Lunedì 30 l’assemblea che cambierà volto alla banca ligure I nuovi vertici stileranno un piano industriale e definiranno la vendita delle compagnie per rilanciare l’istituto. Prime ipotesi sul nuovo ad

 

di Andrea Montanari

 

Da un cavaliere (del lavoro) a un principe. La rivoluzione che si consumerà ufficialmente lunedì 30 settembre durante l’assemblea straordinaria dei soci della Carige porterà a quella svolta gestionale, manageriale e strutturale fortemente voluto dalla Banca d’Italia.

Giovanni Berneschi, il potente presidente lascerà l’incarico e la poltrona dopo 10 anni e quindi quell’istituto ligure che ha contribuito a trasformare da operatore locale a settimo player su scala nazionale, dopo ben 56 anni. Gli subentrerà il principe Cesare Castelbarco Albani, classe 1957, broker marittimo di professione, consigliere di Carige dal 2007 e anche di Banca Leonardo (advisor dell’istituto per la cessione delle due compagnie assicurative) e già presidente della Finanziaria Ligure per lo Sviluppo. Al suo fianco ci sarà il politico di scuola Pd, Sandro Repetto, ex presidente della Provincia di Genova. A completare il terzetto operativo sarà il confermato direttore generale, Ennio La Monica.

Toccherà a loro, con il supporto della Fondazione (47%) e del suo potente numero uno, Flavio Repetto (in carica fino al 2016, mentre il cda è decaduto lo scorso 20 settembre e in autunno sarà rinnovato), e dagli advisor a partire da Mediobanca ricostruire l’immagine della società scalfita dalle lunghe indagini degli ispettori di via Nazionale che hanno chiesto una forte discontinuità, una presidenza non operativa (Berneschi di fatto era il deus ex machina dell’istituto) e soprattutto l’arrivo di manager non liguri, né tantomeno genovesi.

E infatti l’ente guidato da Repetto ha dato mandato a un primario cacciatore di teste per trovare la figura dell’amministratore delegato che si inserirà tra presidente e dg. In pole per l’incarico, secondo quanto appreso da fonti finanziarie da MF-Milano Finanza, ci sarebbe Roberto Frigerio, banchiere classe 1954 di Sondrio, con un passato da funzionario di via Nazionale che proprio lunedì 30 dovrebbe lasciare il ruolo di vice direttore generale di Bpm (lunedì 23 settembre ha riunito i colleghi e i membri del consiglio di sorveglianza e di quello di gestione per l’aperitivo di commiato da Piazza Meda). In alternativa, come riferito venerdì 27 dal Messaggero ci sarebbe Vittorio Terzi, director della società di consulenza internazionale McKinsey. Ma il nodo ad non verrà sciolto subito anche per dare modo al nuovo consiglio di insediarsi formalmente e di prendere contatto con il lavoro quotidiano e per non sbagliare una scelta decisiva per la ripresa dell’istituto.

Meglio riflettere qualche settimana in più, piuttosto che prendere decisioni affrettate. Il nuovo staff di vertice, oltre a recepire e dare atto alle direttive ricevute dalla Vigilanza, dovrà dare esecuzione al progetto di rafforzamento patrimoniale da 800 milioni che passerà dalle dismissioni e da un eventuale ma possibile aumento di capitale per differenza. Il tutto cercando di cancellare al più presto la zavorra del passato rappresentata anche da quei crediti, pari al 17% del totale, concessi con scarsa lungimiranza a imprenditori locali quali la famiglia Orsero, Enrico Preziosi, presidente del Genoa Calcio per il quale tifa Berneschi, le Coop locali e la famiglia dell’europarlamentare Vito Bonsignore, quest’ultimi soggetti membri del patto di sindacato che raccoglie il 6% che fa riferimento allo stesso presidente di Carige in uscita. Ma sulla testa del nuovo management pende anche la spada di Damocle dell’inchiesta in Procura tuttora in corso. Oltre che le tensioni della politica locale visto che la presidenza Berneschi garantiva l’equilibrio Pd-Pdl-Curia locale.

Il nuovo corso dell’istituto comunque è già pronto a dare seguito alle richieste di Bankitalia, tanto che secondo quanto si apprende dopo gli stanziamenti già fatti si procederà a nuove svalutazioni per poco meno di 200 milioni (su un attivo però di 25 miliardi). E ovviamente si lavorerà in staff a un nuovo business plan da presentare entro l’autunno che potrebbe prevedere importanti novità. A partire dal ripensamento dell’attività e della gestione di Carige Italia, lo spin-off nel quale sono stati conferiti gli sportelli extra-Liguria. Potrebbe arrivare anche in questo caso un nuovo management. È poi ipotizzabile che possa finire sul mercato il controllo di Banca Cesare Ponti, il ramo private della Carige: ancora non vi è stata nessuna delibera del cda ma siccome l’asset è appetibile, tutto o parte del capitale potrebbe essere ceduto a un partner. Mentre è ancora incerto il destino del patrimonio immobiliare ed è in vendita la quota nell’Autostrada dei Fiori.

Ovviamente la parte del leone sul fronte delle dismissioni la faranno le due compagnie assicurative. Uscito di scena il fondo Clessidra, ora si è fatta avanti una compagnia danese: sul nome vige il massimo riserbo ma potrebbe trattarsi di B&A, Codan o Tryg. Da Centro Europa si è affacciato pure un altro soggetto interessato alle società dalle quali Carige prevede un incasso di 400-600 milioni. Visto il momento di mercato e la situazione delle due compagnie è plausibile che la vendita avvenga a un valore vicino alla parte bassa della forchetta di valore. (riproduzione riservata)