su tre pilastri. Da una parte c’è a sanità pubblica, basata sul principio dell’universalità, dell’uguaglianza e della solidarietà. Il Sistema Sanitario Nazionale eroga le prestazioni di base (cosiddetto primo pilastro). Dall’altra ci sono la sanità collettiva integrativo-sostitutiva (cosiddetto secondo pilastro) e la sanità individuale cui il cittadino si rivolge al mercato sanitario richiedendo coperture assicurative (cosiddetto terzo pilastro). Molto spesso l’atteggiamento da parte del risparmiatore è quello di fronteggiare il rischio salute, particolarmente percepito e temuto, con forme di auto-assicurazione mantenendo una consistente quota di liquidità in ottica precauzionale. Tale scelta non sempre è efficiente, in considerazione dei bassi tassi interesse, né efficace, considerando la possibilità che le risorse messe da parte possano non essere sufficienti a fare fronte all’eventuale verificarsi dell’imprevisto. Come provvedere allora Può utilizzarsi poi un fondo sanitario nel caso in cui sia previsto dal proprio contratto di lavoro beneficiando del più favorevole regime di deducibilità dal reddito complessivo o di esclusione dalla formazione del reddito di lavoro dipendente secondo l’ordinario plafond annuale della sanità integrativa pari a 3.615,20 euro. I fondi sanitari offrono un ombrello protettivo abbastanza ampio che vanno dalla prevenzione con il rimborso di visite specialistiche e test diagnostici, al rimborso delle spese sostenute fino a prestazioni dentistiche e di long term care. Deve però essere ben conosciuto il proprio strumento con riferimento alle coperture azionabili e all’iter da seguire. Nel caso degli autonomi e dei professionisti si deve guardare con attenzione alle polizze sanitarie ancora poco diffuse nel Paese (secondo una recente rilevazione dell’Ania nel 2016 la quota delle famiglie in possesso di almeno una polizza sanitaria, pur in aumento, era pari al 6%). Va condotta con attenzione la ricerca della soluzione più adatta alle proprie esigenze leggendo la documentazione contrattuale per individuare le coperture che offre la polizza, la carenza (il momento cioè che intercorre dalla stipula all’attivazione delle garanzie), i costi, le esclusioni (cosa cioè non copre la polizza), la franchigia, ovvero quanto parte della spesa rimane comunque a carico dell’assicurato. (riproduzione riservata)

Fonte: