L’autunno caldo dei Pir

di Paola Valentini
Si prospetta un autunno molto caldo per i Pir, i Piani individuali di risparmio esentasse introdotti il primo gennaio scorso dalla legge di bilancio 2017. In totale in questi otto mesi i fondi comuni riservati ai Pir lanciati finora sul mercato (una cinquantina, ma considerando che ogni comparto può avere più classi a seconda dalla politica di distribuzione dei proventi o del profilo di commissioni, in totale sono oltre 80) hanno superato i 5 miliardi euro di raccolta netta. La metà della stima dei 10 miliardi previsti dal Governo italiano per il 2017, un dato, peraltro, rivisto al rialzo perché inizialmente le prime proiezioni indicavano una raccolta di 1,8 miliardi.

Dopo una partenza in sordina in attesa di alcuni chiarimenti normativi, mano mano il quadro regolamentare è diventato più chiaro tra marzo e inizio agosto oltre 30 sgr italiane e estere hanno avviato fondi comuni destinati ai Pir, a cui si sono aggiunte alcune gestioni patrimoniali, polizze vita ed Etf . In questi ultimi due casi si segnalano le novità di Banca Mediolanum e Amundi Etf (si vedano box). Intatti ora, con la ripresa delle attività dopo la pausa estiva, i lanci di nuovi prodotti sono ripresi e la raccolta è destinata a proseguire a passo spedito grazie all’azione delle reti commerciali che ormai sono entrate a pieno regime sui Pir.

A partire proprio da Banca Mediolanum che è stata la prima a intuire le potenzialità di questi strumenti. Non a caso il gruppo guidato dall’ad Massimo Doris è in prima posizione per raccolta netta. I flussi di Banca Mediolanum nei suoi due fondi comuni Pir ammontano a oltre 1,67 miliardi secondo i dati aggiornati ottenuti da MF-Milano Finanza. Che ha chiesto alle società di gestione che sono scese per prime nell’arena dei Pir un bilancio della raccolta ottenuta fino a oggi. Banca Mediolanum ha all’attivo due fondi a norma Pir: Flessibile Sviluppo Italia, le cui sottoscrizioni sono partite il 16 marzo, e Flessibile Futuro Italia in collocamento dal 18 aprile (in entrambi i casi si tratta di comparti che derivano dalla trasformazione in Pir di prodotti già attivi e per questo nelle tabelle in queste pagine si riporta la data di partenza del fondo originario). Tra l’altro il gruppo in occasione del varo di questi strumenti ha organizzato una serie di incontri sul territorio italiano per spiegare le caratteristiche ai potenziali investitori retail. E adesso, si prepara a riprendere il tour in giro per l’Italia, ma questa volta per incontrare gli imprenditori e spiegare loro i vantaggi di una quotazione in borsa.
L’idea di Banca Mediolanum è quindi quella di illustrare alle aziende come approfittare dell’enorme massa di liquidità che, grazie ai Pir, sta arrivando loro. L’obiettivo finale è quindi quello di rilanciare le ipo a Piazza Affari. Il target dei Pir sono infatti proprio le azioni e le obbligazioni delle pmi italiane, che sono l’ossatura dell’economia tricolore. Il problema è che i titoli quotati di pmi sono ancora pochi per poter accogliere le risorse finanziarie in arrivo dai Pir. Con il rischio, come sta avvenendo, di gonfiare le quotazioni. C’è anche da dire che i fondi Pir nati finora investono non soltanto nelle piccole e medie capitalizzazioni, in linea con lo spirito della normativa, ma in alcuni casi detengono titoli di blue chip.

Come emerge dall’analisi condotta sui portafogli per capire quali azioni hanno scelto i gestori di Pir in questi primi mesi di attività (tabella in pagina). Ad esempio tra i primi dieci titoli più presenti nel fondo Anima Iniziativa Italia ci sono Fineco (con un peso sulle masse del 6,8%), Mediobanca (5,1%), seguono Enav (4,9%) e Banco Bpm (4,8%). Schroder Italian Equity vede nella top ten Intesa Sanpaolo (9,9%), Unicredit (9,6%) ed Enel (8,7%). Ma le difficoltà per i money manager di trovare azioni di pmi non inflazionate pian piano si stanno alleggerendo perché si è innescato un circolo virtuoso di nuove quotazioni che fa ben sperare. Tanto che il 2017 potrebbe rivelarsi un anno record per le ipo di Piazza Affari. A riprova c’è il fatto che nei primi mesi di quest’anno ci sono state diverse quotazioni soprattutto sull’Aim, il vero mercato di Borsa Italiana dedicato alle pmi. Le matricole del 2017 sono state 26, di cui 16 sull’Aim. Un numero destinato ad aumentare perché in autunno si attendono diverse società, sia nel listino principale, sia sull’Aim. Tanto che di recente l’ad di Borsa Italiana, Raffaele Jerusalmi, ha affermato che il 2017 potrebbe essere uno dei tre anni top nella storia di Piazza Affari quanto a ipo. «Negli ultimi mesi abbiamo avuto una brusca accelerazione di quotazioni, credo che la tendenza continuerà e così anche l’Italia potrà ridurre il ritardo clamoroso nel numero di quotate, rispetto agli altri mercati esteri», conferma Marco Rosati, ad di Zenit. Che a inizio anno è stata tra le prime sgr a debuttare nei Pir con due fondi partiti a febbraio: Zenit Pianeta Italia che ha oggi un patrimonio di 28 milioni e Zenit Obbligazionario con 81 milioni. Si aggiungono poi 47 milioni del comparto lussembrghese Stock Picking. Tra le pmi in portafoglio di Zenit Pianeta Italia, le maggiori posizioni in questo momento sono Beni Stabili , Cementir , Cover, Erg , Iren , Ivs , Leone Film , Openjobmetis , Ovs , Sias, Technogym e Tip. «In questi titoli abbiamo pesi compresi tra l’1,2 e il 2,4% del fondo», segnala Rosati.

