Pensioni, la legge Fornero? Smontata pezzo dopo pezzo

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Pagine a cura di Daniele Cirioli

Harakiri sulla riforma Fornero. Il legislatore, pentito, ha partorito almeno 13 piccole riforme per consentire di aggirare gli effetti della manovra del 2011, a cominciare dall’innalzamento dell’età di pensionamento. Gli «esodati», per esempio: otto salvaguardie in soli cinque anni, per un salvacondotto di pensionamento anticipato a favore di circa 200 mila lavoratori (a luglio, però, le pensioni liquidate erano poco più di 111 mila). Quello degli esodati è l’antidoto per eccellenza alla riforma Fornero che, per antonomasia, è la riforma ritenuta più dolorosa per i lavoratori in termini di peggioramento delle condizioni di uscita dal lavoro.

In realtà anche le più recenti misure, quale l’Ape sociale e l’Ape volontaria, o meno recenti, quale il part-time agevolato, l’opzione donna, l’isopensione e le deroghe per usuranti e amianto rappresentano altrettanti espedienti per sfuggire alla tagliola della riforma del 2011 e anticipare il riposo (si veda tabella per dettagli). L’Inps, dal 2012, ha contato 252.781 lavoratori che, avvalendosi delle misure di esodati, opzione donna e derogati dalla Fornero, sono riusciti a mettersi prima in pensione.

Ore decisive per nuovi ritocchi. Il confronto in corso tra governo e sindacati verte sulla necessità di introdurre nuove deroghe sul pensionamento. Punto controverso è l’innalzamento automatico dell’età pensionabile alla speranza di vita, che dovrebbe scattare nel 2019. I sindacati ne chiedono il congelamento, o almeno un ammorbidimento, perché l’Italia è uno dei paesi in cui l’età per la pensione è tra le più alte al mondo e poi anche perché l’andamento demografico degli ultimi anni non è più lineare come il passato. Nel 2015 la vita media si è ridotta a 82,3 anni rispetto agli 82,6 anni dell’anno precedente. Altro argomento di confronto è l’opzione donna. Il governo vorrebbe riconoscere la riduzione di due anni (con uno sconto di sei mesi per figlio) dei requisiti contributivi alle lavoratrici che accedono all’Ape sociale; i sindacati, invece, vorrebbero che il beneficio non fosse limitato ad alcune categorie di donne svantaggiate, ma riguardasse tutte le lavoratrici.

Questi argomenti si aggiungono agli impegni già assunti dal governo l’anno scorso (si veda ItaliaOggi del 29 settembre 2016). Infatti, venne concordato con i sindacati un ulteriore intervento sulla riforma Fornero da attuare nel corso di quest’anno (la Fase 2), con particolare attenzione a una revisione del sistema contributivo cui sono soggetti i giovani entrati nel mondo del lavoro dopo il 1995. Altre misure della Fase 2 riguardavano: introduzione della «pensione minima di garanzia»; revisione del limite minimo d’importo per la pensione anticipata (pari a 2,8 volte l’assegno sociale, cioè 16.330 euro); diversificazione dell’adeguamento dei requisiti pensionistici alla speranza di vita; separazione fra previdenza e assistenza; ritorno alla rivalutazione delle pensioni per fasce dal 2019. Come sempre, il capitolo più spinoso è quello delle coperture. Qualcosa di più certo, pertanto, si saprà solo dopo il 20 settembre, data in cui verrà presentata la nota di aggiornamento del Def, in cui ci sarà una prima risposta al quesito delle risorse disponibili.
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