di Anna Messia

Generali 

chiude la cessione di Bsi ai brasiliani di Btg Pactual per 1,248 miliardi di franchi svizzeri corrispondenti, al cambio di ieri, a 1,137 miliardi. Una dismissione annunciata con la firma della accordo del luglio 2014 e realizzata nell’ambito del piano strategico del gruppo guidato da Mario Greco che prevede il rafforzamento di Generali  nel core business assicurativo, incrementando al contempo la base patrimoniale.

La vendita della private bank elvetica, che gestisce 81 miliardi di franchi svizzeri, ha portato a 4 miliardi di euro le cessioni complessive annunciate da Greco al momento del suo insediamento e che ha ridotto «notevolmente le attività non assicurative di Generali », hanno osservato ieri da Trieste. Un’operazione che ha anche consentito di rafforzare l’indice di solvibilità del gruppo assicurativo, con il Solvency I ratio che è salito di 8 punti percentuali, al 164%. Mentre il pro forma internal model Economic Solvency Ratio, che è una prima stima del nuovo Solvency II che partirà a gennaio, ha raggiunto il 200%, salito anch’esso di 8 punti percentuali, entrambi calcolati al 30 giugno scorso.

Generali , però, non ha ricevuto tutto il corrispettivo della cessione in contanti. Dei 1.248 milioni di franchi svizzeri incassati, circa un miliardo di franchi sarà cash, circa 900 milioni di euro, mentre la parte restante sarà composta da strumenti azionari di Btg Pactual, quotata alla borsa di San Paolo che saranno formalmente assegnati a Trieste una volta che sarà ricevuta l’approvazione da parte della Banca Centrale del Brasile.

C’è poi da aggiungere che il prezzo finale stabilito ieri differisce di circa 210 milioni di franchi svizzeri rispetto a quanto era stato previsto dagli accordi di luglio 2014, quando il corrispettivo indicato al mercato era stato di 1,5 miliardi di franchi (di cui 1,2 miliardi cash e 300 milioni in titoli). Perché quegli stessi accordi avevano previsto che il prezzo di acquisto sarebbe stato adeguato «in base ai consueti aggiustamenti nonché in base all’eventuale onere economico di Bsi derivante dal tax amnesty programme del dipartimento di giustizia degli Stati Uniti riguardante gli istituti finanziari svizzeri». E nel marzo scorso l’accordo raggiunto con gli Usa è stato di una multa di 195 milioni, pari appunto a 211 milioni di franchi svizzeri. (riproduzione riservata)