Un’altra sgr molto attiva sui Pir è AcomeA che tra aprile e maggio ha dato il via ai fondi Patrimonio Esente (un flessibile con massimo il 40% in azioni) e AcomeA Italia (azionario Italia) che hanno raccolto 12 milioni. Caratteristica della casa è che i prodotti possono essere sottoscritti in tre modalità: presso i collocatori della sgr, online e in Borsa Italiana (essendo quotati). Passando ai big, spicca l’offerta di Intesa Sanpaolo che si ripartisce tra Fideuram-Intesa Sanpaolo Private Banking ed Eurizon Capital Sgr. Dal lancio dei primi tre fondi, a marzo, Eurizon ha registrato una nuova produzione di 1,2 miliardi di cui quasi 1 miliardo da investitori retail. I tre fondi della sgr guidata dall’ad Tommaso Corcos partiti a marzo sono Eurizon Progetto Italia 20, Progetto Italia 40 e Progetto Italia 70). Dal canto suo Fideuram-Intesa Sanpaolo Private Banking ha ottenuto 460 milioni.
Mentre i tre Pir della private bank guidata dall’ad Paolo Molesini sono stati avviati ad aprile (i fondi Fideuram Piano Bilanciato Italia 30, Piano Bilanciato Italia 50 e Piano Azioni Italia). Tutti i dati del gruppo Intesa Sanpaolo sono al 30 giugno, quindi mancano i risultati degli altri due mesi estivi.Intanto Amundi, che con l’acquisizione di Pioneer, perfezionata a luglio, è diventata la terza maggior società di gestione in Italia, ha raccolto 1,399 miliardi, dato (al 18 agosto) relativo sia ai fondi Pir di Amundi, sia a quelli di Pioneer Investments.

Quanto ad Anima , il bilancio del gruppo a fine agosto segna 444 milioni nei suoi due fondi Pir. Si tratta di Crescita Italia, il primo nato in assoluto essendo stato avviato il 9 gennaio, e Iniziativa Italia che ha debuttato ad aprile. Arca Fondi Sgr ha invece ottenuto finora sottoscrizioni per circa 60 milioni sulle classi Pir. Per Anthilia la raccolta del fondo Pir Anthilia Small Cap Italia, nato ad aprile, è pari a 13,6 milioni. La sgr ha da sempre una specializzazione nelle azioni e bond di pmi. Non a caso le principali posizioni di Anthilia Small Cap Italia si concentrano su aziende medio piccole. In base all’ultimo portafoglio disponibile Sesa e Digital Bros sono i titoli più rappresentati (entrambe con un peso sulle masse del 4,3%), seguono a breve distanza Saes Getters (4%) e Safilo (3,5%). Quest’ultima, in particolare, uscirà a breve dal Ftse Mid Cap per entrare nel Ftse Small Cap. Quanto ai fondi Pir di Symphonia Sgr (Symphonia Azionario Small Cap Italia e Symphonia Patrimonio Italia Risparmio, partiti a metà aprile) la raccolta al 25 agosto è di 85,2 milioni.

Dal canto loro Mito 25 e Mito 50, lanciati da Ubi Pramerica Sgr il 10 aprile, hanno ottenuto 147,6 milioni (al 28 agosto). Tra gli Etf, il pioniere è Lyxor che tra marzo e maggio ha lanciato Lyxor Ftse Italia Mid Cap Pir Ucits Etf che ha registrato una raccolta di 441 milioni e Lyxor Italia Equity Pir Ucits Etf (flussi per 26 milioni).

«Il primo è investito solo in mid cap italiane e, pertanto, è stato utilizzato principalmente dai gestori di fondi Pir al fine di adempiere all’obbligo della normativa, di investire almeno il 21% del patrimonio in mid e small cap, mentre», spiega Marcello Chelli, referente di Lyxor Etf in Italia, «Lyxor Italia Equity Pir Ucits Etf è esposto per il 25% su mid cap italiane e per il 75% sul Ftse Mib e si rivolge quindi a qualsiasi soluzione, compresi i depositi titoli». (riproduzione riservata)

Doris raddoppia con la unit linked
Dopo i fondi comuni, è l’ora delle polizze vita legate ai Pir. Banca Mediolanum lancia Mediolanum Personal Pir, unit linked di Mediolanum Vita. A differenza dell’investimento diretto in fondi, oltre all’impignorabilità, insequestrabilità e possibilità di designare come beneficiari persone al di fuori dall’asse ereditario, il contenitore fiscale rappresentato dalla polizza vita permette al sottoscrittore di beneficiare di maggiore flessibilità perché si può passare da un fondo sottostante all’altro, anche prima della scadenza dei cinque anni prevista come periodo di permanenza nel Pir per godere dell’esenzione fiscale sui capital gain ottenuti, senza perdere questo incentivo. «L’investitore può quindi modificare il profilo di rischio senza dover uscire dal prodotto», spiega Massimo Doris, amministratore delegato di Banca Mediolanum . Ad oggi i fondi sottostanti che compongono il portafoglio di questa unit linked sono due e sono entrambi della casa. «I due fondi si differenziano per il profilo di rischio», afferma Doris, «uno ha maggior contenuto obbligazionario e l’altro è invece più dinamico». E presto se ne aggiungeranno altri anche di società di gestione esterne. «Arricchiremo la gamma dei sottostanti non appena le masse dei fondi a disposizione sul mercato raggiungeranno una massa critica sufficiente», dice Doris. (riproduzione riservata)

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