Sace potrebbe tornare al Tesoro

di Luisa Leone

Ripubblicizzare la Sace, portandola di nuovo sotto le insegne del ministero dell’Economia. Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza si tratterebbe di un’ipotesi allo studio del governo, nell’ambito di un più articolato piano per la riduzione del debito, che prevederebbe il passaggio di altre piccole quote di Enel , Eni o Poste Italiane alla Cassa Depositi e Prestiti. In pratica quello che potrebbe andare in scena è uno scambio di asset tra ministero e Cdp, con quest’ultima che retrocederebbe il gruppo assicurativo e verserebbe anche una limitata quota cash a fronte di un ulteriore pacchetto di azioni delle quotate di Stato. La parte in contanti dell’operazione permetterebbe all’esecutivo di centrare i nuovi obiettivi di incassi da privatizzazioni, indicati allo 0,2% del Pil (circa 3,5 miliardi) nella nota di aggiornamento al Def approvata dal Consiglio dei ministri di sabato scorso.

Di questi, secondo le tabelle della nota di aggiornamento, circa 900 milioni dovrebbero derivare da dismissioni immobiliari, ma la parte rimanente sarebbe da colmare con la vendita di partecipazioni pubbliche. E, visto che sia l’ipo di Fs che la seconda tranche di privatizzazione di Poste sono ancora ferme ai blocchi, seppur confermate, i tecnici del ministero starebbero ora ragionando su altre ipotesi.
La ratio dell’operazione Sace starebbe però non nella necessità di fare cassa, ma nella volontà di riportare sotto il diretto controllo pubblico uno strumento considerato fondamentale per l’export del Paese, al fine di massimizzare l’impatto che i suoi servizi (che oggi comprendono anche quelli dell’incorporata Simest) potrebbero avere sull’economia tricolore. Ad esempio sul dossier Iran pare che il governo avrebbe desiderato una celerità maggiore da parte della controllata e il ragionamento sarebbe che, se Sace fosse stata alle dirette dipendenze del Tesoro, si sarebbe potuto procedere senza intoppi alla velocità di crociera considerata desiderabile dall’esecutivo.
Inoltre, una volta tornata sotto le insegne del ministero dell’Economia, la Sace potrebbe poi anche dare qualche soddisfazione dal punto di vista economico, magari con una sforbiciata al capitale e conseguente dividendo straordinario per l’azionista, come già accaduto in occasione del passaggio a Cdp nel 2012, quando la società fu ceduta proprio alla Cassa Depositi e Prestiti, insieme a Simest e a Fintecna per circa 10 miliardi di euro.
Al di là delle ricostruzioni, comunque, è un fatto che da qualche tempo ormai il ministero abbia aumentato il livello delle garanzie che lo Stato può concedere al gruppo assicurativo su rischi non di mercato, di fatto caricandosi sulle spalle le operazioni più complesse gestite dalla società. Le valutazioni però sono ancora in corso e c’è la consapevolezza che si tratterebbe di una vera inversione a U dopo soli cinque anni dalla vendita del gruppo alla Cassa Depositi e Prestiti. Anche se allora si intravedeva sul cammino di Sace la strada verso la quotazione, che oggi invece sembra finita nel cassetto.

Parallelamente alle valutazioni sul destino del gruppo guidato dall’amministratore delegato Alessandro Decio, starebbero poi proseguendo anche gli approfondimenti sulla possibile dismissione del Poligrafico dello Stato. Come anticipato da MF-Milano Finanza, da qualche mese ormai i tecnici starebbero studiando la possibilità di cedere le attività a mercato (anticontraffazione e sicurezza) della società guidata dal presidente Domenico Tudini e dall’amministratore delegato Paolo Aielli, entrambi riconfermati di recente alla guida della società.
Adesso però si starebbe valutando anche l’ipotesi di una cessione in blocco, che potrebbe portare a un incasso ben maggiore dei circa 700 milioni ottenibili dalla vendita del solo spin off. Nel caso questa opzione dovesse concretizzarsi, però, il passaggio di mano di attività delicate come quella per l’emissione dei documenti di identità, passaporti ecc, imporrebbe di fatto un acquirente istituzionale, come la Cassa Depositi e Prestiti appunto o anche la Banca d’Italia. In questo caso però, se la scelta cadesse sulla Cdp, l’eventuale concretizzarsi dell’operazione Sace passerebbe a quel punto solo per uno scambio di asset e non anche per una pagamento, seppur parziale, in cash da parte della controllata.
Resta da vedere se e quali di queste ipotesi troveranno concreta attuazione nei prossimi mesi. (riproduzione risevata)

Fonte: logo_mf