La rivoluzione è digitale

di Luisa Leone
Il pianeta Fintech è già in fermento per la rivoluzione tecnologica che sta per investire l’universo dei servizi finanziari. Un’onda che parte dai pagamenti ma che rischia di travolgere l’intero modo in cui finora sono stati gestiti i rapporti tra banca e cliente e che prende il nome di Payment service directive 2. Il termine per il suo recepimento è fissato al 13 gennaio del 2018 e l’Italia si sta adeguando: il decreto legislativo di adozione è stato approvato in via preliminare dal Consiglio dei ministri lo scorso 15 settembre e ora è arrivato in Parlamento per i pareri di rito. Il provvedimento prevede l’introduzione di un tetto per le commissioni sulle carte di pagamento (0,3% per quelle di credito e 0,2% per quelle di debito). Ma l’effetto più dirompente sta nei nuovi servizi che potranno essere offerti con l’entrata in vigore della nuova direttiva, forniti dai nuovi player (non necessariamente bancari) che entreranno nel mercato (vedere tabella in pagina). «Si tratta di soggetti che potranno svolgere funzioni oggi svolte dalle banche», sintetizza David Mogini, partner di Deloitte, che aggiunge: «e i requisiti richiesti per candidarsi a offrire i nuovi servizi sono davvero molto leggeri, anche dal punto di vista patrimoniale. Dovranno essere garantiti sistemi di protezione e antifrode ma le barriere all’accesso saranno molto basse». A tutto vantaggio della concorrenza «anche perché i servizi potranno essere forniti da soggetti operanti su tutto il territorio Ue, non solo in Italia».
«Potenzialmente siamo di fronte a una rivoluzione copernicana per l’universo Fintech, sarà interessante vedere come si concretizzerà l’implementazione perché ci sono elementi di sicurezza e privacy da preservare», dice a MF-Milano Finanza Paolo Galvani, co-fondatore e presidente di Moneyfarm. E anche Alberto Dalmasso, co-fondatore e amministratore delegato di Satispay, concorda sulle potenzialità delle direttiva «La normativa vigente ha finora protetto il mercato finanziario, rallentando la diffusione di nuovi servizi e impedendo al digitale e alle nuove tecnologie di esprimere a pieno il loro potenziale. L’ondata di innovazione a cui abbiamo assistito in tutti gli altri settori, basti pensare al grande successo di aziende come Spotify, Airbnb, Uber e Amazon, sta arrivando anche in questo mercato e gioverà sicuramente a tutti gli utenti finali, sia privati che esercenti». Ma per comprendere il potenziale dirompente delle novità contenute nella Psd2 bisogna calarsi nella concretezza dei nuovi servizi che potranno essere messi a disposizione dei clienti.
Grazie alla figura dei Pisp, per esempio, sarà possibile effettuare pagamenti on line o tramite app senza la necessità di appoggiarsi a una carta di credito: «si tratta di un nuovo canale, un nuovo strumento di pagamento. Un servizio che oltre alle Fintech e ai player over the top (Google, Facebook, ecc, ndr) potrebbe essere svolto per esempio dalle società telecom o dalle utility per i pagamenti delle proprie utenze. Potenzialmente si potrebbe disintermediare tutto lo schema dei pagamenti su bollettini postali», riassume Mogini.
Grazie agli Aisp invece sarà possibile avere a disposizione su un unico strumento, tipicamente una app, i dati di più conti correnti. «Questi nuovi soggetti svolgeranno un’attività di personal financial management, di gestione di liquidità da fonti diverse con un’interfaccia unica che consentirà al cliente di avere una visione più integrata delle sue disponibilità», aggiunge il partner di Deloitte. In pratica con l’entrata in vigore della Psd2 le banche avranno l’obbligo di fornire a questi nuovi player, che dovranno ovviamente essere preventivamente autorizzati dai clienti, tutti i dati relativi ai conti: i movimenti, i saldi, i finanziamenti, ecc. «La direttiva apre la strada a uno scambio di informazioni fondamentale per rendere i servizi più semplici, per far nascere nuovi attori e nuove iniziative. Come Moneyfarm abbiamo iniziato ad analizzarne le potenzialità, che potrebbero permetterci di fornire servizi più personalizzati, di maggiore qualità e con più semplicità perché, qualora volesse, il cliente non dovrebbe più immettere fisicamente i dati, che verrebbero invece girati direttamente dagli istituti di credito», sottolinea dal suo punto di vista Galvani.
«Avere accesso alle informazioni presenti nei conti correnti permetterà a noi e a tutte le altre aziende autorizzate a farlo, di offrire alle persone servizi sempre più innovativi, sicuri e su misura per le loro esigenze», gli fa eco Dalmasso. Ma non è finita qui. Grazie alla nuova direttiva europea sui pagamenti anche operatori diversi dalle banche potranno emettere carte di debito, un po’ come oggi accade per quelle di credito.
«Questo nuovo soggetto deve essere ancora ben connotato. Certamente i contenuti delle nuove carte dovranno essere particolarmente evoluti e diversi da quelli tradizionali per rivelarsi attraenti. Ad ogni modo si tratta certamente di un’opportunità per soggetti che oggi operano solo nell’on line, come per esempio Paypal o Amazon, che potrebebro così spostare la loro presenza anche sul canale fisico», aggiunge Mongini. Insomma se il mondo del Fintech è in fermento, le big company di Internet non stanno certo a guardare: «In qualche misura i più avvantaggiati dalla nuove norme, potrebbero essere proprio gli over the top. Si pensi ai social network e ai loro milioni di clienti, che potrebbero includere un’esperienza di pagamento molto semplice nel loro ecosistema».

Dalmasso non vede però rischi per le fintech dalla possibile discesa in campo dei grandi della rete: «Sono realtà di cui ogni giorno vediamo l’evoluzione e crescita, ma il loro core business non è il fintech e per operare con successo in questo segmento è necessario un focus totale. Siamo in contatto da sempre con tante big company di Internet e il rapporto è sempre di reciproco scambio e curiosità».
Per assistere al lancio dei nuovi servizi bisognerà però aspettare oltre la data del 13 gennaio 2018, perché per l’approvazione e l’entrata in vigore dei regolamenti necessari servirà più tempo, probabilmente la prima metà del 2019. Non è però il caso di stare a guardare: «A gennaio scatteranno gli ultimi 100 metri della maratona. Per allora anche in Italia l’ecosistema Fintech dovrà aver preso forma, per questo ci stiamo muovendo per provare a inserire nella prossima legge di Bilancio i primi interventi per il settore», dice a MF-Milano Finanza Sebastiano Barbanti (Pd), promotore dell’indagine sul Fintech alla Camera dei Deputati. Intanto l’appuntamento è per martedì 26 settembre all’inaugurazione del Fintech District a Milano, a è atteso anche il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. (riproduzione riservata)
Fonte: