L’Italia è il paese Ue in cui si va in pensione prima, con un’aspettativa per quanto riguarda la durata degli anni di lavoro di 31,2 anni. A livello generale, i cittadini dell’Unione europea dovranno aspettare in media 35,6 anni prima di maturare la pensione nel 2016, un dato in crescita di 0,2 anni rispetto al 2015 e di quasi due anni (1,8) rispetto al 2006. È la fotografia sulla durata della vita lavorativa nella Ue, paese per paese, realizzata da Eurostat e pubblicata ieri sul sito dell’istituto statistico continentale. L’indicatore, definito «durata della vita lavorativa» misura il numero di anni di lavoro che una persona dovrà effettuare nella sua vita per maturare l’assegno previdenziale. I parametri utilizzati per la definizione della misura sono costituiti da una combinazione tra la proporzione di lavoratori adulti attivi e la aspettativa di vita delle persone.

Nel periodo compreso tra il 2006 e il 2016, la durata di vita del lavoro è aumentata più rapidamente per le donne (33,1 anni nel 2016 rispetto ai 30,6 del 2006, +2,5 anni) rispetto agli uomini (38 anni rispetto a 36,9, +1,1). A livello generale, in tutti i paesi Ue l’aspettativa di vita lavorativa è più lunga per gli uomini che per le donne.

Il paese con la maggior aspettativa di vita lavorativa è la Svezia, con una media di 41,3 anni di lavoro, seguita da Danimarca (40,3) e Paesi Bassi (40). Il paese con la vita lavorativa più bassa dell’Unione, come detto, è proprio l’Italia (31,2), insieme a Bulgaria (31,7) e Croazia (32,1). L’aspettativa femminile negli ultimi dieci anni è cresciuta in tutti i paesi europei (esclusa la Romania). Gli incrementi maggiori per le donne si sono registrati a Malta (+5,1 anni di lavoro rispetto al 2006), in Lituania (+4,6 anni) e in Spagna (+4,4 anni). Di converso, l’aspettativa maschile è diminuita in cinque stati membri: a Cipro (-2,4 anni), in Grecia (1,4), Irlanda (1,1), Spagna (0,8) e Portogallo (0,5).
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