Donnet (Generali): ma l’Italia non deve lasciare il sentiero delle riforme

di Jole Saggese (Class Cnbc)
«Vogliamo aumentare la nostra partecipazione nelle banche italiane». È stato chiaro l’ad di Generali Philippe Donnet, intervistato a margine del Forum Ambrosetti a Cernobbio, parlando dell’impegno della compagnia assicurativa come secondo azionista, dopo lo Stato, di Monte dei Paschi di Siena. Il manager ha però anche dato una sua lettura della situazione attuale dell’economia italiana e dell’Eurozona, ritenendo positivi ma non ancora sufficienti i segnali di ripresa e lanciando un messaggio alla politica: non si abbandoni la strada delle riforme.

Domanda. Donnet, è vera ripresa o no? Lei guarda più ai dati o alle minacce?
Risposta. Vanno guardati entrambi. Ci sono segni obiettivi di ripresa, in Italia la crescita sembra più alta del previsto. Questa è una buona notizia e ci sono segnali analoghi in altri Paesi europei. Ma non basta. Questa ripresa si deve confermare e dobbiamo cercare di creare le condizioni adatte a sostenerla. È il ruolo che spetta alla politica: bisogna continuare a fare le riforme per rendere la ripresa davvero robusta.

D. Quanto può fare l’Europa per la crescita? E soprattutto quanto può fare la Francia di Macron? È davvero un europeista il neopresidente?
R. Macron è molto europeista, ma penso che un singolo Paese possa fare poco. Solo un’Europa più integrata può davvero fare quello che serve per consolidare questa ripresa. Credo che l’elezione di Macron abbia ridato una nuova spinta al progetto europeo. Le prime riforme intraprese dal neo presidente hanno, da un lato, l’obiettivo di creare condizioni che possano favorire una maggiore competizione tra le aziende, e dall’altro quello di rendere più fluido il mercato del lavoro. L’altro aspetto su cui Macron vuole concentrarsi è un drastico contenimento della spesa pubblica.

D. Chi può fare di più oggi per l’Europa, Macron o Draghi?
R. L’Europa può avere successo solo se c’è un lavoro di squadra. Ci vuole più Italia, e più Spagna. Serve una zona euro più forte. Uscire dall’euro è un’illusione, non c’è strada per l’Eurozona fuori dalla moneta unica.

D. Cosa comporterebbe un alleggerimento degli stimoli monetari per Europa?
R. Non mi sembra il momento.

D. Dopo la semestrale per Generali è cambiato qualcosa nelle strategie per il resto dell’anno? A livello di Paesi e di scelte, su cosa puntate di più?
R. Non c’è alcun cambiamento. L’ho detto chiaramente: il nostro piano industriale finisce al termine dell’anno prossimo e non c’è motivo di cambiarlo. Andiamo avanti con disciplina tecnica nell’assunzione dei rischi assicurativi, un maggiore focus sull’asset management e una grande attenzione ai costi. Noi vogliamo crescere e vogliamo farlo come gruppo internazionale, anche se con un focus europeo.

D. Pensate a ulteriori partecipazioni nelle banche italiane?
R. Sì, vogliamo aumentarle. Sappiamo di essere oggi il secondo azionista, dopo lo Stato italiano, di Mps e vogliamo giocare pienamente questo ruolo.

D. A proposito dello smantellamento della quota di Mediobanca in Generali , c’è qualche novità?
R. No. Leggo la stampa quando parla dei soci di Generali , e con molto interesse perché sono il manager del gruppo. (riproduzione riservata)
ha collaborato Andrea Boeris
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