Polizze Vita tradizionali, ok alla riforma

di Anna Messia
C’è voluto più del previsto, perché, come si sa, il diavolo sta nei dettagli. Ma ora, dopo mesi di discussioni e incontri, la riforma delle polizze Vita tradizionali sembra matura. A fine mese, o al più tardi ai primi di ottobre, è attesa la diffusione in pubblica consultazione del regolamento Ivass che cambierà le regole della fetta più grande del mercato assicurativo Vita italiano. Si tratta del ramo I, quello composto da polizze che come sottostante hanno una gestione separata che investe prevalentemente in titoli di Stato e che finora hanno garantito al sottoscrittore almeno il 100% di quanto investito. Nonostante i bassi tassi d’interesse e la stretta arrivata con Solvency II, le polizze tradizionali hanno continuato a essere le regine del ramo Vita, con 30 miliardi di euro raccolti da inizio anno. Eppure le nuove regole europee hanno penalizzato non poco tali prodotti in termini di capitale, tanto che diverse compagnie hanno scelto di frenarne o addirittura di azzerarne la distribuzione, sostituendole con le unit linked, che investono in fondi comuni e trasferiscono il rischio di un’eventuale perdita al cliente. Ma, come dimostrano i dati, si tratta di prodotti troppo importanti per le assicurazioni per essere messi da parte, oltre ovviamente che per lo Stato, visti gli ingenti investimenti in Btp.

Da tempo le compagnie chiedono quindi al regolatore italiano di poter avere più flessibilità nella gestione, allineando l’Italia ad altri Paesi europei, e di rendere queste polizze adatte anche alle nuove condizioni di mercato. La prima richiesta è stata quindi di poter ridurre gli impegni di capitale verso gli assicurati, scendendo sotto la soglia del 100% e passandola al 95-90%. Non solo; le imprese hanno chiesto di rendere meno rigida la distribuzione delle plusvalenze che devono essere accantonate per il cliente.

Oggi se una compagnia decide di vendere titoli presenti nella gestione incassando plusvalenze, è obbligata a distribuirle tutte nell’anno di riferimento. Nel nuovo sistema le plusvalenze potrebbero invece essere spalmate su più anni consentendo alle compagnie di mettere fieno in cascina per gli anni di magra attraverso la creazione di apposti fondi. Questione su cui Ivass, l’istituto di controllo presieduto da Salvatore Rossi, ha aperto da subito il dialogo, dichiarandosi pronto ad avviare un tavolo di confronto. La discussione è stata più lunga del previsto ed è andata avanti per mesi, vista la complessità della materia. Qualche aspetto, in verità, resta ancora da discutere. L’Ivass, per esempio, sarebbe propenso a chiedere alle compagnie di investire in liquidità i fondi destinati a raccogliere le plusvalenze per renderli subito disponibili in caso di necessità, mentre le assicurazioni preferirebbero investirli allo stesso modo di una gestione separata per ridurre il rischio di controparte e magari aumentare un po’ i rendimenti. Ormai però si tratta di dettagli, mentre è chiaro che le nuove regole varranno solo per le nuove polizze.

Il documento definitivo della riforma delle polizze tradizionali dovrebbe quindi essere pronto a stretto giro di posta. Poi toccherà all’intero mercato inviare commenti e osservazioni. A partire dai consumatori, i quali continuano ad apprezzare queste polizze perché le considerano un porto sicuro e dovranno accettare il fatto che quella certezza si è ridotta un pochino, in cambio della speranza di incassare rendimenti più generosi (riproduzione riservata)
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