Azimut sempre più internazionale

di Cinzia Meoni

Il business nel risparmio gestito è sempre più spostato al di fuori dai confini italiani e anche europei. La cosiddetta legge delle torri, come ricorda Pietro Giuliani fondatore e numero uno di Azimut, sottolinea una volta di più questo aspetto. Basta raffrontare la localizzazione dei grattacieli nel 1980 e quella attuale per rendersi conto che il vento è cambiato. Trent’anni fa ad avere i grattaciali erano le città nord americane e canadesi, oggi sono le nuobve metropoli: Medio Oriente, Cina, Corea del Sud, Russia e Asia. «Per fare affari occorre seguire le torri – spiega Giuliani – muoversi, andare a cercare i clienti dove stanno nascendo le nuovi classi borghesi e attrarle con prodotti flessibili in grado di soddisfare le esigenze della borghesia in formazione. Non basta replicare il benchmark per raggiungere un simile obiettivo». Per questo Azimut che dopo lo sbarco in Cina, ha appena annunciato l’ingresso nel mercato turco, ha già in mente un ulteriore traguardo: quello di arrivare in America Latina. Oltre al Brasile, dove il gruppo guidato da Pietro Giuliani è arrivato per ben due volte nell’ultimo periodo a un passo dall’accordo, anche Perù, Colombia e Cile. Senza trascurare poi eventuali altre destinazioni dove dovessero crearsi occasioni interessanti. Magari Sud Africa. L’obiettivo, secondo quanto confermato dallo stesso Giuliani è quello di raggiungere complessivamente il 10% delle masse gestate fuori dall’Italia entro il 2014 quando il complessivo è atteso a quota 24 miliardi (nel primo semeste dell’anno le masse raccolte all’estero ammontavano a oltre un miliardo, pari al 5% circa delle masse complessive). Già oggi il 40% dei dipenti del gruppo (in tutto 168) lavora oltre confine. Se poi non dovesse trovarsi «nulla che valga la pena di un accordo o di un acquisto». Giuliani ribadisce la promessa «di un extra dividendo per gli azionisti, una volta superati i 200 milioni di posizione finanziaria netta». La cassa al momento ammonta a 160 milioni di euro, un dato a cui si aggiungono azioni proprie detenute dal gruppo per l’8% del capitale circa.
Nel frattempo peraltro è tutto pronto per la conquista del mercato anatolico. Mercoledì 26 settembre Azimut infatti ha annunciato la partenza operativa della joint venture con Global Yaitrim holding (gruppo quotato a Istanbul e presente anche nel mercato portuale, in quello energetico e nel real estate) per la produzione e la distribuzione di fondi comuni sul mercato turco. Ad Azimut infatti ha acquisito tramite un aumento di capital il 60% di Az Global Portfoy (la fabbrica prodotto) e il 5% di Global Menkul, la rete distributiva. «Il mercato turco – spiega Giuliani – rappresenta una opportunità molto interessante per il settore. L’industria del risparmio gestito infatti è proprio agli inizi: il 95% dei risparmi infatti è custodito in depositi bancari. Ma il Paese sta crescendo a ritmi sostenuti, la bassa inflazione e i bassi tassi di interesse dovrebbero favorire lo sviluppo dell’industria del gestito e nuove esigenze anche da parte degli investitori stanno venendo alla luce». Un dato in merito: nel Paese il risparmio gestito tocca i 28,2 miliardi di dollari, poco più della raccolta complessiva del gruppo italiano. Il modello che Azimut proporrà a Istanbul replica quello che ha determinate il successo del gruppo: investire per costruire un centro di produzione locale con un focus sugli obiettivi degli investitori turchi (estinzione mutuo, educazione figli, vacanze e pensione), sviluppare un modello di consulenza finanziaria indipendente e integrare gestione e distribuzione. Az Global partirà con tre famiglie di podotti: Target (fondi che ricercano ritorni pari a un obiettivo esplicito su un orizzonte temporale definite), Formula (ritroni assoluti attraverso flondi flessibili azionari) e Trend (ritorni assoluti dalla diversificazione tra diverse asset class). Nel medio termine è previsto l’accesso alla piattarforma dei prodotti Azimut. La squadra, composta da sette esperti, sarà guidata da Giorgio Medda.