Una voragine Italia da 17 miliardi

L’Italia del gestito? Forse è destinata a scomparire. Almeno a giudicare dai dati diffusi venerdì 23 settembre da Assogestioni, l’associazione delle Sgr presieduta da Domenico Siniscalco. La «drammatica» sentenza non è legata tanto al dato complessivo di raccolta netta, che vede il sistema fondi perdere ad agosto 2,16 miliardi di euro (-1,8 miliardi se si considera anche l’apporto dei fondi chiusi e delle gestioni collettive), quanto piuttosto al bilancio dei prodotti di diritto italiano, che hanno visto (ancora una volta) i riscatti superare le nuove sottoscrizioni per 1,65 miliardi. E se si estende l’orizzonte temporale a tutto il 2011, il bilancio è ancora più sconfortante, con i fondi di casa nostra che hanno bruciato negli ultimi otto mesi la bellezza di 17,6 miliardi. «La correzione, in termini di raccolta, è in atto ormai da diversi mesi – spiega a B&F Franco Bernini, responsabile dell’ufficio studi di Copernico Sim – Ed è sicuramente figlia dell’andamento negativo dei mercati, ma non solo. Dietro ci potrebbero essere anche altre logiche. Se da un lato è vero che contano molto le scelte del cliente, infatti, dall’altro è pur vero che contano ancora di più le proposte dal lato della domanda». E negli ultimi anni, c’è stata (e c’è ancora) una forte pressione da parte degli istituti di credito nel far uscire i propri clienti dal mondo dei fondi, a tutto vantaggio delle obbligazioni bancarie. Il tutto, per fare cassa, ovvero per raccogliere quanta più liquidità possibile. Basti pensare che, secondo la fotografia scattata dall’Abi, la raccolta degli istituti di credito sulle obbligazioni bancarie è cresciuta del 4,48% ad agosto e del 4,74% a luglio.«Il punto è proprio questo – continua Bernini – Dove vanno a finire tutti questi deflussi? Oltre alle obbligazioni bancarie, i risparmiatori stanno guardando con molto interesse anche le offerte dei conti deposito. La concorrenza è diventata fortissima. E nei momenti di crisi, come quello attuale, lo è ancora di più». Tanto più considerando che, a partire dall’1 gennaio 2012, la tassazione sui conti deposito verrà ridotta dall’attuale 27% al 20 per cento. E non è un caso che i player attivi nel mondo dell’asset management abbiano cominciato a diversificare la propria offerta. Come Banca Generali (vedere box a pag. 26) che lancerà a breve Bg Ghampion, un conto deposito con rendimento lordo annuo al 4 per cento. Insomma, il gestito, ma solo quello italiano, è sempre più in crisi. E non sembrano esserci vie di uscita. La speranza è che i potenziali incentivi fiscali derivanti dalla manovra di agosto (la tassazione sui capital gain dovrebbe rimanere stabile al 12,50% per i piani di investimento a lungo termine appositamente costituiti) possano in qualche modo risollevare le sorti dell’industria. Intanto, il bilancio rimane molto amaro, con tutte le categorie di fondi che ad agosto sono state letteralmente sommerse dai riscatti. A partire dai prodotti di diritto azionario, che nell’ultimo mese hanno bruciato poco più di 1 miliardo, seguiti dagli obbligazionari (-734 milioni) e dai flessibili (-442 milioni). Si sono salvati soltanto i fondi monetari (+510 milioni), a testimonianza della forte avversione al rischio da parte dei risparmiatori.